“On The Road”: un film deludente e inutile

Sam Riley, nella locandina del film (foto via:altfg.com)

Pochi giorni fa abbiamo analizzato e recensito On The Road, il romanzo capolavoro di Jack Kerouac. Il motivo era l’imminente uscita nelle sale italiane della trasposizione cinematografica, per la regia di Walter Salles (divenuto celebre per I Diari della Motocicletta). Questo adattamento cinematografico ha profondamente deluso le aspettative, travisando e distorcendo il significato di un libro che ha cambiato la storia della letteratura americana, influenzando decine e decine di scrittori.

Il film ha purtroppo dipinto i beat come una banda di pervertiti drogati e debosciati: i beat erano anche questo, ma assolutamente non solo. Le droghe erano per loro un modo di sperimentare nuove forme narrative e viaggiare all’interno della coscienza: nel film i protagonisti passano metà del tempo fumando mostruosi quantitativi di marijuana, drogandosi senza motivo ne logica, come se non ci fosse un domani.

Nel romanzo i personaggi (tutti realmente esistiti) possiedono delle personalità imponenti e carismatiche, piene di vita e di passione, in perenne ricerca del vero significato della vita, in un costante viaggio interiore. Nel lungometraggio, i protagonisti vengono superficializzati e ridotti al rango di stupidi nullafacenti desiderosi solo di baldoria: tutta la filosofia e la morale alla base della beat generation viene banalizzata. Numerosissime invece le scene di sesso, molto inferiori di numero e appena accennate nel romanzo.

Carlo Marx, alias Allen Ginsberg è stato uno dei massimi poeti del ‘900 americano: uno scrittore in grado di scrivere pagine di poesia immortale, e una personalità istrionica e trascinante capace di smuovere le masse. Nel film Ginsberg viene dipinto come un frivolo e a tratti irritante ventunenne innamorato come una stupida ragazzina del belloccio Dean. Un lontanissimo parente del vero Ginsberg. Il protagonista Jack Kerouac (Sal Paradise), interpretato dal bravo, ma qui sprecato, Sam Riley, ha perso tutto il fascino e la profonda capacità riflessiva dello scrittore realmente esistito, finendo per risultare la moscia spalla (o il galoppino) di Dean Moriarty (un Garrett Hedlund perennemente sopra le righe), debosciato pervertito il cui unico scopo è quello di godersi la vita, drogarsi e fare sesso. Moriarty è anche questo: una personalità inarrestabile, piena di vita e mossa da un’energia disumana e dall’umore altalenante. Purtroppo però Neal Cassady (questo il vero nome di Dean) aveva anche una notevole profondità interiore, che nel romanzo viene ben espressa nelle numerose chiacchierate con Kerouac, dove vengono enunciate autentiche perle di vita. Il film evidenzia quindi solo i lati più trasgressivi ed arroganti della personalità di Moriarty, tralasciando tutto il resto. La protagonista femminile Mary Lou, interpretata da una bravina ma nulla più Kristen Stewart, risulta essere una mezza prostituta drogata dalla psicologia superficiale e a tratti irritante. Rimangono quindi gli altri attori che compongono il cast: da Viggo Mortensen e Kirsten Dunst, marginali e sottotono, a uno Steve Buscemi che appare in un agghiacciante (e inventato) cameo. Un cast di tutto rispetto, assolutamente sprecato, formato da attori il cui talento rimane inespresso per tutta la durata della pellicola.

Sam Riley e Garrett Hedlund

Ma le delusioni non si fermano qui. Alcune tra le parti più affascinanti del libro riguardano i viaggi solitari di Kerouac in autostop e le magistrali descrizioni dello scrittore dei dialoghi con i numerosi autisti che nel corso della storia gli offrono un passaggio: ne esce un meraviglioso ritratto dell’America di fine anni ’40, nel quale predominano i sentimenti di fratellanza e aiuto reciproco. Il film tralascia tutto questo, così come scarse e di poco fascino sono le scene paesaggistiche, abbondanti invece nel romanzo, nel quale Kerouac raggiunge vette altissime in termine di potenza evocativa e descrittiva.

Citavamo tra le problematiche maggiori della trasposizione cinematografica quella della lunghezza del libro: la sceneggiatura ha dovuto, come previsto, operare alcuni tagli. Il risultato è stato una perdita notevole di fluidità della trama e una marcata superficialità dei dialoghi.

Chi non ha letto il libro faticherà a trovare il significato di un lungometraggio di quasi due ore e mezza che si snoda stancamente fino alla fine, lento e sconclusionato. On The Road è un romanzo che lascia il lettore pieno di emozioni, dolcemente affascinato dalla trama e impaziente di intraprendere lunghi viaggi, zaino in spalla. Il film invece lascia solo l’amaro in bocca al pensiero dei soldi spesi per il biglietto.

Se amate Kerouac non andate al cinema a vedere questo sciatto On The Road, che il buon Fantozzi descriverebbe come “una cagata pazzesca”. Se invece non avete letto il libro ma siete ugualmente curiosi, il consiglio è quello di scegliere qualche altra pellicola, cercando di spendere al meglio i soldi del biglietto.

Alberto Staiz

Foto homepage: hollywoodreporter.com

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