Nuovo album dei resuscitati Van Halen

I Van Halen sono una di quelle poche band che hanno riscosso un consenso unanime da parte di tutti gli amanti del rock: i virtuosismi chitarristici (mai fine a se stessi) di un autentico innovatore della sei corde come Eddie Van Halen, l’attitudine di un grande frontman come David Lee Roth (poi superbamente sostituito da Sammy Hagar a partire dal 1985), le melodie orecchiabili, classiche ed innovative al tempo stesso, una manciata abbondante di singoli di successo e un’energia fuori dal comune. Questi gli ingredienti che hanno contribuito a far entrare la band dei Van Halen nella storia del rock duro. Una band che però, dopo i successi degli anni ‘80 e ‘90, è caduta nel dimenticatoio: i problemi di alcolismo e di salute di Eddie Van Halen, i cambi di formazione, e una generale perdita di consensi del rock classico hanno contribuito all’ibernazione di questa band, destinata, secondo molti, ad una fine prematura ed ingloriosa.

Il superamento dei problemi dei singoli musicisti, il riappacificamento tra i fratelli Van Halen e David Lee Roth (uscito dalla band nel 1985 in modo non propriamente amichevole) e il ritorno in auge del rock classico hanno dato le motivazioni giuste alla band per tornare in studio e dimostrare il proprio valore per l’ennesima volta. Il risultato è il nuovo A Different Kind of Truth, dodicesimo album in studio della band, che esce a ben 14 anni di distanza dal precedente (scadente) Van Halen III, datato 1998.

Molti i motivi d’interesse attorno a questa nuova produzione. Innanzitutto il ritorno sulle scene della band dopo tutti questi anni e la curiosità di scoprire se la musica dei Van Halen abbia ancora qualcosa da dire. In secondo luogo il ritorno in formazione di David Lee Roth, dopo che la sua ultima prova su disco nella band risale al celebratissimo ma datato 1984 (l’album contenente Jump, tanto per intenderci). Infine la curiosità di scoprire le doti di Wolfgang Van Halen (classe 1991!), figlio di Eddie ed arruolato dallo stesso per sostituire in formazione lo storico bassista Michael Anthony. Ma veniamo alla musica.

Le note del primo singolo Tattoo (cui abbiamo già parlato in precedenza) aprono il disco, che prosegue con She’s the Woman. Modellato su un vecchia idea risalente agli anni ‘70 e mai registrata, questo brano farà saltare sulla sedia ogni fan di Van Halen che si rispetti: una gran intro di basso e un riffone di chitarra dal gran groove avviano un brano 100% Van Halen trademark. La batteria di Alex Van Halen mena colpi come ai vecchi tempi, Eddie è il solito concentrato di ultra-tecnica, groove e rock’n’roll e il piccolo Wolfgang sembra a proprio agio nonostante l’età: è proprio vero che buon sangue non mente. David Lee Roth non ha perso nulla durante tutti questi anni e gigioneggia come suo solito con il suo caldo timbro di voce blues.

You And Your Blues è un mid tempo con cori e finale accelerato, più orecchiabile e catchy rispetto al brano precedente. China Town è una cavalcata rock potentissima e veloce: batteria martellante con doppia cassa e giro di basso schiacciasassi fanno da base ai virtuosisimi di Eddie che culminano con un incredibile assolo dei suoi, perfetto connubio di tecnica e groove.

Blood and Fire è un altro ottimo brano che ricorda i Van Halen del periodo Sammy Hagar (un plauso al trascinante assolo in crescendo), mentre con Bullethead il disco raggiunge uno dei suoi apici: un’altra mitragliata nel petto che si regge su un riff potentissimo e dinamico.

Van Halen

As Is è un pezzo apparentemente insolito per il sound di Van Halen: introdotto da una lenta parte di batteria che introduce un riff lento e pesante, il brano sembrerebbe muoversi su coordinate nuove e insolite per il quartetto californiano. In realtà ci troviamo di fronte alla terza mitragliata rock dell’album, nella quale Eddie da libero sfogo alla sua tecnica, partorendo un lavoro degno della sua fama. La band non è da meno e lo segue mettendoci del suo. Geniale l’intermezzo bluesy di pochi secondi dopo un assolo di tapping al fulmicotone da far tremare i padiglioni auricolari dell’ascoltatore

Honeybabysweetiedoll prosegue sulla stessa lunghezza d’onda un album che non presenta cadute di tono o punti deboli, mentre The Trouble with Never è un fresco rock dal retrogusto funky. Outta Space inizia con uno dei migliori riff dell’album e contiene forse la migliore prestazione vocale di David Lee Roth, perlatro mai sottotono durante il corso dell’album.

Stay Frosty sguazza nel folk blues, terreno fecondo per il caldo vocione di Roth, che si esibisce in una ritmata parte parlata che successivamente apre la strada alle chitarre elettriche della seconda parte della canzone, seguendo un’impostazione che ricalca quella di Ice Cream Man, classico del primo omonimo album della band, datato 1978. Concludono il disco Big River e Beats Workin’, altri due ottimi brani rock in perfetto stile Van Halen.

50 minuti di grandissimo rock. Un ritorno in grande stile per una band destinata all’oblio, che ha saputo invece rialzarsi e partorire (inaspettatamente) uno dei migliori album della propria discografia. Tutti in forma smagliante i singoli componenti della band: Eddie è una garanzia di qualità per tecnica e groove, ma in questo capitolo mostra una notevole freschezza compositiva, forse paradossalmente alimentata dai numerosi anni che la band ha trascorso in formalina. Suo fratello Alex è un trattore dietro le pelli, e mena colpi come non mai: un concentrato di tecnica e potenza, dal sound di batteria riconoscibilissimo e collaudato, secco e corposo. David Lee Roth, malgrado una quantità di capelli notevolmente inferiore e le rughe profonde che gli solcano il viso, possiede incredibilmente lo stesso timbo di venti anni fa e negli acuti non sembra affaticato, ne sfiatato. Wolfgang ha la musica nel sangue e dimostra di aver appreso la lezione appieno, unendo le linee blues tipiche del suo predecessore Michael Anthony con una tecnica notevole, dimostrata da  alcuni passaggi non certo scontati.

Ascoltando un album del genere non si può far altro che sperare che la band torni a calcare i palchi italiani. Al momento è stato annunciato il tour negli Stati Uniti, che terrà la band impegnata fino alla fine di giugno. Un eventuale concerto italiano in autunno potrebbe rappresentare l’evento rock del 2012.

Alberto Staiz

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