Oltre la notizia: che cosa succede dopo la Prima Pagina?

Immagini delle proteste in Egitto

Egitto ancora travolto da ondate di proteste  dopo gli scontri tra tifosi nello stadio di Port Said. Giovedì centinaia di manifestanti sono scesi in piazza nella capitale e poi nella notte duri scontri con le forze di polizia sono avvenuti a Suez: morte due persone tra i manifestanti che, stando alle testimonianze, hanno cercato di sfondare i cordoni delle forze dell’ordine. Piuttosto contraddittorie, ancora fino a ieri sera, le certezze sulle vittime: al Cairo si contano – a seconda che si assumano i dati dalle fonti ospedaliere o del ministero della Sanità – una o due vittime asfissiate dai gas lacrimogeni lanciati dai poliziotti; un altro uomo è morto per colpi d’arma da fuoco (lo scultore Ali Hassan Ali Makhlouf) e sembra che anche  un soldato sia deceduto dopo assere stato schiacciato tra un blindato e un’automobile. Il bilancio dei feriti è invece di quasi 1.700, ricoverati negli ospedali da campo allestiti nell’adiacente piazza Tahrir oppure trasferiti in altre strutture sanitarie ; tra i soldati i feriti sono 16, tutti raggiunti da colpi d’arma da fuoco secondo note ufficiali diffuse dal ministero dell’Interno, note che non precisano però chi sia stato a sparare contro di loro.

Nella giornata di ieri ancora manifestazioni di dissenso nella capitale, una indetta contro il Supremo Consiglio delle Forze Armate e l’altra concentrata nella zona in cui si trovano il ministero degli Interni e l’agenzia per la riscossione delle tasse sugli immobili: lanci di sassi e bombe molotov, con un incendio sviluppatosi in un palazzo governativo. Tensioni anche ad Alessandria, dove è stata circondata la sede centrale del dipartimento della Sicurezza.: circa 10.000 persone hanno bloccato tutte le strade adiacenti che consentono di raggiungerlo. Sul posto non sono presenti – secondo testimoni – né agenti di polizia né reparti di militari, ma si teme che il loro eventuale arrivo possa provocare scontri.

Fresca fresca, e fresche anche le reazioni polemiche, la notizia sulla sentenza della Corte di Cassazione secondo cui, per il reato di stupro di gruppo  non sarebbe obbligatorio il carcere. Davanti alle critiche la Cassazione ha diffuso una nota precisando che la decisione è stata sèguito naturale di una «interpretazione doverosa» di una precedente sentenza, la n. 265 del 2010 della Corte Costituzionale. L’alternativa sarebbe stata – si legge nel comunicato – sollevare una questione di incostituzionalità, cioè «investire la Corte Costituzione», decisione che avrebbe avuto come conseguenza verosimile la scarcerazione degli indagati per scadenza dei termini di custodia cautelare. Continua e chiarisce la nota: «La sentenza della Corte di Cassazione, n. 4377/12 della Terza Sezione penale, non ha determinato conseguenze immediate sullo stato detentivo degli imputati, i quali restano in carcere finchè non si sarà concluso il giudizio di rinvio davanti al Tribunale del riesame di Roma. Questo potrebbe anche confermare la precedente valutazione di necessità della misura carceraria».  La Corte di Cassazione ha giustificato inoltre la propria decisione a fronte di dati di fatto come l’insufficenza di prove di colpevolezza e la mancanza di elementi sulla comprovata violenza sessuale.

Anoressia: malattia del fisico e della mente

Dal dramma femminile della violenza sessuale ad un’altra tragedia che, se pur non eslcusiva delle donne, miete vittime soprattutto tra le ragazze: l’anoressia. Se ne è trattato spesso sulle pagine di WakeUpNews, in diverse accezioni, e la malattia è tornata in prima pagina proprio in questi giorni dopo la denuncia della ballerina di danza classica Maria Francesca Garritano. In un libro  – La verità, vi prego, sulla danza -  e in un’intervista al quotidiano britannico «Observer», Marygarret (questo il suo nome d’arte) aveva strappato il velo sul grave e diffuso problema dell’anoressia tra le danzatrici del Teatro Alla Scala di Milano: per tutta risposta il teatro milanese l’ha licenziata con l’accusa di diffamazione e di aver arrecato gravi danni alla reputazione dell’istituzione culturale, sostendendo che la danzatrice ha descritto una situazione non corrispondente alla realtà. Eppure la Garritano è parsa molto convincente nel raccontare di ballerine che competono non soltanto per conquistare il palco, ma anche una figura sempre più esile. «Sette ballerine su dieci – ha detto – non hanno più il ciclo mestruale a causa delle diete ferree che si autoimpongono. Io stessa a volte mangiavo una mela e uno yogurt al giorno. E’ successo che alcune ragazze siano state portate in ospedale per essere alimentate con i tubi».

Laura Dabbene

foto www.wakeupnews.eu

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