Nuovo piano per la scuola del governo Renzi: istituti scolastici aperti fino alle 22.00

«Più ore, più impegno, più soldi», è la promessa lanciata dal premier Renzi tra polemiche e mancati finanziamenti per il nuovo piano per la scuola italiana

piano per la scuolaROMA – «Di fronte alla crisi economica non si può non ripartire dalla scuola»: è con queste parole che il premier Renzi ha introdotto il suo nuovo piano che dovrebbe apportare importanti novità, prima fra tutte il prolungamento dell’orario di apertura delle scuole oltre le 16,30, per il raggiungimento della fascia oraria 7-22 fino alla fine di luglio.

SCUOLE APERTE FINO ALLE 22.00 - Una riforma che non può certo prescindere da un nuovo contratto di lavoro per i docenti: per loro infatti è previsto un duplice aumento sia delle ore di lavoro, che arriveranno a trentasei ore settimanali, sia degli stipendi per tutti coloro che rivestiranno responsabilità o offriranno competenze specifiche.

È proprio il contratto ad essere uno dei punti più caldi di questa nuova riforma, tanto da provocare le reazioni del sindacato Anief che ha subito fatto marcia indietro: «Prima si portino gli stipendi ai livelli dei paesi industrializzati, poi discutiamo». Immediata la proposta del sottosegretario Reggi: scatti d’anzianità invariati e premi stipendiali fino al 30 percento per i docenti impegnati in ruoli organizzativi (vicepresidi, docenti senior) o attività specializzate (lingue e informatica). «Maggiore disponibilità ma regolarmente retribuita», è la risposta del Ministero per il quale anche l’anno scolastico subisce delle variazioni: tra i 230 giorni, attuale durata della stagione e i 208 giorni, durata della scuola, ci sono 22 giorni di differenza che verranno recuperati a giugno inoltrato.

Altra questione oggetto di modifiche è quella delle supplenze brevi. Oggi, infatti, si ricorre a chiamate esterne che, oltre a gravare sui bilanci del Miur, registrano pesanti ricadute anche sull’apprendimento dei ragazzi che in questo modo non trovano nello studio la continuità necessaria alla loro istruzione. Con l’aumento delle attuali 6 ore di straordinari a 36 le supplenze saranno tenute direttamente dai prof in cattedra nell’istituto senza essergli riconosciuti come extra. Il risparmio di queste supplenze potrà quindi essere investito in premi per coloro che daranno maggiore disponibilità e nell’offerta formativa, inoltre a scegliere i più meritevoli saranno i dirigenti scolastici, che decideranno i destinatari dei bonus stipendiali e che, a loro volta, riceveranno aumenti in base ai risultati dell’istituto.

scuolaLE POLEMICHE - La maggior parte dei docenti sembra non essere affatto d’accordo con questa riforma: l’oggetto della polemica sarebbe tutto racchiuso nel breve e conciso slogan di Renzi«Più ore, più impegno, più soldi» che per i docenti non sarebbe del tutto veritiera, vediamo perché.  Alla base della riforma c’è l’intento di far lavorare di più la categoria, ricalcando l’errato e fastidioso luogo comune per cui gli insegnanti lavorino poche ore al giorno. Al contrario c’è da precisare che oltre alle ore di lavoro effettivamente riconosciute ce ne sono altre che non sono assolutamente prese in considerazione, quelle relative al lavoro a casa, utili alla preparazione di lezioni e approfondimenti e alla correzione dei compiti.

È stato stimato che tutte queste ore “invisibili” ammonterebbero a più di 40 settimanali effettive. I più potrebbero replicare che l’aumento del lavoro degli insegnanti a 36 ore settimanali, proposte dal governo Renzi, sarebbe su base volontaria, rendendo facoltativa la decisione di accettare o meno gli straordinari. D’altro canto bisogna riconoscere che questa possibilità esiste già da molto tempo, è possibile svolgere fino a 24 oredi lezione o aumentare le supplenze dove necessario per coprire colleghi assenti, ma nonostante questo sembrerebbero davvero pochi i docenti stacanovisti. Poca volontà?Ultimi difensori della qualità dell’istruzione, replicherebbero i  presunti “disertori”.

Se la riforma dovesse essere approvata, le ore in più di lezione previste si andrebbero ad aggiungere a quelle “invisibili” citate in precedenza, diminuendo la possibilità di dedicare più tempo alla preparazione delle lezioni, un’ attività che richiede molta cura per un corretto apprendimento da parte degli alunni. Chi accetta di svolgere più ore a scuola accetterà implicitamente anche di dedicare meno tempo alla qualità della propria offerta formativa con l’unica soddisfazione di un guadagno migliore. Inoltre l’aumento del tempo di lavoro verrà impiegato per coprire l’assenza di colleghi e quindi verranno drasticamente ridotti i posti di lavoro per i supplenti precari che vedranno scomparire anche la loro unica fonte di guadagno fin ora rappresentata dalle supplenze brevi.

