Omicidio Rea, per Parolisi chiesta la condanna all’ergastolo

Salvatore Parolisi

Salvatore Parolisi rischia la condanna al carcere a vita

Teramo – La sentenza di primo grado arriverà il prossimo venerdì, fra soli sei giorni, e se il tribunale deciderà di confermare le richieste dei pubblici ministeri Aloisi e Rosati, per Salvatore Parolisi le porte del carcere si apriranno una volta soltanto: per entrare a scontare l’ergastolo. La pena detentiva a vita, infatti, sarebbe frutto non solo della condanna per omicidio, ma di numerose aggravanti, tra le quali la ferocia nella commissione del delitto (la vittima, Melania Rea, fu uccisa con 35 coltellate), l’occultamento del cadavere e le numerosissime dichiarazioni mendaci fatte dall’indagato in fase di indagini.

Oltre alla pena detentiva, inoltre, la pubblica accusa ha chiesto che l’ex caporale dell’Esercito, sul quale per un tempo si erano prodotte anche accuse di nonnismo da parte di alcuni soldati (prevalentemente donne), venga obbligato a pagare alla famiglia della moglie uccisa un mega-risarcimento di 5 milioni di euro, i quali serviranno, inoltre, alla cura e al mantenimento della figlia, affidata ai nonni materni.

Per i difensori del Parolisi, tuttavia, il loro assistito è innocente: nel corso delle fasi del dibattimento di ieri, infatti, dopo la lunga requisitoria portata avanti dai legali della famiglia Rea e dalla pubblica accusa, i difensori dell’indagato per omicidio hanno attaccato l’intera gestione delle indagini, considerate inappropriate ed erronee, e per questo motivo scagionerebbero Parolisi che, sebbene innocente, è stato definito «turbato» dalla richiesta che i pm hanno fatto di condannarlo al carcere a vita.

D’altro canto, il padre della donna uccisa, Gennaro Rea, ha rilasciato spontanee dichiarazioni sul comportamento del genero, che è stato definito come uno «sbruffone» e che, nonostante la gravità delle accuse ad egli formulate, e il presumibile dolore per la perdita della propria sposa (benché le varie intercettazioni telefoniche che parlano di numerosi flirt extra-coniugali lascino presagire una ben diversa gamma di emozioni umane), «ridacchiava mentre il pm parlava dei soldi del risarcimento».

Fra sei giorni, dunque, dopo le ultime arringhe degli avvocati, la giudice Marina Tommolini sarà chiamata a giudicare sull’esito del rito abbreviato: con questa formula giudiziaria, tuttavia, appare assai più probabile che la pena, dall’ergastolo richiesto dalla pubblica accusa, sarà ridotta a 30 anni, il massimo previsto prima dell’ergastolo.

Stefano Maria Meconi

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