Omicidio ucraino. Solidarietà all’assassino su Facebook

Il lato oscuro della rete si manifesta anche quando un social network lascia spazio alla solidarietà per un assassino. A farne le spese è la memoria dell’ucraino Anatolij Karol

Messaggi di solidarietà e vicinanza sulla pagina dell'assassino (Facebook)

Messaggi di solidarietà e vicinanza sulla pagina dell’assassino (Facebook)

È noto a tutti, purtroppo, ciò che è accaduto ad Anatolij Karol, l’eroico ucraino di 38 anni rimasto ucciso nel tentativo di sedare una rapina in un supermercato di Castello di Cisterna, in provincia di Napoli, lo scorso 29 agosto. Dopo le indagini delle autorità competenti, sono venuti fuori i nomi dei due rapinatori – uno di 20 l’altro di 32 anni – vale a dire, rispettivamente, Gianluca Ianuale e Marco Di Lorenzo. Malgrado i due abbiamo cognomi diversi, sono figli della stessa persona, ovvero il pluripregiudicato Ianuale, considerato il boss del posto.

LA CONFESSIONE – Stando alle dichiarazioni del Procuratore della Repubblica di Nola (Napoli) Paolo Mancuso, tra i due è stato Gianluca Ianuale ad esplodere i colpi mortali che hanno ucciso l’ucraino Anatolij Karol. È di poche ore fa, invece, la notizia che vede entrambi i rapinatori confessare il proprio reato. «Siamo stati noi ad aver ucciso Anatolij Karol nel supermercato di Castello di Cisterna», hanno ammesso i due. La confessione arriva dopo ore di interrogatorio oltre le quali i due malviventi non hanno retto più. «Siamo poveri», hanno detto agli inquirenti, «i nostri mobili a casa sono vuoti come quelli esposti in un mobilificio».

Messaggi di solidarietà e vicinanza sulla pagina dell'assassino (Facebook)

Messaggi di solidarietà e vicinanza sulla pagina dell’assassino (Facebook)

SOCIAL TERROR – Al di là di tutto – ovvero prendendo atto della confessione e della giustificazione che ad essa ha fatto seguito – la cosa che fa più orrore – forse anche più dell’omicidio assolutamente gratuito, ma non sbilanciamoci eccessivamente – è il vedere il più noto social network mondiale diventare una vera e propria cassetta di elemosina per incoraggiamenti e dimostrazioni di vicinanza da parte di un numero consistente di persone. Il tutto a discapito di qualsiasi forma di rispetto vero l’innocente ucraino rimasto ucciso. La pagina in questione è quella di uno dei due rapinatori assassini, Gianluca Ianuale, e basta dare una veloce occhiata per rendersi conto di cosa vuol dire non vivere in certi luoghi – no, quello no – ma crescere con una determinata mentalità. Non accusiamo di niente nessuno, ci rendiamo semplicemente conto di un dato di fatto: qualunque giustificazione è buona per difendere a spada tratta una realtà dalla quale certi individui non vogliono uscire (Pasolini docet).

IL BACIO ALL’ASSASSINO – Scorrendo la pagina Facebook di Ianuale, quasi come in presenza di una condivisione di qualcosa di abominevole e disumano ma, per molti (troppi) evidentemente facente parte quasi di una strana prassi quotidiana, si leggono messaggi di solidarietà come «Tieni duro vita mij», «Fratm tieni duro ca sì nu lion» (traduzione: fratello mio tieni duro, sei un leone), «Semp ‘o gemellin mj preferit» (traduzione: per sempre il mio gemellino preferito), «sì ‘o cumpariell miiii e mai nessuno ti fermerà, ti voglio bene» o emoticon di baci mandati e cuori spezzati. Una nota lievemente meno grave (per modo di dire) proviene dall’accorgersi della presenza anche di messaggi – tanto per dire – “consapevoli” come «Perché spingerti a tanto, frà? Che te mancav?» seguiti, però, nella stessa frase, dalla rinnovata solidarietà insita in «Mo tutt ‘e cumpagne stann mal pe sta notizia. T’aspettamm tutt quant».

Messaggi di solidarietà e vicinanza sulla pagina dell'assassino (Facebook)

Messaggi di solidarietà e vicinanza sulla pagina dell’assassino (Facebook)

TALE SOCIAL TALE VITA – Visto che ormai è Facebook la vetrina principale del mondo reale, ciò che fa rabbrividire è la totale assenza di un messaggio di ferma condanna priva di fratellanza. Non che una persona debba essere ripudiata a vita per un’azione – premeditata o involontaria che sia – ma perché esprimere una così forte e vasta solidarietà nei confronti di un individuo che – fino a prova contraria e oltre ogni ragione, volontaria o fortuita che sia – stava compiendo un reato e ha finito per uccidere come un cane un uomo davanti alla sua bambina?

Foto: Facebook

Redazione

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