Oggi si festeggia la Giornata Mondiale del Teatro

Giornata mondiale del teatro

Dario Fo è stato l'autore del Messaggio Internazionale 2013

Oggi si celebra la Giornata Mondiale del Teatro, evento istituito a Vienna nel 1961 durante il IX Congresso mondiale dell’Istituto Internazionale del Teatro su proposta di Arvi Kivimaa a nome del Centro Finlandese. Dal 27 marzo del 1962, la Giornata Mondiale del Teatro è celebrata dai Centri Nazionali dell’International Theatre Institute, che è stato creato nel 1948, per iniziativa dell’UNESCO, e rappresenta la più importante organizzazione internazionale non governativa nel campo delle arti della scena.

Ogni anno, una personalità del mondo del teatro, o un’altra figura conosciuta per le sue qualità di cuore e di spirito, è invitata a condividere le proprie riflessioni sul tema del Teatro e della Pace tra i popoli. Si tratta del cosiddetto “Messaggio Internazionale”, che viene tradotto in diverse lingue ed è, poi, letto davanti a decine di migliaia di spettatori prima della rappresentazione della sera nei teatri nel mondo intero, stampato nelle centinaia di quotidiani e diffuso da radio e televisione sui cinque continenti. Il primo autore del messaggio internazionale fu l’attore francese Jean Cocteau nel 1962.

Naturalmente la Giornata Mondiale del Teatro non si limita alla diffusione di questo messaggio. Si aggiungono, infatti, numerosi avvenimenti, dalla manifestazione quasi intima fino alla grande celebrazione popolare: festival di teatro internazionale e nazionale, rappresentazioni eccezionali, simposi e tavole rotonde sul teatro, balli popolari, kermesse, feste, sfilate, teatri imbandierati, giornata di entrata libera o distribuzione gratuita di biglietti di teatro (tanto per citare alcune iniziative).

Per quest’anno è stato scelto il premio Nobel Dario Fo come autore del Messaggio Internazionale 2013. In Italia, il messaggio è stato diffuso da Astragali Teatro con questo video.

Questo il testo del messaggio scritto da Dario Fo per la 51esima Giornata Mondiale del Teatro:

“Tempo fa il potere risolse l’intolleranza verso i commedianti cacciandoli fuori dal paese. Oggi gli attori e le compagnie hanno difficoltà a trovare piazze teatri e pubblico, tutto a causa della crisi. I governanti quindi non hanno più problemi di controllo verso chi si esprime con ironia e sarcasmo in quanto gli attori non hanno spazi né platee a cui rivolgersi. Al contrario, durante il Rinascimento in Italia chi gestiva il potere doveva darsi un gran da fare per tenere a bada i commedianti che godevano di pubblico in quantità. E’ noto che il grande esodo dei comici dell’arte avvenne nel secolo della Controriforma, che decretò lo smantellamento di tutti gli spazi teatrali, specie a Roma, dove erano accusati di oltraggio alla città santa. Papa Innocenzo XII, sotto le assillanti richieste della parte più retriva della borghesia e dei massimi esponenti del clero, aveva ordinato, nel 1697, l’eliminazione del teatro di Tordinona, il cui palco, secondo i moralisti, aveva registrato il maggior numero di esibizioni oscene. Ai tempi della Controriforma, il cardinale Carlo Borromeo, operante nel Nord, si era dedicato a una feconda attività di redenzione dei “figli milanesi”, effettuando una netta distinzione tra arte, massima forza di educazione spirituale, e teatro, manifestazione del profano e della vanità. In una lettera indirizzata ai suoi collaboratori, che cito a braccio, si esprime pressappoco così: “Noi, preoccupati di estirpare la mala pianta, ci siamo prodigati, nel mandare al rogo i testi con discorsi infami, di estirparli dalla memoria degli uomini e, con loro, di perseguire anche coloro che quei testi divulgarono attraverso le stampe. Ma, evidentemente, mentre noi si dormiva, il demonio operava con rinnovata astuzia. Quanto più penetra nell’anima ciò che gli occhi vedono, di ciò che si può leggere nei libri di quel genere! Quanto più la parola detta con la voce e il gesto appropriato gravemente ferisce le menti degli adolescenti e delle giovani figliole, di quanto non faccia la morta parola stampata sui libri. Urge quindi togliere dalle nostre città i teatranti come si fa con le anime sgradite”. Perciò l’unica soluzione alla crisi è sperare che contro di noi e soprattutto contro i giovani che vogliono apprendere l’arte del teatro si organizzi una forte cacciata: una nuova diaspora di commedianti che senz’altro, da quella imposizione, sortirà vantaggi inimmaginabili per una nuova rappresentazione”.

Giorgio Vischetti

@GVischetti

foto|| piacenza24.eu; gennarocinque.com

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