Il piano intende comunque semplificare i percorsi attualmente vigenti per diventare docenti come il Pas, ex Ssis e Tfa, in modo da svuotare le vecchie graduatorie, di cui oggi fanno parte 154.938 iscritti, ed eliminare le graduatorie d’istituto caratterizzate da 467 mila precari. L’intento è di ridurre il percorso alla sola laurea magistrale (3 anni più 2) e una stagione di tirocinio in classe più l’esame per l’abilitazione: solo gli abilitati potranno accedere ai concorsi.

LE ORE, GLI EDIFICI, IL CALDO - Ma a generare perplessità è anche un altro enigma: dove svolgere queste ore? Quando non impegnati con le supplenze, i docenti potrebbero decidere di preparare lezioni o correggere compiti all’interno dell’istituto, dove non essendo in possesso di uffici personali sarebbero costretti a usufruire delle sale docenti, spesso molto piccole e poco attrezzate, o delle biblioteche, a volte inesistenti o rese inutilizzabili dai cataloghi poco aggiornati o addirittura chiuse per mancanza di personale, stessa sorte delle sale informatiche che a causa dell’aumento dell’orario scolastico verranno occupate dagli studenti.

classeInoltre, con un orario prolungato dalle 8 alle 22, dovranno essere rivisti anche i contratti di lavoratori che svolgono mansioni secondarie ma non meno importanti all’interno di istituti scolastici: dai collaboratori scolastici, alle amministrazioni comunali per la fornitura del riscaldamento, fino alle ditte per il servizio di trasporto scolastico per gli alunni. I docenti impegnati a ricoprire più cattedre in più scuole sarebbero in serie difficoltà ad essere materialmente in più posti spesso anche molto distanti fra di loro. A rendere impossibile l’apertura estiva delle scuole è anche il caldo: gli stessi edifici spesso non sono dotati di condizionatori in grado di fronteggiare le temperature estive. Ciò di cui viene accusato lo staff di Roberto Reggi è di non aver assolutamente preso in considerazione quelli che sono i problemi di contorno del mondo scolastico ed ignorarli significa pensare alla scuola priva di quello che è il suo contesto sociale, in pratica dell’altra metà che lo caratterizza. Qualche passo avanti lo si sta facendo con il miglioramento e, a volte, addirittura con il rifacimento ex novo dei complessi scolastici, si stima infatti che quelli interessati dai lavori saranno circa 7.750, di cui duemila cantierabili in poche settimane, anche se l’obiettivo a cui il piano mira è di 20.845 scuole ristrutturate o ricostruite.

I FINANZIAMENTI – Al di là delle polemiche per un piano così grande è necessario trovare per prima cosa i finanziamenti necessari alla sua attuazione. Fino a questo momento attività simili a proposte come supplenze brevi, corsi di recupero e corsi per studenti stranieri, erano pagati tramite il FIS, il fondo di istituto assegnato ad ogni scuola, sempre più carente a causa della spending review.

L’intento sarebbe quello di risanarlo attraverso la rassegna di numerosi fonti da cui trarre i fondi necessari. Il consiglio dei ministri infatti ha rivisto la possibilità di utilizzo della quota dell’8 per mille dell’Irpef da investire per il rifacimento delle scuole. Secondo i calcoli, infatti, i comuni riuscirebbero a raggiungere 244 milioni di euro che uniti ai 510 milioni prelevati dal Fondo di sviluppo e coesione, più i 150 milioni provenienti dal ministero dell’istruzione, e ai 200-250 milioni che in due anni si raggiungerebbero con l’8 per mille, si arriverebbe a quell’oltre un miliardo di euro utile al piano per la scuola da utilizzare nel primo anno.

Mentre nel biennio si avrebbero i circa 3,5 miliardi di euro previsti. Il governo ha però approvato solo 784 milioni di euro da destinare alle scuole, facendo slittare la data del primo luglio stabilita per l’inizio del piano di ristrutturazione. Le amministrazioni comunali e gli assessori all’edilizia scolastica sembrano non aver mai visto questi soldi, situazione nella norma per il sottosegretario Reggi, per il quale i soldi stanziati a settembre non sono arrivati in quanto la graduatoria si è chiusa nel mese di aprile. E a chi si domanda che ne è stato dei 3 miliardi e mezzo iniziali, lui rassicura che arriveranno «entro fine 2015». Una nota ufficiale di Palazzo Chigi da’ per certo un terzo dell’iniziale promessa di investimento, un miliardo e 94 milioni di euro. Insomma una riforma che ha ancora molti lati da smussare, speriamo solo di avere ancora tutti i fondi necessari alla fine di questo “labor limae”.

    Marzia Schiavone

@damarzia

Foto: www.google.com

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