Nuove voci della narrativa sudafricana: Murhandziwa Nicholas Mhlongo

Tradotto nel 2008 da Morellini Editore il primo romanzo di Mhlongo, “Dog eat dog”,  pubblicato in Sudafrica nel 2004

di Laura Dabbene

La copertina del libro

«Siamo spiacenti di informarla che la sua richiesta non è stata accettata». Il respingimento di una domanda di sovvenzione e borsa di studio è, per ogni studente universitario, un atto che può condizionarne, o addirittura comprometterne, il futuro. Ma per Dingamanzi Makhedama Njomane, Dingz per gli amici, matricola alla University of the Witwaterstrand di Johannesburg, nel Sudafrica del 1994, ha un valore più profondo, perché spalanca davanti al ragazzo le porte di un’esclusione sociale da cui sta invece tentando di affrancarsi. L’istruzione universitaria, l’opportunità di vivere in una della strutture per studenti del campus e il superamento degli esami sono per lui, e per molti ragazzi neri della sua generazione, la sola via per allontanarsi dalla township di Soweto, la più grande di Johannesburg, «il peggior ghetto di Dio, oscurato da uno strato di fumo che proveniva dalle stufe a carbone», dove ogni angolo può trasformarsi in un orinatoio pubblico in cui «la puzza di merda e piscio era insopportabile, anche se diluita dall’odore insalubre di pneumatici bruciati».

L’esistenza di Dingz e dei suoi amici (Dunga, Theks, Themba, Nkanyezi, Dworkin) non suona a prima vista diversa da quella di molti coetanei in ogni parte del mondo, spesa tra bevute di birra attorno al tavolo di un pub fino alle prime luci del mattino, oppure alla ricerca di un’avventura amorosa, o ancora sospesa tra il dovere di frequentare le lezioni e prepararsi agli esami e il desiderio di divertirsi, di vivere la vita attimo per attimo, cogliendone il piacere di dormire fino a tardi, di andare ad una festa in strada, di fare l’amore nella propria stanza nonostante le regole del residence studentesco vietino l’ingresso ad estranei. Eppure la realtà storica e politica sudafricana, pure nel momento della cruciale trasformazione segnata dalle prime elezioni libere e democratiche del 14 aprile 1994, è qualcosa che allunga pesanti ombre sul presente e sul futuro dei giovani neri che rivendicano il diritto ad uscire del tutto dal regime segregazionista dell’apartheid. La normalità della loro vita quotidiana li vede fronteggiare il degrado delle townships, le immense bidonvilles dove vivono ammassati i neri nelle periferie dei grandi centri urbani, la corruzione della polizia, la violenza dei ghetti dove la segregazione genera tensioni sociali che sfociano nel furto, nello spaccio, nell’illegalità e nella rassegnazione.

Questo è il mondo in cui cane mangia cane. Dingz insegue un riscatto che pare materializzarsi nella piena padronanza della lingua inglese a fronte dei dialetti tribali, del diritto di voto arrivato per lui e i suoi compagni di studi in giovane età, ma per cui molti hanno dovuto aspettare una vita intera, ma anche nel sentimento di protesta che echeggia nella musica kwaito, una fusione di house, garage musica e afro-pop con declinazioni hip-hop, in cui la tradizione rappresentata dai ritmi tribali e dai vari idiomi sudafricani si sposa con le basi elettroniche proprie della musica giovanile contemporanea dei primi anni Novanta.

La spensieratezza degli anni universitari si stempera nella cruda realtà di un gruppo di ragazzi e ragazze neri ancora vittime di pregiudizi razziali e sentimenti discriminatori che in fondo continuano a serpeggiare sottili sotto la superficie di un mondo che sta rapidamente cambiando dopo  l’elezione di Mandela presidente. Spesso è questione di dettagli e di piccole cose che sembrano senza valore, come quando il protagonista osserva che «questi docenti bianchi non conoscevano per nome i loro studenti neri, perciò dicevano spesso ‘sì’ quando chiedevano loro di rispondere ad una domanda. Quanto agli studenti bianchi, i professori bianchi si rivolgevano sempre loro cortesemente, usando nome e cognome».

Ma un altro spettro , più insidioso, distende le sue ali sui giovani protagonisti, quello dell’Aids, di fronte al quale essi appaiono spesso quasi inconsapevoli nonostante le campagne d’informazione e la distribuzione gratuita di preservativi all’interno delle struttura sanitarie del campus universitario.

Nicholas Mhlongo

È semplice e diretto, talvolta scurrile e dissacratorio, il gergo della narrazione, fuso con uno stile in fondo elementare, che fotografa senza filtri un mondo in trasformazione, vissuto e sperimentato dal giovane autore del romanzo sulle proprie spalle. Voce della letteratura sudafricana contemporanea Niq Mhlongo è tra quegli scrittori che, consapevoli del proprio ruolo, sentono di dover raccontare le difficoltà della generazione nera maturata in Sudafrica durante questo primo quindicennio di ritrovata libertà, costretta a fronteggiare il difficile passaggio ad una vera uguaglianza democratica tra bianchi e neri, ma anche a misurarsi con i grandi problemi dei giovani di molte realtà nell’Africa del XXI secolo (povertà, disoccupazione, xenofobia, discriminazione), mai come ora drammaticamente condivisi con i loro coetanei in Europa e nel mondo.

Foto/ via  www.ukzn.ac.za; www.morellinieditore.it

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