Oltre la notizia: che cosa succede dopo la Prima Pagina?

Uno spinello

Addio coffee shop! Anche se non per tutti, i locali olandesi simbolo per i giovani europei – italiani in testa – di libertà (pur controllata) nel consumo di droghe leggere hanno i giorni contati. Amsterdam in paticolare, la notte del prossimo 31 dicembre, si prepara ad accogliere tutti coloro che – non olandesi – vorranno fumare l’ultimo spinello e salutare un’era.  Con il gennaio 2012 entra in vigore la nuova legge e la tradizonale beedoogbeleid (politica della tolleranza) delle istituzioni governative arancioni farà una sorta di passo indietro non consentendo più ai turisti di ‘utilizzare’ questi locali con l’unico scopo di ‘sballarsi’. I circa 220 coffee shop in cui è autorizzata la vendita di cannabis saranno convertiti in club privati e  per fumare sarà obbligatorio esserne soci: ma l’ostacolo maggiore sarà ottenere la tessera, rilasciata esclusivamente a coloro che dimostrino di risiedere legalmente in Olanda. Tra i motivi della ‘stretta’ vi è la volontà di abolire quel  turismo dello spinello che porta nella capitale olandese ogni anno milioni di ragazzi, ma per l’ultima notte di ‘libertà’ nulla potrà fare il governo centrale: pare che i titolari dei coffee shop stiano ricevendo telefonate con richieste di informazioni e addirittura prenotazioni a non finire e c’è da credere che lo scoccarre della mezzanotte possa creare qualche momento di confusione. Ci sarà una certa tolleranza dopo le 0o:oo, considerato che si tratta della notte di capodanno, oppure no?

Il mestiere di giornalista e i rischi cui questi professionisti sono esposti quando si confrontano con particolari governi (repressivi) o temi (guerra, criminalità, etc) sono noti, anche se troppo spesso se ne tratta solo in casi eclatanti e quando sopraggiunge il peggio: la morte. Si è diffusa ieri la notizia dell’uccisione in Daghestan – una repubblica autonoma che fa parte della Federazione russa – di  Khadzhimurad Kamalov, fondatore della testata «Chernovik». L’uomo è stato realmente giustiziato, colpito da colpi di arma da fuoco nel momento in cui usciva dalla sede dell’editore del suo giornale, un quotidiano inviso al governo perchè più volte autore di inchieste sui fenomeni di corruzione delle istituzioni e dei politici locali.  I comunicati ufficiali del ministero dell’interno della repubblica caucasica, in base alle fonti della polizia, hanno parlato di ben otto uomini a volto coperto come autori della barbara ‘esecuzione’ nei confronti di un giornalista che, come unica ‘colpa’, aveva quella di aver denunciato le violenze e gli abusi di potere da parte delle forze dell’ordine inviate dal governo in Cecenia per la repressione dell’insurrezione islamica. Dopo il caso conosciuto da tutti di Anna Politkovskaja e quello di Natalia Estemirova, entrambe della «Novaja Gazeta», l’assassinio di Kamalov si aggiunge al triste elenco nero dei giornalisti e reporter caduti sul lavoro in circostanze poco equivocabili: solo in Russia sarebbero più di 70, dal 1992 ad oggi. 

L'edificio in cui si trova l'appartamento di Claudio Scajola

Un nuovo passo avanti nell’inchiesta della procura di Roma sul caso scandalo della casa di Claudio Scajola a due passi dal Colosseo, acquistata – e  soprattutto pagata – con denaro di dubbia provenineza. La Procura della capitale ha citato a giudizio l’ex ministro proprio in relazione alla vicenda dell’abitazione di via del Fagutale; sono stati il procuratore aggiunto Alberto Caperna, insieme ai Pubblici ministeri Roberto Felici e Ilaria Calò, a chiedere il processo che si svolgerà davanti al tribunale monocratico. Insieme a Scajola è stato citato a giudizio anche l’imprenditore Diego Anemone, altra figura coinvolta nel caso e da cui, pare, provengano le somme legate all’acquisto dell’abitazione: l’accusa che pende su Anemone, come sull’architetto Angelo Zampolini che avrebbe fatto da tramite con l’ex ministro,  è di finanziamento illecito. Secondo gli inquirenti l’imprenditore avrebbe pagato, tramite Zampolini, gran parte dell’importo versato da Scajola nell’estate 2004 per comprare l’immobile – pari a circa 1,1 milioni di euro su 1,7 milioni  – e sempre a sue spese avrebbe poi fatto realizzare lavori di ristrutturazione per un valore di 100.000 euro.  La data del dibattimento in tribunale potrebbe essere la prossima primavera.

Laura Dabbene

foto www.wakeupnews.eu

 

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