Non riuscite a smettere di fumare? Tutta colpa di un gene

Identificate le sequenze di DNA che giustificherebbero le diverse attitudini nei confronti del fumo

di Mara Guarino

Due molecole di DNA a confronto

Milano – Esiste proprio un gene per tutto, o quasi, verrebbe da dire. Anche per la dipendenza da nicotina.

E’ il risultato di uno straordinario studio sperimentale del TaG, il Tabacco and Genetics Consortium, la prima federazione di gruppi internazionali di ricerca nata allo scopo di stabilire se esiste una predisposizione genetica al fumo. A capo del progetto Helena Furberg, docente presso l’Università del North Carolina e responsabile della pubblicazione dell’esperienza sulla rivista “Nature Genetics”.  Sullo stesso numero, il lavoro del TaG è stato poi confermato dai dati di altre due ricerche indipendenti, condotte in Islanda e Gran Bretagna.

Se sorprendente è la possibilità di correlare in maniera inequivocabile un comportamento con una certa informazione genetica, non si può dire altrettanto della metodica applicata.  Il presupposto scientifico alla base dello studio è infatti tanto semplice quanto efficace: confrontare i cromosomi di soggetti fumatori e non, con l’intento di individuare possibili varianti genetiche, vale a dire differenze significative nel loro DNA.

Nel complesso, sono stati analizzati i genomi di circa 140mila individui, tutti volontari. Anche in Italia l’adesione è stata numerosa, con 125 unità coronariche messe a disposizione per l’analisi dall’équipe Atvb (Aterosclerosi, Trombosi e Biologia vascolare), coordinata da Diego Ardissino.

Vietato fumare!

E’ proprio il Professore Ardissino, dell’Azienda Ospedaliero – universitaria di Parma, a spiegare meglio gli esiti del progetto: “E’ stato possibile individuare sul cromosoma 11 la variante genetica associata alla decisione di iniziare a fumare, sul cromosoma 9 quella legata alla decisione di smettere e sui cromosomi 15, 10 e 9 quella che si correla al numero di sigarette fumate ogni giorno”. Non è invece ancora chiaro l’effetto molecolare delle sequenze alterate: “Al momento non si sa – aggiunge Ardissino – quale sia la funzione di queste varianti e come si estrinsechi la loro influenza sull’attitudine al fumo. L’unico dato noto è che le varianti genetiche sul cromosoma 15 sono localizzate in una regione che contiene i geni dei recettori della nicotina, associati alla dipendenza da questa sostanza, e al cancro al polmone”.

Al momento, i tabagisti stimati nel mondo sono più di un miliardo. Certamente, poter individuare i pazienti maggiormente sensibili al fascino del tabacco sarebbe un notevole vantaggio medico.

Al tempo stesso, però, è fondamentale evitare di deresponsabilizzare i singoli individui, lasciando passare l’ingannevole messaggio che sia tutto già stabilito dalla genetica, senza margine di intervento alcuno. Al contrario, eliminare questa cattiva abitudine, a cominciare da un’intensa campagna di prevenzione, si può e si deve.

In questo caso, non dovrebbe esserci gene che tenga contro una volontà di ferro.

FOTO/ via http://www.sxc.hu

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