Noomi Rapace: fama e progetti della diva del momento

Noomi Rapace

In una lunga intervista rilasciata a un web magazine, Noomi Rapace ha toccato i punti focali della sua carriera passata, presente e futura: dal successo ottenuto grazie alla trilogia Millennium fino ai film attualmente in preparazione, soffermandosi soprattutto sul Prometheus di Ridley Scott per cui ha diviso il set con colleghi del calibro di Charlize Theron, Michael Fassbender e Guy Pearce. Il kolossal uscirà sugli schermi mondiali la prossima estate. Ecco un estratto delle sue dichiarazioni.

Avevi da sempre l’obiettivo di arrivare ai film americani, oppure volevi solamente vedere quali sarebbero state le opportunità dopo l’attenzione ricevuta per Uomini che odiano le donne?

NR: i miei film preferiti sono sempre stati americani, sono cresciuta con loro. Adoro Quel pomeriggio di un giorno da cani, Il Padrino, Carlito’s Way, Scarface, Toro scatenato, Una vita al massimo, Thelma e Louise, Alien. Ho sempre avuto un immenso rispetto per registi e attori americani: Al Pacino, Meryl Streep, Robert De Niro e Sean Penn sono i miei preferiti.

Ho sempre saputo che avrei lasciato la Svezia. Proprio un paio di giorni fa mia madre mi ha raccontato che quando avevo nove anni le dissi “mi trasferisco presto”. Sapevo di voler andare via, non mi sono mai sentita la tipica svedese. Quando ero adolescente percepivo che c’era qualcosa di strano in me. Non riuscivo ad adattarmi, non ero come tutti gli altri. Ho sempre saputo di voler voltare pagina, ma il modo in cui questo è poi avvenuto è stato del tutto inaspettato.

Ancora oggi sono sorpresa, felice, fortunata e orgogliosa del fatto che la gente abbia amato così tanto i film della trilogia Millennium. Per interpretare Lisbeth mi sono preparata sette mesi: mentre lei cresceva in me ho cambiato il mio corpo, allenandomi appositamente. Ho preso la licenza per la moto, tagliato i capelli e mi sono fatta tutti quei piercing. Poi abbiamo girato per un anno, dunque Lisbeth è stata in me complessivamente per un anno e mezzo. Quando ne sono uscita pensavo che le persone mi avrebbero odiato per quello che avevo fatto. Sono stata davvero sorpresa quando ho iniziato a capire che invece ero piaciuta; a quel punto ho davvero creduto nella mia performance. Quando Ridley Scott mi disse che aveva visto Uomini che odiano le donne tre volte e voleva lavorare con me fu del tutto irreale e allo stesso tempo fantastico.

La cosa strana è che quando lavori con questi cineasti non importa chi sia una grande star e chi un attore sconosciuto proveniente da chissà dove. Conta il lavoro che fai: il duro lavoro è ciò che ci accomuna tutti. Con Ridley è stato lo stesso: dopo un paio di giorni ci siamo avvicinati molto e mi sono sentita come se stessimo operando in squadra.

E’ emozionante fare parte di un blockbuster estivo 3D come Prometheus?

NR: è molto strano. Ricordo quando misi piede la prima volta su alcuni dei set, mi tolsero il respiro. Avevano costruito tutto, era sbalorditivo. Non avevamo green screen, l’avremo usato due volte in totale.

Mi sentivo come se il mio personaggio fosse il cuore del film. Tu la segui, lei cambia. All’inizio crede in Dio e ha una fede molto forte. E’ scienziata e archeologa, svolge una missione piena di speranza. Nel bel mezzo del film accadono delle cose e lei si trasforma in qualcosa di più grande di un guerriero; alla fine è una sopravvissuta. Per me è stato un viaggio molto intenso e drammatico. Quando finimmo di girare eravamo in Islanda ma ricordo che era quasi come se fossi appena tornata sulla Terra, perché ero stata su quella astronave e ne stavo per uscire fuori. E’ sempre affascinante quando ripenso agli avvenimenti e mi rendo conto a quale profondità mi avevano coinvolto.

Come ci si sente ad essere parte di film talmente segreti mentre all’esterno c’è così tanto interesse per loro? E’ difficile mantenere il segreto all’interno dei propri ruoli?

Rapace, Downey jr. e Law in una scena di "Sherlock Holmes - Gioco di ombre"

NR: a volte sì. A volte si vuole soltanto uscire e raccontare tutto a tutti, ma non ti è permesso riferire nulla. E’ necessario trattenersi e sforzarsi di rimanere tranquilli perché non si può condividere niente con nessuno. Ma ci sono abbastanza abituata: quando stavo lavorando ai film della trilogia Millennium mi nascondevo perché volevo che nessuno vedesse come ero. Nei libri il mio personaggio non è descritto nello specifico, così ho creato io il suo look. Quando andavo in qualche posto dove potevo aspettarmi fotografi o giornalisti indossavo cappelli e mi travestivo. Quindi non solo non potevo dire le cose, ma dovevo anche nascondermi e stare alla larga da tutto.

Sai quale sarà il prossimo progetto a cui lavorerai?

NR: non so se sarà il prossimo, ma a marzo vorrei iniziare Dead Man Down con Colin Farrell. Lo script è fantastico. Però prima potrei fare un film con Brian De Palma: si chiama Passion. Adoro Scarface e Carlito’s Way, De Palma ha fatto film fantastici ed è stato molto interessante parlare con lui. Dopodiché avrei un paio di progetti, ma non posso parlarne già adesso.

Come ti senti a collaborare nuovamente con il regista di Uomini che odiano le donne, Niels Arden Oplev, per Dead Man Down?

NR: lo incontro proprio domani sera. Ci siederemo e lavoreremo alla sceneggiatura. Non vedo l’ora, lui è fantastico, un regista davvero coraggioso. Mi piace lavorarci perché siamo simili, molto appassionati di quello che facciamo. A volte ci siamo scontrati a causa di vari motivi, per poi riavvicinarci sempre. Ci rispettiamo molto e lui mi conosce bene, è come se avesse guardato nella mia anima e visto il mio lato più oscuro. Non vedo l’ora di lavorare ancora con lui. Può raccontare storie complicate e stratificate rendendole ben visibili e accessibili, penso che abbia un qualcosa grazie al quale riesce a farle comprendere a un sacco di persone. Alcuni registi raccontano storie che diventano molto intime, quasi dei segreti. Altri hanno il dono di saper mostrare e raccontare la storia facendola arrivare al pubblico, e credo che lui abbia questo dono.

L’intervista completa è disponibile in lingua inglese su collider.com.

Noomi Rapace è stata presente allo scorso Festival di Roma con Babycall, thriller norvegese per cui ha vinto il Marc’Aurelio d’Argento come migliore attrice. A metà dicembre la vedremo in sala con Sherlock Holmes – Gioco di ombre, diretta da Guy Ritchie. Al suo fianco Robert Downey jr., Jude Law e Rachel McAdams. Nella lista progetti, oltre ai titoli citati nell’intervista, ce n’è anche uno che l’affascinante interprete svedese dovrebbe girare in patria: Knockout. Tratterà la storia del pugile Bosse Högberg e la sua relazione con la cantante Anita Lindblom. Regia affidata a Catherine Hardwicke (Thirteen, Twilight), protagonista Ola Rapace, ex marito dell’attrice.

Mathias Falcone

 

 

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