Oltre la notizia: che cosa succede dopo la prima pagina

Intervento del 118 a Sant'Antioco: per il piccolo Mirko è stato inutile

Settimana segnata da una serie di episodi di cronaca nera che hanno occupato il primo piano a partire dalla tragedia del piccolo Mirko, il bimbo di due anni morto in Sardegna pochi giorni fa: la madre, ferita, era stata ricoverata in ospedale mentre il compagno di lei, primo ‘sospettato’, era stato rinvenuto cadavere (si è impiccato) poche ore dopo l’accaduto. L’autopsia sul corpicino del bimbo ha confermato che è stato ucciso, soffocato probabilmente con un cuscino. Secondo Roberto Demontis, il medico legale che ha eseguito gli esami durati circa tre ore, l’ipotesi del soffocamento è emersa con chiarezza anche se per averne la conferma definitiva sono stati disposti ulteriori accertamenti sui tessuti dei polmoni. Fino a ieri sera il procuratore capo della Repubblica di Cagliari, Mauro Mura, non ha confermato alcuna ipotesi su un presunto omicidio anche se qualcuno un colpevole è sicuro di averlo già trovato.

Mauro Mocci, il padre biologico di Mirko, ha rilasciato infatti alcune dichiarazioni al Tgcom 24 in cui punta il dito contro Igor Garau, il nuovo compagno della madre del piccolo, impiccatosi ad un albero di fico il giorno stesso della tragedia: «Ha fatto bene a uccidersi, se no l’avrei ammazzato io». Mocci sembra quindi sicuro della colpevolezza e avrebbe anche individuato i motivi della violenza di Garau finita in tragedia: «Daniela voleva lasciarlo e Igor non ci stava, ha soffocato mio figlio col cuscino e poi l’ha presa a martellate». Che una lite tra la mamma di Mirko e il compagno ci sia stata pare certo anche in base alle testimonianze dei vicini di casa: proprio a seguito di questa la donna è rimasta ferita e si è reso necessario il ricovero. Ad oggi le sue condizioni fisiche sono migliorate e da quanto si è appreso resterà sotto osservazione per qualche giorno nel reparto di Psichiatria dell’ospedale Sirai di Carbonia. I medici dicono che la donna sta iniziando a elaborare la notizia della morte del figlio, mentre forse è in attesa di un secondo: la notizia non è confermata, ma sembra che lo scorso dicembre avesse scritto sul suo profilo Facebook di essere incinta di una bambina.

Altro delitto è quello che si è consumato a Perugia, dove durante una rapina in villa è stato ucciso il 39enne impiegato di banca Luca Rosi. Due cittadini rumeni – sospettati – sono stati fermati ieri a Gorizia, al confine tra Italia e Slovenia, mentre su un furgone insiem ad altre persone ignare di tutto stavano tentando di lasciare il Paese: si tratta di Iulian Ghiorghita, 31 anni e presunto autore della violenza sessuale consumata durante la rapina, e Rosu Aurel, 20 anni. Entrambi sono domiciliati a Vercelli e risultano incensurati in Italia: trasferiti al carcere di Capanne, a Perugia,  i due giovani verranno ascoltati entro cinque giorni dal gip e le accuse che pesano su di loro sono di rapina aggravata a mano armata, sequestro di persona, violenza sessuale, omicidio aggravato e porto abusivo di armi da fuoco. Mentre gli invesigatore cercano ancora un ulteriore complice, in carcere si trova già il basista della banda, Catalin Simonescu, fermato e arrestato 72 ore fa. A carico del gruppo di rumeni ci sono elementi probanti che, secondo il colonnello di Perugia Angelo Cuneo, sono «gravissimi e inconfutabili», tra questi alcune intercettazioni telefoniche, il dna rinvenuto a seguito dello stupro e la compatibilità delle armi utilizzate anche in altre rapine, oltre alla cruciale testimonianza di una donna romena presso cui i rapinatori hanno trovato rifugio dopo l’omicidio di Rosi.

«Gli assassini di mio figlio sono bestie e andrebbero assicurati alla giustizia in posti adatti alle bestie e non alle persone». Con queste dure parole Bruno Rosi ha commentato la notizia dell’arresto, aggiungendo tuttavia con amarezza «La notizia non ci rende soddisfatti perchè il dolore ha il sopravvento su tutto. Però almeno non faranno altro male».  La famiglia Rosi ha poi voluto ringraziare le forze dell’ordine: «Sono stati efficaci».

Il bus su cui viaggiavano i bimbi

Vittime innocenti anche quelle che martedì scorso sono state coinvolte in un incidente stradale in Svizzera: stiamo patrlando dei bimbi di nazionalità belga che, al ritorno da una gita, hanno perso la vita nello scontro del pullman su cui viaggiavano contro il muro della galleria di Sierre. Alcuni dei bimbi sopravvissuti versano ancora in gravi condizioni, anche se già ieri era giunta la buona notizia di una bambina uscita dal coma artificiale. Oggi è previsto in rientro in Belgio di un’altra bimba rimasta ferita le cui condizioni permettono un viaggio di trasferimento verso l’ospedale universitario di Lovanio: per altri tre piccoli, come lei ricoverati a Losanna, la criticità della cartella clinica non consente invece ai medici di autorizzare il rimpatrio. La paziente che oggi rientrerà ‘a casa’ viaggerà con un’aereo-ambulanza fino a Lovanio, dove in ospedale ci sono altri 14 dei bambini coinvolti nell’incidente.

Le autorità elvetiche hanno intanto reso noto che, completati tutti gli accertamenti sull’identità delle vittime, tra i 28 morti complessivi 23 erano di nazionalità belga e 5 olandese. I funerali in Belgio sono stati fissati per il 22 marzo.

Laura Dabbene

 

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