Ebola, la nuova epidemia in Africa e le bufale sul web in Italia

Guinea e Liberia coinvolte in nuovi casi di Ebola; l'Italia si distingue per le bufale a sfondo razzista che trattano l'epidemia

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Ebola torna a colpire: nuova epidemia in Guinea e Liberia (un.org)

Ebola torna a mietere vittime in Africa: la notizia è di una settimana fa ma si sta espandendo velocemente sul web a causa di una campagna di disinformazione razzista che cavalca il terrore di una pandemia mortale anche più della Peste nera medievale. Così, mentre le persone muoiono in Africa a causa del virus Ebola, in Italia i razzisti di casa nostra strumentalizzano l’epidemia farcendo di bufale i social network.

L’AUGURIO AI DEPUTATI E LA POLIZIA PREOCCUPATA – Sono soprattutto due i messaggi che si ritrovano sul web: una è un’immagine di pipistrelli, possibili portatori del virus Ebola, affiancata da parole che ringraziano per l’abolizione del reato di immigrazione clandestina, asserendo che, in questo modo, l’Italia sarà più vulnerabile all’epidemia. L’altro è un comunicato comparso sul sito Poliziotti si nasce e sostiene che gli operatori di pubblica sicurezza sarebbero esposti all’epidemia in virtù delle loro frequentazioni professionali con stranieri.

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Uno dei messaggi razzisti sull’epidemia Ebola in corso in Guinea

LE CARATTERISTICHE DELLA BUFALA – Che si tratti di notizie poco affidabili lo si capisce dopo poche righe; immagini a effetto su Facebook, articoli privi di fonti e rimandi, nessuna citazione su mezzi di comunicazione ufficiali. Il terrore di Ebola in Europa viaggia sul web, mentre miete vittime reali al di là del Mediterraneo.

A PARIGI – L’allarme di qualche giorno fa era in parte motivato: i passeggeri di un aereo proveniente dalla Guinea erano stati trattenuti in aeroporto per accertamenti. Tuttavia, mentre i bufalari parlano di “quarantena”, le autorità francesi hanno spiegato come si sia trattato solo di controlli medici, tutti negativi. Proprio questa vicenda smonta il pericolo contagio legato ai migranti: se le epidemie da sempre si spostano con i viaggiatori, Ebola rischia di arrivare in Europa proprio con gli aerei carichi di turisti e uomini d’affari.  D’altronde s’è mai visto un “clandestino” in businnes class?

MIGRAZIONI E CONTAGIO - Basta chiedere a un operatore che lavora con i richiedenti asilo per capire che i migranti provenienti dalle aree centrafricane impiegano circa un anno per giungere in Europa. Ebola uccide in circa un mese dal contagio. Crolla così ogni teoria sull’epidemia apocalittica in arrivo sul nostro continente grazie a barconi e clandestini sotto i tir.
Il virus ha un periodo di incubazione che varia dai 2 ai 21 giorni e questo ceppo uccide nel 90% dei casi: un malato ha serie possibilità di morire entro un mese dal contagio, che avviene solo per contatto diretto con altri malati, mai per via aerea. L’efficienza stessa del virus e le limitazioni del contagio sono il principale scudo per una pandemia di Ebola: non è questo il virus candidato a svolgere quel ruolo, troppo letale e troppo veloce.

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Un’immagine del virus Ebola (butac.it)

IL RISCHIO REALE – Se tutto questo alcuni anni fa poteva tranquillizzare il cittadino europeo riguardo la propria salute, oggi il rischio è più tangibile: Ebola non si è limitata a qualche regione remota di Guinea e Liberia ma sta coinvolgendo le città africane, dove il controllo e l’isolamento può diventare difficile. Forse impossibile.
Le città africane sono visitate da cittadini di altri stati e vi risiedono non abitanti di aree poco sviluppate ma classi benestanti, che viaggiano per turismo e lavoro anche in Europa. Quelli sono i canali attraverso i quali Ebola può arrivare in Europa, non certo i lunghissimi tempi dei viaggi della speranza.

OMS TRA AFRICA ED EUROPA – L’Organizzazione mondiale della sanità è seriamente preoccupata dalla situazione africana e questo è un dato di fatto: «è uno dei focolai di Ebola più difficili che abbiamo mai affrontato», ha spiegato Keiji Fukuda, vice direttore dell’Oms. L’allarme rimbalza anche tra i microbiologi italiani, con Pierangelo Clerici, presidente dell’Amcli: «purtroppo questa volta il virus non si e’ fermato ai villaggi rurali, ma ha iniziato a diffondersi in un grande centro urbano dove vivono due milioni di persone e si tratta del ceppo piu’ aggressivo».

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La fantomatica connessione tra Ebola e l’immigrazione

LA PROPAGANDA - Ancora una volta, tragedie e problemi reali sono trasformati e sfruttati dalla propaganda, con esiti peraltro possibilmente disastrosi: non è imputando ad alcuni soggetti il peso del rischio epidemia che ci si prepara a fronteggiarla meglio. Tutt’altro. La campagna contro l’untore non ha mai giovato né alle vittime né ai malati. Collegare i migranti all’espansione dell’epidemia, quando invece il loro ruolo su lungo raggio è completamente impossibile, provoca solo confusione e fa sorgere il dubbio che a qualcuno, anche in vista delle elezioni, questo possa convenire: avere una vittima debole e silenziosa su cui scaricare terrori ancestrali è sempre una comoda chiave per scardinare la resistenza dell’elettorato e strappare qualche consenso.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

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