Oltre la Notizia: che cosa succede dopo la Prima Pagina?

La rubrica di Wakeupnews che riempie il week end di novità sui temi passati in Primo Piano

di Laura Dabbene

Ciclonudismo a difesa a dell'ambiente
Ciclonudismo in difesa dell’ambiente

La più discussa tra le iniziative a sostegno del rispetto dell’ambiente fu, lo scorso febbraio, il Festival anti smog in Pianura Padana, esempio di giornata senz’auto, mezzo a cui l’italiano medio fa davvero fatica a rinunciare. Più sensibili di noi ai problemi dell’inquinamento urbano sono gli abitanti del nord Europa e l’ha dimostrato poco tempo fa, a Bruxelles, un gruppo di 50 militanti ecologisti, tutti armati di bicicletta per un’amichevole gara cittadina su due ruote. Nulla di strano o bizzarro se non fosse stato per lo slogan guida dell’iniziativa “Nudi alla partenza”: i ciclisti erano infatti, a fronte del tempo poco clemente e della temperatura piuttosto rigida per il mese di giugno, rigorosamente poco vestiti (se non proprio totalmente senza veli), al punto da un costringere all’intervento le forze di polizia, obbligate a portare in questura due persone completamente nude in sella alla loro bicicletta con l’accusa di “attentato al pubblico pudore”. Il corteo è stato infine autorizzato, a patto che si indossassero almeno le mutande, anche a transitare di fronte ai palazzi istituzionali. Soddisfatti gli organizzatori, che così hanno risposto alle accuse di aver promosso un’inutile provocazione: «La nudità è solo un modo per attrarre l’attenzione su un problema che noi riteniamo grave e che riguarda l’occupazione di tutti gli spazi pubblici da parte delle automobili, che con le loro emissioni inquinanti rendono la città un luogo ostile». Un’idea da emulare per la prossima giornata ecologica anche sul suolo italico, con tanto di sfilata di fronte al Vaticano?

Ma se anche permettesse un corteo di ciclisti in costume adamitico, mai la Santa Sede dirà di sì ad una legge che riconosca il matrimonio gay, sebbene nel cattolicissimo Portogallo essa stia  compiendo a piccoli passi la strada verso la fase esecutiva. È in Islanda che si sono definitivamente aperte le porte ad una legislazione che consente di celebrare unioni tra persone dello stesso sesso. E lo si è fatto con un testimonial d’eccezione in campo politico, la premier Johanna Sigurdardottir. Eletta primo ministro a febbraio dello scorso anno, la ex hostess ha sposato la sua compagna Jonina Leosdottir, cui è legata civilmente già dal 2002, con un rito ed una formula molto semplice: un paio di firme su un documento che chiede, e subito ottiene, la conversione in matrimonio dell’unione civile. La legge nasce dal testo approvato il 12 giugno scorso, all’unanimità, dal parlamento islandese e sancisce che le unioni civili omosessuali, previste da anni nella legislazione del paese nordico, possano essere trasformate in un normale matrimonio con la semplice presentazione della domanda. Aperta la strada dalla Danimarca, prima al mondo ad avere nel 1989 una legge sull’argomento, lentamente i Paesi europei si stanno attrezzando a tutela dell’amore gay: in Francia ci sono i pacs, in Svezia ci si può sposare in chiesa, in Spagna è consentita l’adozione. In Italia?

Bhe, non saremo all’avanguardia sul tema, ma in compenso brilliamo per polemiche in tema di parchi eolici, basti ricordare i casi di  Girifalco e gli appalti in questo settore in Sardegna.

Parchi eolici: servono regole e chiarezza

Eppure l’energia pulita ottenuta dal vento piace agli italiani e 8 su 10 sono favorevoli ad investimenti in questa direzione. Il sondaggio Ispo promosso da Ewea (Associazione europea dell’energia eolica) e Gwec (Global Windenergy Council) nella Giornata del Vento, indetta a metà giugno, ha rilevato che l’87% degli intervistati crede che lo sviluppo di questo ramo possa giocare un ruolo decisivo nel rilancio dell’economia, anche a livello locale, oltre a dare nuovo respiro al settore occupazionale. Oltre 25.000 sono al momento i lavoratori attivi nel settore, destinati ad aumentare in parallelo con l’espandersi degli impianti e delle centrali eoliche. Ma non è tutto oro ciò che luccica! Per evitare le vergogne di Girifalco e di Macchiareddu servono regole chiare e severe che garantiscano trasparenza e legalità: questo il pensiero di Edoardo Zanchini, responsabile energia e clima di Legambiente. L’Italia attende una normativa da oltre 7 anni e non si può più rimandare. Il rischio è quello non solo di sperpero di fondi e finanziamenti, con corollario di tangenti e corruzione in tipico stile italiano, ma anche di nascita di nuovi ecomostri, di cattedrali nel deserto che andranno incontro ad un destino di inattività e deterioramento, seguendo le orme di molti esempi del passato.

Tutela dell’ambienta non è solo uso di energia pulita, ma anche rispetto degli ecosistemi. Ne sa qualcosa l’Australia, segnata dopo il caso del piccolo marsupiale che ha quasi ucciso una persona, da un’altra notizia di aggressività animale, non purtroppo isolata, ma dilagante. Questa volta però la violenza arriva dall’esterno e si scatena non contro l’uomo, ma contro i propri simili meno agguerriti, assumendo gli inquietanti connotati di una forma di sopruso tristemente diffuso tra il genere umano: l’abuso sessuale. La ricerca condotta dallo zoologo Patrick-Jean Guay, dell’Università di Melbourne, ha mostrato che le anatre europee domestiche, introdotte in Australia, sono sessualmente aggressive nei confronti delle più piccole e native anatre nere del Pacifico, che proliferano allo stato selvaggio nei boschi, ma anche lungo i corsi d’acqua vicini ai centri urbani. L’anatra maschio intrusa, in pieno stile playboy e latin lover, ricerca con sempre maggiore frequenza l’accoppiamento con le anatre locali, arrivando a “stuprare” le femmine di questa specie e producendo ibridi che assommano i caratteri genetici dei genitori: in questo modo rischia di venire meno, con il tempo, la purezza della specie indigena e la sua conseguente estinzione. L’aumento degli esemplari di anatra domestica allo stato brado si deve, tra i vari motivi, alla liberazione (o abbandono?) di cui sono oggetto da parte delle famiglie che hanno per un po’ avuto il volatile come animale da compagnia, magari regalato ai bambini al pari di un giocattolo. Se da un lato la notizia desta curiosità e quasi un sorriso, per l’aspetto inevitabilmente comico della faccenda, dall’altro solleva pesanti interrogativi sui problemi di tutela animale nei diversi ecosistemi chiusi, come quello di un’isola, dove elementi estranei introdotti dall’uomo rischiano di mutare le strade sapientemente tracciate da Madre Natura.

FOTO preview/ via http://www.sxc.hu/; FOTO articolo/ via  www.ecoblog.it; www.enplus.it

 

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