Nuovo album per i Black Stone Cherry

Gradito ritorno quello dei Black Stone Cherry, giunti alla terza fatica discografica, intitolata Between the Devil & the Deep Blue Sea. La band del Kentucky dimostra ancora una volta le sue qualità sfornando un buon prodotto, moderno, orecchiabile, con il giusto mix di chitarre pesanti e ballate, continuando a percorrere la strada intrapresa con i precedenti due album.

La copertina del nuovo album (roadrunnerrecords.i)

White Trash Millionaire è la traccia di apertura, azzeccato primo singolo estratto: un concentrato di potenza, fresco e dal groove intenso. Una canzone ottimamente riuscita, dotata di un buon assolo blues supportato da una ritmica trascinante. Killing Floor presenta un sound più moderno, di derivazione post-grunge, mentre la successiva In My Blood è una semiballad in cui spiccano l’assolo travolgente, figlio del miglior hard rock di stampo anni ‘80 e la voce di Chris Robertson, peraltro efficace e in forma per tutta la durata dell’album. Such A Shame torna a martellare, mentre la successiva Won’t Let Go è un’altra ballad, dal sound 100% americano, forse un tantino scontata, ma da non disprezzare. Blame It on the Boom Boom prosegue il discorso intrapreso da White Trash Millionaire: pesantezza orecchiabile, grazie anche ad un coretto che entra in testa senza troppe difficoltà. Like I Roll si snoda su vette più tranquille, figlie del più classico A.O.R. di stampo sudista. Cant’ You See e Let Me See You Shake sono i brani più ‘70s dell’album: due concentrati di southern rock, mescolati a riff Zeppeliniani uniti a un tocco di modernità, tratto distintivo di tutto l’album. Stay è la ballatona del disco, mentre Change è la canzone più pesante del lotto. All I’m Dreamin’ Of chiude il disco con atmosfere country grondanti di whiskey, sudore e chitarra in slide che ricorda i tramonti nelle campagne americane.

Un ottimo album di rock ben suonato, che spazia all’interno di diversi generi, a testimonianza di una band in forma, affiatata, dotata di buona tecnica e di un ottimo senso della melodia. Un disco piacevole, fresco, che scorre liscio per tutta la sua durata. Se proprio vogliamo fare i pignoli, possiamo affermare che un difetto di questo lavoro è la mancanza di omogeneità: le canzoni spaziano all’interno di diversi generi, e non si riesce a capire quale sia la vera anima della band, se quella influenzata dall’hard rock e dal Southern, o quella che strizza l’occhio alle sonorità più moderne, di derivazione post-Grunge. L’impressione è quella di una tattica di non-sbilanciamento, fatta per accontentare i padiglioni auricolari di tutti. Sia ben chiaro, questo non toglie nulla a questo album, sicuramente tra le migliori uscite di questo 2011.

Ci troviamo di fronte al prodotto di una band che, malgrado appunto un pizzico di disomogeneità, ha il merito di aver comunque trovato un proprio sound, cosa ormai più unica che rara in un mondo come quello dell’hard rock, dove tutto (o quasi) è stato già scritto, detto, fatto e pensato. Una band a nostro avviso molto più meritevole di tante altre che soggiornano costantemente nelle classifiche americane, sfornando singoli tutti uguali (Nickelback?).

Concludiamo segnalando che la band arriverà in Italia in autunno, di supporto agli Alter Bridge nelle seguenti location:

22/10/2011, Palasesto di Milano
24/10/2011, Estragon di Bologna
25/10/2011, Atlantico di Roma
26/10/2011, Palasport di Pordenone

I biglietti sono in vendita da ieri, giovedì 30 giugno, sul circuito Ticketone al prezzo di 30 euro con l’aggiunta dei diritti di prevendita. Appuntamenti da non perdere, visto la portata delle due band, Alter Bridge e Black Stone Cherry, senza dubbio tra le realtà più importanti che il panorama rock targato U.S.A. offre di questi tempi.

Alberto Staiz

BLACK STONE CHERRY: IL VIDEO DI WHITE TRASH MILLIONAIRE

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