Oltre la Notizia: che cosa succede dopo la Prima Pagina?

La rubrica di Wakeupnews che riempie il week end di novità e aggiornamenti sui temi passati in Primo Piano

di Laura Dabbene

Legge bavaglio: per sorriderne a denti stretti

In più occasioni la redazione di Wakeupnews, come organo di informazione, ha trattato il tema della libertà stampa, in Italia e nel mondo, e in questi giorni il dibattito sul ddl anti intercettazioni ha sbalzato nuovamente in problema in primo piano. La discussione politica è nota, ma quale è stata la reazione del mondo dell’editoria e dei media? Dal Salone del libro di Torino, lo scorso maggio, Giuseppe Laterza ha lanciato la sottoscrizione volta a tutelare il diritto all’informazione, senza vincoli e limitazioni, dando voce alla preoccupazione di tutte le case editrici nazionali che temono la legge bavaglio. Massicce le adesioni, dal colosso RCS, incluso il presidente Paolo Mieli, al gruppo Mauri Spagnol, comprensivo di etichette come Bollati e Boringhieri, Guanda, Garzanti, Longanesi, Vallardi e Salani. Tra i più piccoli hanno firmato l’appello i rappresentanti de Il Castoro, Chiarelettere, Donzelli, Fazi, Iperborea, Sellerio e Voland, per menzionarne solo alcuni. Sul ddl l’AIE (Associazione Italiana degli Editori) si è espressa severamente parlando di “censura preventiva”, alla luce delle pesanti sanzioni pecuniarie (e legali) cui l’editore si vedrebbe costretto in caso di inadempienza alle direttive. Ma la preoccupazione deriva anche da un altro fatto, i grandi assenti da questa sottoscrizione: Mondadori ed Einaudi, entrambi facenti capo, pur indirettamente, al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

Se le due case editrici, da brave figlie di papà, non hanno tradito l’illustre genitore, ciò non è valso per la prole di un pensionato padovano, titolare di pensione di invalidità. Dopo che il Tribunale ha obbligato i figli al pagamento di un contributo mensile di euro 300 cadauno per il sostentamento del padre, importo destinato a coprire i costi dello stipendio della badante, uno dei due è passato al contrattacco, denunciandolo per truffa allo Stato. L’uomo, che percepisce un sussidio per invalidità (è cieco, pare), è stato infatti visto dal figlio passeggiare tranquillamente da solo e svolgere piccoli lavori nell’orto, sempre in assoluta autonomia. Un falso cieco quindi, secondo la testimonianza del figlio, che si è avvalso dei servigi di un investigatore privato per pedinare il padre e presentare ricorso contro la sentenza dei giudici. Senza entrare nei meriti della questione del rapporto famigliare, il fatto di cronaca riporta l’attenzione sull’epidemia di falsi invalidi che penalizza fortemente coloro che davvero necessitano del sostegno economico dello Stato.

Dai presunti malati, a quelli veri, che soffrono di una sindrome come l’autismo. Per loro, e per i famigliari, una buona notizia che viene dal mondo della medicina alternativa e della pet therapy. Presso lo Zoomarine di Torvaianica (Rm) è partito ad aprile un progetto di assistenza per due gruppi di quattro bambini, di età compresa tra gli 8 e i 12 anni, affetti da autismo. I singolari medici, accanto a personale specializzato come il Prof. Davide Moscato, docente di neuropsichiatria infantile e responsabile del Centro Cefalee dell’IDI, saranno dei leoni marini di circa 400 kg di peso. Per un anno i minori verranno aiutati da questi giganti del mare nel difficile processo di comunicazione con l’esterno: l’incontro con animali inconsueti e incombenti – stando alle parole del Prof. Moscato – genera un impatto emotivo molto forte, soprattutto nei pazienti più piccoli, e può coadiuvare nell’uscita dall’isolamento che l’autismo comporta. Non solo cani, gattini e cavalli, già usati nella pet therapy, ma anche altri amici del mondo animale si scoprono utili per la cura di problemi neurologici e motori. Un motivo in più per amarli, rispettarli e tutelarli.

Carlo Petrini, fondatore di Slow Food

Nel mondo ad aver bisogno di protezione e salvaguardia non sono soltanto molte specie animali, ma anche un elemento proprio dell’uomo e della sua identità: la memoria storica. Quella dei grandi fatti ed avvenimenti, come la Shoah e la lotta di Liberazione, ma anche quella della cultura e della tradizione popolare, dei riti e delle minoranze linguistiche. Da questa consapevolezza nasce il progetto di Carlo Petrini, patron di Slow Food, di istituire il “Granaio della memoria del mondo”, un archivio di tutto ciò che sta piano piano scomparendo, dimenticato dall’incalzare della globalizzazione e della cultura unica. L’iniziativa prevede la consegna di mille telecamere a 1000 comunità, di tutto il mondo, affinchè possano registrare tutto ciò che fa parte della loro tradizione, dalle parlate dialettali alle pratiche della cultura materiale agricola ed artigianale. «L’universo non può essere raccontato nella monocultura del linguaggio scritto»: così Petrini ha giustificato la necessità di raccogliere le testimonianze prima che si perdano per sempre. La sede proposta per il Granaio è stata l’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo (Cn) e si vorrebbe affidare la consegna delle telecamere al Premio Nobel Dario Fo, il prossimo ottobre durante la manifestazione Terra Madre.

FOTO preview/ via http://www.sxc.hu/; FOTO articolo/ via  famchinaski.splinder.com; geograficamente.wordpress.com

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