Oltre la notizia: che cosa succede dopo la Prima Pagina?

Dalla tecnologia 3D al caso del romanzo di Helene Hegemann: perché ne se parla ancora?

di Laura Dabbene

Cinema: il dominio del 3D

Nuovo randez-vous con lo spazio dedicato all’aggiornamento sui temi più attuali passati in prima pagina, incentrato questa settimana sul mondo della cultura a 360 gradi.

Dopo il successo annunciato del kolossal Avatar, che ha consacrato nella sale cinematografiche il potere suggestivo della visione in 3D, una nuova sfida attende l’impiego e l’applicazione di questa innovazione tecnologica. La Reliace Media Works, azienda indiana proprietà di Amil Ambani, personaggio di punta di Bollywood, ha annunciato di voler virare in 3D alcuni classici del grande schermo, da Casablanca alla saga di Star Wars. Il progetto presenta costi non indifferenti, dai 3 ai 5 milioni di dollari per ogni pellicola, ma promette una nuova e suggestiva fruizione di capolavori del passato. Quale effetto potrà mai avere una visione tridimensionale dell’epica corsa della bighe in Ben Hur? Certamente suggestivo, anche se non tutti condividono l’idea di una rivisitazione così sostanziale. Il cineasta Mario Monicelli ha espresso non poche perplessità: i film sono specchio del proprio tempo, nel contenuto come negli aspetti tecnici, ed applicarvi le tecnologia del XXI secolo potrebbe snaturarne il valore storico e documentario di un’epoca. Sarebbe come riscrivere I Promessi sposi in linguaggio da sms per renderlo più attuale.

L’avvento aggressivo del 3D rischia non solo di trasformare definitivamente la percezione delle pellicole tradizionali, ma anche di invadere, o addirittura cancellare, spazi di minoranza, commercialmente meno competitivi, come quelli del cinema d’autore. La Disney ha annunciato di voler vendere la casa di produzione Miramax, bandiera del cinema indipendente americano fondata nel 1979, che portò nella sale successi come Pulp fiction o Kill Bill. Il colosso americano intitolato al suo patron, il creatore di Mickey Mouse e Donald Duck, intende così liberarsi di un’appendice intellettualistica, ma poco remunerativa, per investire al massimo nei settori trainanti capitanati da Pixar e Marvel. Nulla di personale contro Nemo o la gang di Toy Story, ma è sempre preferibile avere la possibilità di scegliere di andare un po’ controcorrente. E poi quegli occhialini sono una tortura per chi è già obbligato da Madre Natura ad indossarne un paio da vista.

Un’enciclopedia

Di svendita si può parlare anche nel caso del prestigioso Dizionario Biografico degli Italiani, edito da Treccani? Mentre sul sito dell’Istituto dell’Enciclopedia Italiana compare l’invito, esteso non solo agli specialisti, “Scegli un personaggio della lista e proponiti come autore”, la comunità scientifica chiede un passo indietro. Andrea Giacosi, presidente della SISSCO (Società Italiana per lo studio della Storia contemporanea), auspica che si continuino a mantenere alti gli standar selettivi non solo nella valutazione dei biografandi, ma anche nell’individuazione degli studiosi più autorevoli e competenti cui affidare la stesura delle voci. Storici fai da te? No, grazie.

Novità anche sul caso letterario tedesco Helene Hegemann che, con i suoi strascichi di polemiche a seguito alla scoperta del plagio da parte della giovanissima autrice, arriverà l’anno prossimo nelle librerie italiane. Poco è importato alla casa editrice Einaudi che il romanzo fosse frutto di un “copia e incolla” dal web: l’editore torinese si è aggiudicato all’asta i diritti di stampa del libro che vedrà la luce ad inizio 2011. Nella scelta, senza dubbio costosa visto che la risonanza mediatica dello “scandalo” ha già creato una vasta schiera di curiosi assicurando un numero sostanzioso di potenziali lettori, saranno pesate di più le ottime recensioni critiche, comparse su quotidiani e riviste in tutta la Germania, oppure il gossip sviluppatosi attorno a questa ragazzina, capace di diventare una scrittrice “scopiazzando” dalla rete come se si trattasse di un compagno di banco più bravo di lei nella versione di latino?

Si chiude con il mondo della moda, turbato dalla morte dello stilista Alexander McQueen, che offre un accorato tributo al talento creativo del designer recentemente scomparso. Nel centro di Londra compare una vetrina celebrativa dove un manichino vestito con una sua creazione, si staglia come crocefisso sullo sfondo della bandiera dell’Union Jack dai colori liquefatti, mentre a New York si lista a lutto il punto vendita di Sacks Fifth Avenue. Due modi per ricordare che ciò che ruota intorno a questo ambiente patinato non è soltanto apparenza e frivolezza.

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