Ocs ad Astana: le basi di un nuovo colosso

Milano – Tra il 14 e il 15 giugno scorsi ad Astana, futuristica capitale del Kazakhistan, si è tenuto un nuovo vertice dell’Organizzazione di cooperazione di Shanghai (Ocs), in cui si sono rinnovati gli obiettivi stabiliti nel 2001. Le tematiche originarie riguardano la lotta al terrorismo, quella al fondamentalismo e al separatismo, a cui si aggiungono la collaborazione politica, quella economica ed energetica, al fine di creare la pace e stabilità nella regione.

L’Ocs conta oggi sei membri: Cina, Russia, Kazakhistan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbekistan;, più quattro Stati osservatori: Iran, India, Pakistan e Mongolia. L’India ha già presentato richiesta di adesione, mentre il Pakistan, desideroso di unirsi all’alleanza degli “-stan” ha seguito l’iniziativa di Nuova Delhi. L’ingresso di queste due nazioni porterebbe l’Ocs a coprire una smisurata porzione di globo contenente 3 miliardi di essere umani.

L’adesione di Delhi e Islamabad alla medesima organizzazione configura una situazione per cui le due nazioni riescano a trovare un accordo sulla questione del Kashimir e offrire anche alla Cina la possibilità di appianare le proprie divergenze di frontiera con l’India.

Il pragmatismo cinese e la consapevolezza della difficoltà di creare un alleanza così eterogenea per valori, costumi e credenze religiose, porta Pechino ad affermare che la Cina si fa portatrice di un sistema nel quale ogni paese persegue un modello di sviluppo congeniale alle proprie tradizioni: affermazione che è stata prontamente criticata da alcune ong per gli scarsi standard di tutela dei diritti umani che ciò implica.

Cina e Russia oggi sono gli assoluti “padroni” dell’Ocs, ma l’ingresso di due nuove potenze nucleari, con un India in forte espansione economica, minerebbe il loro codominio. Pechino, assetata di energia e vera forza propulsiva di un organizzazione che vede come strumento per soddisfare i propri interessi nella regione, potrebbe essere preoccupata dalle interferenze del colosso indiano, anch’esso affamato di petrolio, e ritirare di conseguenza la sua spinta propositiva.

Il progetto cinese convergente con quello russo, si propone di creare una zona di libero scambio nella regione, che andrebbe a integrarsi a quella già creata da Mosca con alcune Repubbliche ex sovietiche. Pechino punta a realizzare il suo progetto entro il 2020, ma le Repubbliche centro asiatiche non sembrano molto entusiaste perchè temono un soffocamento delle proprie produzioni nazionali. Questa “piccola” reticenza non può certo arrestare il progetto cinese: la regione è al centro della geopolitica, il bacino del Caspio è ricchissimo di gas naturale e petrolio che tutte le più grandi potenze del mondo bramano di controllare.

A tal merito Cina e Russia puntano a estromettere gli Stati Uniti dalla regione e ad Astana si sono pronunciate contro un eventuale permanenza Nato in Afghanistan dopo il ritiro del 2014. Alla luce delle dichiarazioni del vertice, a cui è stato invitato il presidente afghano Karzai, è evidente come l’Ocs voglia inserirsi nella fase post-bellica del tormentato Paese asiatico.

Nella dichiarazione finale del vertice di Astana si manifesta la volontà che l’Afghanistan diventi uno Stato indipendente, neutro e pacifico, mentre Karzai avanza la richiesta che il suo Paese, a partire dal 2014, entri a far parte degli Stati osservatori. L’Osc ha anche firmato un protocollo di intesa con le Nazioni Unite per la lotta alla droga e al crimine nella regione, impegnandosi ad adottare tutte le misure necessarie per stabilizzare una regione in cui la produzione di eroina è fonte di introiti per gruppi fondamentalisti vicini al terrorismo.

Da Astana arriva anche il monito al progetto missilistico made in Usa, definito come destabilizzante per la sicurezza internazionale, e si chiede anche la sospensione delle operazioni Nato in Libia per rientrare nell’ambito del mandato Onu.

Già con l’attuale formazione a sei – con quattro Stati certo non di primo piano – l’Osc si configura come peso massimo della politica globale, puntando al controllo di un importante regione ricca di risorse energetiche. Qualora le pratiche di adesione del Pakistan e dell’India andassero a buon fine la vecchia Nato avrà un nuovo e ambizioso rivale.

Gianluca Barbato

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