Occupy Wall Street guarda ad Ovest

La protesta degli “Indignados” americani non si ferma. Lo scorso lunedì, infatti, membri del movimento Occupy Wall Street hanno cercato di occupare alcuni porti della costa ovest degli Stati Uniti, continuando nella loro opera di protesta, denunciando la persistenza di disuguaglianze nell’economia, alti tassi di disoccupazione ed un sistema finanziario, colpevole non solo di aver fatto esplodere la crisi, ma di  beneficiare esclusivamente i ricchi.

La protesta si ripresenta ad un mese dallo sgombero dei campi degli Indignati americani ad opera delle forze di polizia, le cui immagini fecero il giro del mondo (ricordate il poliziotto che spruzzò lo spray sui visi di una signora e di una giovane inermi?). E si ripresenta con un nuovo slogan: “Occupy the Ports” (Occupiamo i Porti).

Principalmente interessati dalla protesta sono stati i porti di Long Beach ed Oakland in California, Portland in Oregon (dove la stessa protesta era andata in scena lo scorso novembre) e Seattle.  Il Movimento è riuscito a bloccare alcuni terminali dei porti summenzionati, ma non si è riusciti nell’impresa di bloccare completamente le attività portuali, così com’era stato preventivamente annunciato. Ci sono stati alcuni arresti, ma nel complesso la situazione non è degenerata in nessun incidente particolare.

All’orizzonte, come visto, per il movimento non vi è solo un allargamento geografico della protesta, ma inizia ad esserci una apertura verso nuove tematiche. Un fenomeno questo non esclusivo degli americani (anche gli Indignados spagnoli hanno iniziative simili). Alla base sembra esserci il convincimento che non si possa cambiare immediatamente il contestato sistema economico, ma che sia possibile, invece, aiutare immediatamente chi del sistema economico è divenuto vittima. Si calcola, infatti, che solo negli Stati Uniti dal 2008 ben cinque milioni di famiglie abbiano visto la propria casa pignorata. Ed ecco che al grido di “Occupy our home” (Occupiamo le nostre case), lo scorso martedì è stata lanciata la giornata nazionale contro gli espropri e pignoramenti, tenutasi in più di venti città: a New York, Minneapolis e Chicago, infatti,  numerose sono state le famiglie, che supportate dagli indignati, hanno occupato delle case pignorate dalle banche e poi rimaste vuote. Insomma,  in una crisi che non esclude nessuno, che pone molti dubbi e ha poche risposte sicure, le persone sembrano finalmente decise a rischiare per difendere i propri interessi ( o quello che ne rimane). E, come visto, bastano a volte, soluzioni semplici per problemi complessi.

Ora la domanda è: semplici episodi sporadici o l’inizio di un nuovo cammino? 

Plinio Limata

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