Nubi nere sulla pace in Medio Oriente

Incontro Clinton-Netanyahu

Ramallah – Gli Stati Uniti dovranno impegnarsi a bloccare ogni tentativo di ottenere il riconoscimento di uno Stato palestinese da parte delle Nazioni Unite. Dovranno impedire che venga riavviato il rapporto Goldstone, in cui l’esercito israeliano è accusato di aver commesso crimini di guerra, e opporsi alla condanna dell’Onu al raid contro la flottiglia per Gaza dello scorso 31 maggio. Secondo fonti israeliane, saranno queste le condizioni che Israele porrà agli Usa in cambio di una moratoria parziale di 3 mesi nei Territori Occupati, esclusa Gerusalemme. Non solo, l’amministrazione Obama dovrà anche far in modo che vengano inasprite le sanzioni contro i programmi nucleari iraniano e siriano, ma che non si cerchi di indagare sulle armi atomiche in possesso di Israele.

In più, gli Stati Uniti dovranno fornire allo Stato ebraico una fornitura di ultra moderni 20 F-35, così come stipulare un misterioso “accordo per la sicurezza globale”, che potrebbe includere il dispiegamento di truppe israeliane nella valle del Giordano nel caso di un accordo di pace con i palestinesi.

In cambio di tutte queste garanzie, Israele prenderà in considerazione una moratoria di 90 giorni che non esclude solo Gerusalemme est, ma anche il cordone di insediamenti intorno alla città. Si tratta del’ultima possibilità per l’amministrazione Obama, che spera di riuscire a far sedere le due parti di nuovo al tavolo dei negoziati per raggiungere un accordo sui confini e ottenere così un risultato sufficiente a far sì che non interrompano il processo di pace.

Ripresa insediamenti in Cisgiordania

Secondo quanto rivelato dai sondaggi, nessuno oggi crede più alla possibilità di raggiungere un accordo sui confini in soli 3 mesi, soprattutto se non si affronterà la delicata questione di Gerusalemme est e se verrà esclusa a priori la Striscia di Gaza. Ma la cosa più preoccupante, è che allo scadere dei 90 giorni l’amministrazione Obama non ha nessun piano B in serbo. Non ha nessun’alternativa per il 91* giorno, perché è improbabile che ce ne sia una. La politica di Obama si basa più sulla fede che non sui dati concreti: tener vivo ancora per un po’ il processo di pace nella speranza di un miracolo.

E che dire della leadership palestinese? La paralisi della stanca Anp è palpabile nell’aria. Incapace di mettere la parola fine ai negoziati con Israele, non è nemmeno sufficientemente forte da abbandonare per prima i colloqui. Nonostante il recente successo del primo ministro Salam Fayyad nell’aumentare la sicurezza nella regione, il Premier sa che la legittimità del suo governo è legata alla speranza della popolazione di una pace giusta, una pace che l’Anp in cuor suo sa di non poter garantire.

Silvia Nosenzo

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