Nucleare: l’Occidente non lo vuole, il Mercato invece sì

Leader Pd, Pier Luigi Bersani

La notizia è di quelle che non ti aspetti: Pier Luigi Bersani, leader del Partito Democratico ed oggi abrogazionista convinto del nucleare, un tempo ne era sostenitore. La fonte è quanto di meglio il pensiero anarchico-sinistrorso possa recuperare dal Web: Wikileaks.

Racconta Julian Assange: nel 2007, Gigi era ministro dello Sviluppo economico nel secondo Governo Prodi ed ebbe un incontro con il ministro dell’Energia americano, Samuel Wright Bodman alla Casa Bianca. Gigi in quella sede garantì al ministro <<Italy is not out of nuclear power generation>> affermando che <<il referendum del 1986 ha soltanto sospeso e non chiuso i piani nucleari dell’Italia>>. Pare che la favella del buon Bersani, allora, fu così convincente che Italia ed America conclusero l’incontro con la firma di un accordo d’intenti per lo scambio di informazioni sull’energia nucleare civile perché – spiegava Gigi a noi e agli americani – questo <<può giocare un ruolo importante nel modificare l’atteggiamento italiano nei confronti dell’energia nucleare>>. All’epoca, Chernobyl era solo un ricordo, Fukushima non lo era ancora e quella stretta di mano siglata con l’amico occidentale, consentì all’Italia un rilancio nel circuito d’investimenti nel Mercato globale in materia energetica. Insomma, per il mondo, eravamo ancora dei potenziali partner a cui guardare, se non con fiducia, quanto meno con una certa curiosità. Altri tempi.

Il politico Bersani di oggi la pensa diversamente rispetto all’economista Bersani di ieri. Succede. Così non è, invece, per il Mercato che, al di là delle dichiarazioni a sostegno delle energie alternative, non pare abbia tanta fretta di uscire dal nucleare. Prendiamo la Germania.

Il CancelliereAngela Merkel, 10 mesi fa aveva annunciato la proroga per la chiusura delle strutture atomiche. Poi, la tragedia giapponese, la sconfitta elettorale alle ultime amministrative e la scalata dei Verdi tedeschi, le ha fatto fare dietro front: le 17 centrali, produttrici di circa il 20% del fabbisogno energetico nazionale,  chiuderanno entro il 2022. E in attesa del lieto evento, già nei prossimi mesi si dismetteranno le 8 centrali più vecchie. Grande giubilo: l’Occidente plaude e il mercato delle rinnovabili ha un picco d’entusiasmo verso l’alto. Bella cosa. Peccato che dopo la festa, al Governo Merkel tocchi chiarire ai partner economici, un paio di cosette per nulla scontate. Uno – Una volta spenti gli 8 reattori, la Germania fin dal prossimo autunno potrebbe essere colpita da black-out, non per mancanza d’energia (gli 8 impianti producono solo 8,5 gigawatts sui 920 totali) ma per mancanza di una rete di distribuzione alternativa. Probabilmente, dunque, sarà necessario far riferimento a fonti più costose perché importate. Due – Il piano di smantellamento tedesco contiene il diritto di proroga immediata. Ovvero, quando tra un paio d’anni, Fukushima sarà un ricordo meno vivo nelle menti degli elettori impressionabili e la Merkel avrà passato indenne la prossima tornata nazionale prevista per il 2012, la Germania potrà fare nuovamente marcia indietro, evitando così accordi di sussidiarietà energetica con Mosca, a base di carbone ucraino e gas. Un’eventualità da scongiurare, perché questa scelta sposterebbe la linea dell’approvigionamento energetico del Vecchio Continete più a Est, favorendo quei paesi emergenti – Russia, Cina e India – che già premono per avere maggior rilievo nel Mercato globale. E il rilievo lo si guadagna detenedo un fiorente giardino di fonti energetiche appetibili per investimenti e quotazioni finanziarie. Ragion per cui, mentre la Germania si dichiarava pronta alla dismissione dell’atomo, l’ex Urss ha rilanciato: la corporazione di Stato russa, Rosatom, ha fatto sapere che entro il 2030 ha in programma la costruzione di altre 28 centrali e incentivi alla ricerca, per un giro d’affari stimato intorno ai 300 miliardi di dollari. D’altronde il russo pensiero si esprime bene nelle parole del direttore dell’Istituto per la Sicurezza nucleare di Mosca, sopravvissuto a Chernobyl, Leonid Bolshov <<E’ difficile ammetterlo ma è proprio grazie ai disastri del passato che possiamo avere centrali sempre più sicure>>. Viva la sincerità.

margherita hack
L’astrofisica, Margherita Hack

Cina – Ovviamente anche il limitrofo Estremo Oriente non poteva mancare d’approfittare del vento anti-atomo occidentale. Così, se in marzo la Cina – impressionata da Fukushima – poneva un freno al piano di sviluppo nucleare, in maggio era già di altro avviso. Quando la Merkel ha dichiarato la chiusura delle centrali, sulla testa degli scienziati tedeschi sono piovute offerte di lavoro, made in China. Viva la copetitività.

Italia – E noi? A noi, forse, resterà un altro “no” all’atomo che poi è un “si”, e la voce dell’ astrofisica, Margherita Hack, censuratissima da quasi tutti i mezzi d’informazione. La scienziata antiberlusconiana, giorni fa, ha spiegato al Riformista <<Ci sono molte paure anche irrazionali. Siamo circondati dalle centrali nucleari. Noi siamo costretti a comprare energia […] Dobbiamo pagarla agli altri perchè siamo completamente dipendenti dall’estero e, se ci fosse un disastro in uno di questi paesi, noi avremmo tutti i danni senza averne i vantaggi. […] Io sono un’ambientalista, so che l’energia nucleare inquinerebbe molto meno dell’energia a petrolio, a metano e a carbone, a cui dovremmo comunque ricorrere […]>>. Meglio di niente.

Chantal Cresta

Foto || mondofinanzablog.com; wikipedia.org

 

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

2 Risponde a Nucleare: l’Occidente non lo vuole, il Mercato invece sì

  1. avatar
    anonimo 05/06/2011 a 22:04

    la speculazione sul nucleare potrebbe portarci alla morte!la vita umana vale piu del denaro.lasciateci liberi di scegliere ..vogliamo vivere .signor berlusconi ci ripensi!domenica 12 e lunedi 13 votiamo contro la costruzione delle centrali nucleari in italia come ha gia fatto la bella sardegna,votando SI.

    Rispondi
  2. avatar
    Chantal Cresta 05/06/2011 a 22:30

    Per vivere si vive di sicuro. Il problema è sapere come. Scegliere è un diritto, basta avere ben chiare alcune cose. Oggi, dire no al nucleare significa: pochi investimenti(di cui si lamenta l’economia nostrana), pochissima ricerca (di cui si lamentano imprese, industrie, la Marcegaglia, ecc.), fuga di cervelli (di cui si lamentano le università), nessun incentivo al mondo del lavoro (di cui si lamentano i vari sindacati ed associazioni) e bollette alle stelle, con relativi bacia mano ai raìs del mondo per avere una goccia di petrolio in più (di cui ci lamentiamo tutti).
    Detto questo, io capisco il timore. Tuttavia, nessuna forma di energia e sicura: il fossile inquina, l’elettricità può dare la scossa e il fuoco brucia. Se ogni volta che una scoperta energetica fosse stata accolta con un “no, perché è pericoloso”, saremmo ancora sugli alberi.

    Rispondi

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews