Nuovo album per i Nickelback

I Nickelback sono attualmente i portabandiera di quel rock commerciale, orecchiabile e da classifica che si fa riconoscere per l’immediatezza delle canzoni, sempre easy listening e di facile assimilazione. Divenuti famosi nel nostro paese nel 2001 grazie al singolo How You Remind Me, tratto dal loro terzo album Silver Side Up, la band originaria dell’Alberta è stata in grado di ottenere un successo mondiale inarrestabile: le 35 milioni di copie venute in tutto il mondo ne sono la dimostrazione, soprattutto in virtù della generale crisi nella quale il mercato discografico si trova in questi tempi.

Questa ultima fatica discografica, intitolata Here and Now, prosegue la ricetta già sperimentata con i precedenti album della rock band canadese: pezzi hard rock violenti e urlati alternati a semi ballate facilmente assimilabili di stampo AOR, perfette per i passaggi radiofonici.

L’album si apre con il riffone in crescendo della violenta This Means War, uno dei pezzi migliori del lotto, con la voce del cantante e leader Chad Kroeger che ricorda quasi il James Hetfield degli anni ‘90. Una pura iniezione di energia e potenza, seguita a ruota da Bottoms Up, primo singolo estratto: altro pesante masso sul collo dell’ascoltatore.

When We Stand Together è il secondo singolo estratto, brano lento e commerciale, in definitiva più  debole dei due precedenti, caratterizzato da un ritornello che entra in testa facilmente, grazie anche ad un coretto piuttosto irritante.

Midnight Queen torna a premere il piede sull’acceleratore: l’inizio ricorda quasi i migliori Black Stone Cherry, mentre la canzone è sorretta da un corposo giro di basso. Bello anche l’assolo centrale di chitarra, spesso assente dalle canzoni del Nickelback.

Gonna Get me Some è un mid tempo di stampo moderno, mentre Lullaby è un lentone forse troppo scontato. Kiss it Goodbye è aperta da una serie di accordoni potenti, e successivamente la canzone si articola su un ritmo medio ma pieno di groove.

Si prosegue con Trying not to Love You, brano che abbassa i toni nuovamente, in quello che potrebbe essere il terzo singolo estratto dall’album: una ballad scalda cuori, non originalissima ma molto efficace, perfetta per le radio. Holding on to Heaven si muove sulla stessa lunghezza d’onda del precedente brano: un’altra semi ballad intensa e piena.

La successiva Everything I Wanna Do torna a martellare i padiglioni auricolari: un inizio quasi stoner lascia il posto al vocione di Chad Kroeger accompagnato da un basso modalità-trattore, che costituiscono il trademark della prima parte della canzone. La seconda metà del brano alza decisamente il tono, in particolare nell’accompagnamento del veloce assolo.

Don’t Ever Let It End chiude il disco con un calo di tono inappropriato: un pezzo veloce avrebbe messo un sigillo migliore ad un album comunque di buona fattura

Chi cerca innovazione, sperimentazione e musica di un certo livello è meglio che non prenda in considerazione questa nuova uscita discografica dei Nickelback, che continuano a sfornare album con la stessa ricetta (peraltro di grande successo): AOR mescolato con hard rock di derivazione post grunge e pop rock molto leccato, figlio del glam rock ‘80s più ruffiano.

Una nota di merito alla produzione, oltremodo perfetta, che aumenta notevolmente la potenza e la precisione dell’album, già ben suonato da Chad Kroeger e soci, assolutamente non dei virtuosi, ma comunque ottimi musicisti che hanno un grande talento per il songwriting da classifica.

Meglio riusciti i pezzi più aggressivi, forse troppo melense le ballate. I due opposti si compensano in un album di buona fattura, commerciale e ruffiano al punto giusto, ideale sottofondo da viaggio in macchina.

Alberto Staiz

Foto | via www.melodicamente.com,www.airdave.ithttp://wgtccdn.wegotthiscovered.netdna-cdn.com

 

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