Olimpiadi 2020, a Losanna si gioca la partita finale

Madrid parte in vantaggio, e potrebbe riportare i Giochi in Spagna a 28 anni da Barcellona 1992

Losanna – Madrid, Istanbul, Tokyo. Sono le tre città che il prossimo settembre, a Buenos Aires, si giocheranno la possibilità di ospitare i Giochi Olimpici del 2020, la trentaduesima edizione dell’era moderna. In questi giorni, però, il centro del mondo olimpico è a Losanna, dove gli emissari del Comitato Olimpico Internazionale stanno valutando e vagliando le tre proposte, giunte all’atto finale dopo una lunghissima scrematura.

La palma di favorita, almeno per il momento, sembrerebbe spettare alla capitale spagnola, che può contare su uno sponsor d’eccezione: il principe Felipe, figlio del Re Juan Carlos I e candidato a una immediata successione al trono dei Borbone. Felipe, portavoce della candidatura spagnola insieme al primo ministro Mariano Rajoy, si è rivolto ai delegati del Cio dicendo: «La mia presenza qui non è una mera formalità cerimoniale, la verità è che io sono un olimpico», riferendosi anche alla precedente esperienza olimpica, quella di Barcellona 1992, nella quale rappresentò la giovane monarchia spagnola, uscita da poco dal trentennio della dittatura franchista.

Istanbul, la capitale turca che conosce – come gran parte del paese – un intenso sviluppo economico, non è stata interrogata dai delegati sulla questione degli scontri di piazza tra esercito e forze di opposizione al premier Erdogan, una situazione molto dibattuta e che pone l’accento sulla lontananza esistente tra la Turchia e l’integrazione con la Comunità europea. Per contro, la città ha garantito che la sua «pluralità di culture e condizione giovanile», la rende la città ideale per ospitare un evento, quello olimpico, che da sempre è portatore di un messaggio di fratellanza tra i popoli.

La candidatura turca si difende snocciolando i dati dell’economia, che ha triplicato il Pil pro capite negli ultimi dieci anni, creando quasi 5 milioni di posti di lavoro, e proponendo un piano economico in vista dei giochi dal valore complessivo di venti miliardi di dollari, un piano che «non poteva arrivare nel momento migliore», secondo le parole di Ali Babacan, ministro degli Esteri e dell’Economia di Ankara.

Stabili, invece, le chance di Tokyo, che dopo le esperienze del 1940 e del 1964 tenta di imitare Londra ospitando per tre volte i giochi. Il piano nipponico si basa sull’appeal internazionale del paese, un’economia in ripresa – ma comunque molto volatile – e una già concreta stabilità infrastrutturale, che renderebbe l’organizzazione dei giochi più semplice rispetto alla controparte turca, ma sostanzialmente egualitaria rispetto a Madrid.

Da qui al 7 settembre, data della scelta, potrebbero cambiare ancora molte cose, e sicuramente la decisione finale sarà frutto di un lavoro attento, vista la bontà delle tre proposte. A volersi sbilanciare, Madrid è la città che ha la tradizione sportiva e gli impianti più adatti per un evento di questa caratura – potendo contare su poli di eccellenza come lo Stadio Bernabeu e la Caja Magica che ospita ogni anno il torneo Atp 1000 di tennis – ma l’economia turca peserà molto sulla scelta della città che succederà a Rio de Janeiro 2016.

Stefano Maria Meconi

@_iStef91

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