Fiscal Cliff. Obama, Senato e le scadenze incombenti

Obama riflette sul fiscal cliff e alle sue spalle i mercati reagiscono

Da buoni italiani ci si ritrova spesso abituati a decisioni dell’ultima ora dei nostri politicanti, ma diventa una notizia interessante sapere che anche gli Stati Uniti a volte sono affetti dallo stesso problema. Obama e il Congresso non hanno ancora trovato un’intesa sul famigerato fiscal cliff che, dal primo di gennaio, comincerà a far sentire i sui effetti sull’economia americana. In pratica in mancanza di una soluzione concreta da parte del governo americano al problema, la popolazione si troverà con 600 miliardi di dollari di aumenti delle tasse e tagli alla spesa. E’ stato calcolato che le tasse per il ceto medio possano aumentare di circa il 98%. Gli effetti sarebbero nefasti per l’economia non ancora completamente riavuta dalla crisi finanziaria, economica e reale che l’ha afflitta negli ultimi 5 anni. Si sono ipotizzate prospettive apocalittiche con un rientro in recessione, un blocco dei consumi che costituiscono il 70% del PIL americano, un aumento della disoccupazione oltre il 10%.

Il fiscal cliff sarebbe l’effetto creato della scadenza di alcune leggi introdotte dalle legislature passate che terminano il loro corso legale alla fine di questo anno. Aumento delle tasse, taglio alla spesa ma ancora più importante riduzione drastica del deficit di bilancio, che già nei primi mesi di gennaio potrebbe essere ridotta di più della metà. Il deficit di bilancio è dato dalla differenza tra quello che viene speso e quello che viene guadagnato dallo stato. A primo acchito una riduzione di tale spesa potrebbe effettivamente sembrare positiva, ma non per un stato come l’America che basa il suo intero sistema sul debito e per l’appunto sul proprio deficit. Riducendo infatti la possibilità di creare debito e deficit per un consistente 50% farebbe precipitare il paese quasi immediatamente in recessione.

Obama che in questi giorni passa il natale alle Hawaii, ha dichiarato di essere ancora molto positivo sulla possibilità di trovare un’intesa con le controparti repubblicane del congresso e che la spada di Damocle che pende pericolosamente sugli Stati Uniti verrà presto eliminata da una riforma bipartisan. Ma di certezze ancora non se ne vede l’ombra, anzi le preoccupazioni aumentano, rappresentanti del partito repubblicano dichiarano che in realtà la situazione è ben lungi dall’essere risolta, i tempi stringono, l’anno volge al termine ed ora anche i mercati che fino a qualche settimana fa non davano segni di preoccupazione – certi che una soluzione sarebbe stata trovata in tempi brevi – cominciano a temere il peggio.

Si prospettano due possibili strade in cui possano essere incanalate le impellenti decisioni del Congresso e del presidente degli Stati Uniti. Il primo scenario

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riguarda l’ipotesi che nulla cambi in termini legislativi e che dal 2013 il fiscal cliff cominci ad avere effetto. In questo caso si otterrà una diminuzione della spesa e conseguentemente una riduzione del deficit ma allo stesso tempo un aumento delle tasse e una diminuzione dei consumi. Un secondo scenario è dato dalla possibilità che le attuali norme che entreranno in vigore da gennaio vengano modificate. Ma tali modifiche potranno muovere solo alcune delle leve che costituiscono l’equazione. In questo caso si prospetta un aumento della spesa e quindi anche del deficit in scala molto maggiore rispetto agli anni passati, ma si otterrebbe meno tasse e più consumi.

Obama e Boehner, rappresentate repubblicano dell’Ohio, sono sempre più vicini ad un accordo che riguarda 1 trilione di dollari da distribuire tra aumento delle tasse e taglio alla spesa. Da parte dei democratici si discute di una diminuzione della spesa e come meglio organizzarla visto che per spesa si intendono tutti i servizi basilari del paese, che riguardano il sistema pensionistico statale, il servizio sanitario, gli aiuti ai veterani. L’obiettivo principale invece per i repubblicani è quello di diminuire o quanto meno lasciare invariato il livello delle tasse lasciando attivo il Bush Act, in cui risiedono molte delle cause del fiscal cliff. Un potenziale accordo, in discussione da diverso tempo, è stato quello di aumentare le tasse solo per chi guadagni più di un milione di dollari l’anno. Ma tra i repubblicani non è stato raggiunto il numero necessario per far passare la proposta.

Tutto rimane ancora in un pericoloso equilibrio, almeno fino al 27 dicembre quando il presidente degli Stati Uniti e il Congresso si incontreranno ancora per discutere e prendere una decisione definitiva sul fiscal cliff.

Antonio Tiritiello


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