Oltre la Notizia: che cosa succede dopo la Prima Pagina?

Emma Marcegaglia e Luca Cordero di Montezemolo
Emma Marcegaglia e Luca Cordero di Montezemolo
«Fiat fuori da Confindustria dal 1° gennaio 2012». A questo annuncio di Sergio Marchionne, in una lettera alla Marcegaglia, la presidente dell’Unione degli industriali ha risposto esprimendo disappunto per le motivazioni addotte e in una contro lettera ha scritto: «Non vi è alcuna oggettiva convenienza a lasciare l’associazione. Stare dentro non significa perdere le opportunità dell’articolo 8». Ha ribadito poi l’imprenditrice il valore di Confindustria come «strumento essenziale per dar forza alle imprese ed alla stessa democrazia italiana» e la necessità di «essere più che mai forti ed uniti per affrontare una grave crisi internazionale e per aiutare il nostro Paese ad uscirne a testa alta».
Coesione come obbligo per le forze economiche anche secondo il presidente di ItaliaFutura, Luca Cordero di Montezemolo («ognuno di noi deve contribuire avendo chiare le proprie responsabilità e mantenendo comportamenti e toni appropriati, al ruolo di classe dirigente») secondo cui nessuna categoria sociale può tirarsi fuori nell’affrontare il difficile momento. La sola priorità deve essere, «salvare l’Italia dal rischio default» e quindi «Pretese di autosufficienza, narcisismi personali e partite di potere non ci interessano anzi, ci hanno profondamente stancato». Sullo specifico caso Fiat ha aggiunto «La rottura con Confindustria non può che addolorarmi moltissimo, professionalmente e personalmente».

Nel suo discorso Montezemolo, in Puglia, ha poi ricordato la tragedia di Barletta. Si sono celebrate l’altro giorno le esequie delle vittime del crollo della palazzina nel centro della città pugliese e durante la funzione, dietro l’altare, è comparso uno striscione: «E ora vogliamo la verità». Barletta ha pianto le sue vittime (la 14enne Maria Cinquepalmi e le operaie Tina Ceci, di 37 anni, Antonella Zaza, di 36, Matilde Doronzo, di 32 e Giovanna Sardaro, di 30), affollando la chiesa e la piazza dove qualcuno non ha mancato di esprimere disappunto verso le autorità presenti, il ministro per la Pari opportunità Mara Carfagna e il presidente della Regione Nichi Vendola, gridando «Assassini».  Qualcuno ha anche chiesto le dimissioni del sindaco, Nicola Maffei.

Vicino alla popolazione attraverso un messaggio il capo di Stato, Giorgio Napolitano, solidale verso tutti i meridionali che «a volte lavorano in condizioni bestiali», simili o vicine a quelle delle quattro operaie tessili travolte dalle macerie del laboratorio barlettano. La piaga dello sfruttamento e del lavoro nero hanno ricordato anche i leader di Cgil e Cisl, Susanna Camusso e Raffaele Bonanni, giunti a Barletta per i funerali. Intanto la Procura della Repubblica di Trani ha aperto un fascicolo per disastro colposo e omicidio colposo plurimo, iscrivendo nel registro degli indagati nove persone, quasi tutti tecnici comunali e dell’impresa edile che aveva eseguito nella zona dei lavori, cui si aggiunge il titolare del laboratorio di confezioni, Savio Cinquepalmi, che nel crollo ha perso la figlia Maria. Si tenta di fa luce sull’ennesima tragedia annunciata, considerati i ripetuti appelli dei residenti che negli ultimi tempi erano preoccupati della tenuta statica del palazzo.

Anna Politkovskaja

La ricerca della verità è ciò che ci si aspetta ed augura, ma sono troppi i casi in cui sembra non venire mai a galla. Così per l’omicidio della giornalista russa Anna Politkovskaja, di cui ricorre oggi il quinto anniversario. Ancora non sono stati individuati né il mandante né il movente, entrambi da legarsi all’attività della donna come giornalista della «Novaia Gazeta» e ai suoi articoli di denuncia verso diversi mali della politica russa (il governo Putin, gli abusi di Kadyrov, le violenze delle guerre russo-cecene, la corruzione). Negli ultimi mesi gli investigatori hanno formalizzato le accuse di concorso nell’omicidio colposo su commissione contro l’ex tenente colonnello Dmitri Pavliucenkov, e grazie ad una ricostruzione della catena degli eventi si è risaliti allo zio del presunto sicario, Lom-Ali Gaitukaiev, prima interrogato come semplice teste e poi condotto a Mosca per essere probabilmente inserito nella lista degli indagati: il cinquantenne  era verosimilmente a capo di una banda cecena specializzata in estorsioni, sequestri di persona, traffico di armi e droga e delitti su commissione.

Di Pavliucenkov, allora responsabile della sezione pedinamenti della polizia moscovita, si sa che avrebbe fatto parte di un gruppo criminale insieme a Serghiei Khadzhikurbanov, dirigente di polizia, e ai tre fratelli ceceni Dzhabrail, Ibragim e Rustam Makhmudov. I primi due, già assolti in primo grado nel 2009, sono ora nuovamente sotto inchiesta insieme al terzo, ad ora ritenuto  il presunto esecutore materiale.

Ricordando Anna, e indignandoci per il suo turpe omicidio, si chiude la rubrica proprio con una news sul movimento degli ‘indignados’, giunti ormai a conquistare gli Stati Uniti. Prima era uno sparuto gruppo di giovani, ora sono decine di migliaia ed hanno preso d’assedio negli scorsi giorni alcuni punti nevralgici nelle principali metropoli americane, molti simbolo dell’avidità economica e della speculazione finanziaria che ha messo in ginocchio la società:  il New York Stock Exchange, la Borsa di Wall Street, il ponte di Brooklyn, la Casa Bianca, il City Hall di Los Angeles, la sede della Fed di Chicago e il Financial District di Boston. In Canada episodi di protesta a Toronto, Vancouver, Calgary e Ottawa. Uno slogan riassume il significato delle diverse manifestazioni, «Restituiteci la libertà, ridateci i risparmi».

Solidarietà è arrivata loro da Bernake, presidente della Federal Reserve, dal finanziere George Soros e persino da Obama che ha detto «Chi contesta dà voce alla frustrazione che c’é nel Paese. State sicuri che il nostro obiettivo è quello di avere le banche e le istituzioni finanziarie in ordine». Il presidente ha fatto poi appello alle banche ad essere trasparenti.

 

Laura Dabbene

 

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