Olimpiadi 2024: è ufficiale la candidatura di Roma

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Dopo averlo annunciato, Renzi ha ufficializzato la candidatura di Roma per le Olimpiadi del 2024.

ANTICIPAZIONE - Già ieri durante l’Assemblea nazionale del Partito Democratico il presidente del Consiglio e segretario del Pd aveva anticipato che «Domani, al Coni ci troveremo per dare un grande messaggio al futuro del Paese. Toccherà Firenze, Napoli, la Sardegna».

REAZIONE - «Mai come in questo momento, l’appuntamento è diventato così importante, anche in considerazione dell’attesa e delle aspettative che ci sono», «Matteo grazie. In questo periodo sei sempre molto vicino al nostro mondo, e con il sottosegretario Graziano Delrio c’è un rapporto di amicizia che va al di là dei rapporti istituzionali» ha detto il presidente del Coni, Giovanni Malagò.

OCCASIONE PER CHI? - Rimane il grande dubbio se l’Italia sia il paese adatto per poter ospitare le Olimpiadi. Più che un sogno, come direbbe Renzi, rischierebbe di essere un’occasione per far fare business alle criminalità organizzata. Proprio l’inchiesta di MafiaCapitale dovrebbe suscitare qualche dubbio. Può un paese in cui la corruzione costa sessanta miliardi ogni anno garantire che il cammino per arrivare alle Olimpiadi sarà trasparente? All’ex presidente del Consiglio e senatore a vita Mario Monti questo dubbio era venuto tant’è che decise di non candidare Roma per le Olimpiadi del 2020. Disse: «Non ci sentiamo di prendere un impegno finanziario che potrebbe gravare in misura imprevedibile sull’Italia nei prossimi anni» sottolineando che un evento del genere «potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti».

IRRESPONSABILE - Ecco, forse Renzi farebbe bene a rileggersi queste parole dell’ex leader di Scelta Civica: «Il governo non ritiene che sarebbe responsabile, nelle attuali condizioni dell’Italia, assumere questo impegno di garanzia dei costi delle Olimpiadi. Tante volte in passato sono state prese, da governi di ogni segno, decisioni senza avere troppo riguardo per le conseguenze finanziarie. Noi non vogliamo che chi governerà l’Italia nei prossimi anni si trovi in una situazione di difficoltà. Non vogliamo che il Paese, anche per una percezione che potrebbe essere giudicata non prudente ove si assumesse un impegno di questo tipo, non vogliamo che la percezione che faticosamente stiamo cercando di dare dell’Italia negli ambienti internazionali, nell’Unione europea e nei mercati possa essere compromessa da improvvisi dubbi, magari alimentati dai concorrenti dell’Italia. Questo non significa affatto che l’Italia debba rinunciare ad avere mete ambiziose. L’Italia può e deve avere mete ambiziose e il nostro governo non è concentrato solo sul risanamento finanziario è concentrato anche sulla crescita. Ma in questo momento non pensiamo che sarebbe coerente impegnare l’Italia in questa cosa che potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti. Tanto più che siamo, com’è noto a tutti, sottoposti nei prossimi anni ad un piano molto esigente di rientro nel rapporto debito-Pil, piano che non è stato scelto da questo governo, ma dal precedente che lo ha accettato in sede europea».

Giacomo Cangi

@GiacomoCangi

foto: mgur.com

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