Nuovi obesi: fin dall’asilo si è a rischio ciccia

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Tgcom24.it

Roma – Nuovi obesi crescono. E crescono male. Secondo uno studio della Emory’s University di Atlanta, i bambini che fin dalla tenera età presentano una certa sovrabbondanza di peso saranno, con molte probabilità, gli obesi adulti di domani.

Stando all’analisi condotta, tra gli altri centri studi, anche dal Solveig Cunningham, i bambini con tendenza al grasso sono maggiormente a rischio rispetto ai coetanei normopesi.

RICERCA – Lo studio si è svolto seguendo l’analisi anagrafica dei soggetti per campione, osservando l’oscillazione della loro massa corporea in corrispondenza all’evoluzione di fenomeni di obesità. Il gruppo degli anni 1998-1999, per esempio, circa 4 milioni di bimbi, presentava una percentuale di soggetti in sovrappeso del 14%. Di essi, coloro che presentavano tratti “cicciottelli” fin dall’asilo hanno continuato ad esserlo anche in età adolescenziale.

Dicono dal Solveig Cunningham: ‹‹Il nostro studio fa luce su un fenomeno allarmante e ci dice molto sulla natura di una tale epidemia di obesità. Le radici del sovrappeso risiedono nelle cattive abitudini impartite dai genitori, anche nel periodo antecedente la nascita››.

OBESITA’ IN ITALIA –  Se gli Stati Uniti combattono contro la ciccia e le relative patologie da essa procurate, in Italia lo stato di allerta non è meno alto. Secondo Claudio Maffeis, esperto nutrizionalista della Società italiana di pediatria (Sip), i dati riportati dallo studio evidenziano in maniera chiara la relazione tra il peso che si acquisisce da piccoli e l’obesità da adulti, tanto che – continua Maffeis – è stato riscontrato che il 24% dei bambini delle scuole materne ha problemi di peso e il rischio che questa percentuale degeneri in obesità è del 40-80%.

QUATTRO PASSI CONTRO L’OBESITA’ - Secondo Maffeis ci sono 4 fasi dell’età che possono scatenare la patologia nei nuovi obesi: l’età prenatale (gravidanza), il primo anno di vita, l’età prescolare (dai 3 ai 6 anni) e l’adolescenza. In ognuna di esse si può verificare l’abitudine a scorretti stili di vita o nutrizionali difficili poi da debellare nel soggetto. Così la cura migliore resta sempre la prevenzione e l’informazione che per Maffeis non dovrebbe riguardare solo i piccoli ma anche genitori ed adulti, modelli dei piccini troppo spesso inconsapevoli di essere tali.

Consiglia Maffeis: è sbagliato credere che una fase, nel bimbo, sia solo transitoria e che poi dimagrirà, così come è erroneo propinare ai figli dosi di cibo indicate per gli adulti. Ma l’errore più grave rimane la scarsa educazione allo sport che il genitore impartisce al bimbo, il solo strumento con cui è possibile intervenire in caso di ciccia precoce. ‹‹Dopo sarà tardi›› conclude Maffeis.

Chantal Cresta

Foto || tgcom24.it

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