Obama e Castro, una stretta di mano e (forse) un nuovo corso

Aspettative e scetticismo si scontrano nelle dinamiche internazionali tracciate da Raul Castro e Obama

Obama e CastroLa stretta di mano tra Barack Obama e Raul Castro a Panama durante il VII Vertice delle Americhe sovverte diversi decenni di storia. Gli Usa capovolgono il campo da gioco, cambiano casacca, regole, arbitro e scelgono l’avversario – la storia si ripete, dicono.

EL BLOQUEO - Era il 1962 quando el bloqueo, un muro immaginario, si alzò tra gli Stati Uniti e Cuba. Kennedy e Castro si lanciavano occhiatacce di traverso tenendo sul “chi va là” l’Unione Sovietica e con il fiato sospeso tutto il mondo. La guerra fredda era più di una semplice eventualità e non c’erano mani tese a cui appigliarsi. Cinquantatré anni dopo l’inversione di rotta. Una piccola rivoluzione attraverso due mani che si stringono, due mondi che vengono a contatto. Raul Castro è più malleabile del fratello Fidel e Barack Obama è perlomeno un grande comunicatore che con brevi slogan saprebbe comprarsi l’accesso al paradiso, da «yes we can» al più internazionale «todos somos americanos».

FACCE - L’obiettivo dei due Paesi è la cancellazione de L’Avana dall’elenco statunitense degli stati che sponsorizzano il terrorismo normalizzando i rapporti trascinati fin dalla guerra fredda. Il riavvicinamento ha però diverse facce: se da un lato l’embargo, simbolo perpetuo della rivolta, era anacronistico e controproducente dall’altro Cuba non è un paese “molle” che di punto in bianco avrà Mc Donald ad ogni angolo delle strade oppure assisterà inerme a un’invasione a stelle e strisce. Semplicemente l’apertura commerciale era necessaria per risollevarne le sorti economiche e ridurre ulteriormente il gap costruito proprio dall’eccezionalismo degli Stati Uniti a partire dalla fine dell’800.

GUERRA E VITA - I pareri sull’isola sono discordanti dagli oppositori totali al regime come Yoani Sanchez, ai piccoli commercianti che sperano nel turismo. La scrittrice cubana Wendy Guerra sul suo blog Habáname si è espressa amaramente su quanto cambierà la vita a Cuba: «Passi a trovare gli amici del quartiere che, nonostante le illusioni della fine dell’anno, ripetono: qui nulla è cambiato. Rispondo al telefono e una voce mi chiede di Castro. No, qui non vive nessun Castro. Squilla di nuovo e una giornalista mi chiede cosa penso della morte di Castro. Cerco di rispondere e cade la linea. Richiama e cade ancora la linea. Non c’è modo di spiegare nulla. Stacco il telefono, chiudo le finestre e mi siedo a scrivere sulla realtà che mi circonda. Mi torna in mente una gran verità: La morte non è più una notizia. Qui la vera notizia è restare vivi».

Cuba

SGUARDI – Dall’alto della propria economia in subbuglio gli Usa hanno naturalmente una loro convenienza non solo commerciale (Marriott, Caterpillar, Verizon, Google sono già pronti a sbarcare). Innanzitutto provano a tenersi strategicamente vicino un nemico – ridimensionato dopo la rinuncia alle truppe in Africa e il minor attivismo in America Latina – e poi cambiano angolo visivo per affrontare i nuovi antagonisti. Accedere al mercato cubano significa andare a tamponare l’ascesa della Cina e, soprattutto, rilanciare il guanto di sfida al Venezuela.

APERTURA Y CLAUSURA – In effetti nonostante il disgelo la situazione in America Latina resta complicata. Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha presentato una petizione firmata da oltre 10 milioni di persone per chiedere a Washington di revocare le sanzioni contro i suoi funzionari governativi e la classificazione del Paese come “minaccia alla sicurezza nazionale“. Forse contrariamente alle aspettative i Paesi e le organizzazioni della regione, come l’Unasur (Unione delle nazioni sudamericane), l’Alba (Alleanza bolivariana per le Americhe) e il Movimento non allineato, hanno spalleggiato Caracas, sostenendo la sua indipendenza economica e il rispetto della sovranità nazionale. Tutti questi sforzi “unionisti” permettono agli stati latinoamericani dell’Oas (Organizzazione degli Stati americani) di negoziare come blocco compatto su alcune questioni con Usa e Canada seguendo il motto “prosperità con uguaglianza”.

Francesco Malfetano
@FraMalfetano

foto: www.zerofiltered.com, www.ilquotidianoitaliano.it

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