“Non me lo dire”: la Puglia (ancora) al servizio di una comicità provinciale

L'attore comico Uccio De Santis

La Puglia è meravigliosa. Regione assolata, protetta dal mare, il cui odore salmastro si mischia a quello ruvido della terra e alla fragranza ancestrale degli ulivi. Uliveti, sì, disarmanti distese di ulivi, e ridenti vigneti che si perdono nelle sconnesse geometrie dei muretti a secco: antichi recinti, ma anche rudimentali sentieri che guidano l’occhio e il passo del viaggiatore curioso, fino alle imponenti case coloniche locali, le masserie. Tripudio di accecante biancore, esse rimangono il simbolo della bellezza e dell’austera dignità della campagna, ancora oggi animata dai volti arrossati, dalle mani grinzose e sapienti dei contadini in cui felicemente si fondono asprezza e  grazia.

Certo, affidare la promozione delle bellezze pugliesi ad un autoreferenziale manipolo di comici autoctoni, galvanizzato dai  successi sulle reti locali di sketch degni dell’avanspettacolo, risulterebbe, a dir poco, squalificante.

Tuttavia così non l’han pensata ai piani alti, dove l’opera  prima di Vito Cea, Non me lo dire (nelle sale dal 23 marzo) è stata giudicata come “film d’interesse culturale”, con tanto di dovuti contributi finanziari.

Ma lasciando per un attimo da parte la polemica, concentriamoci sulla trama.

Lello Morgese (Uccio De Santis), affermato comico pugliese, all’apice del successo, viene improvvisamente lasciato dalla moglie Silvia (Mia Benedetta), stanca di essere sistematicamente postposta  alla di lui carriera. Colto di sorpresa, Lello sprofonda in un’autentica crisi esistenziale che lo porterà ad abbandonare la tournée e a rivolgersi a uno psicoanalista stravagante (Franco Paltera) che gli prescriverà una cura altrettanto bizzarra: guarire attraverso il sostegno dei suoi fans più accaniti. Armato di impaziente curiosità, Lello partirà in compagnia dei fedelissimi Volume (Nando Paone), fonico di scena, e Salvavita (Umberto Sardella), tecnico delle luci, per un viaggio nella vasta provincia barese, dove ad attenderlo ci saranno guai, disavventure e donne seducenti.

Una volta concesso qualche sorriso d’incoraggiamento, non si può che consigliare a Uccio De Santis e alla sua affiatatissima squadra, che pur vanta nomi storici e mal sfruttati come quello di Gianni Ciardo e di Mariolina De Fano, di tornare a concentrarsi sui ben più guardabili quadretti di Mudù, di cui Non me lo dire pare essere una giustapposizione approssimativa (colpa anche di una sceneggiatura debolissima, ai limiti dell’inesistente).

Insomma, bisogna ammetterlo, Vito Cea ha fallito il passo dalla tv locale al grande schermo. E se l’idea era quella di contrastare o eguagliare l’ascesa nazionale di idoletti locali, è il caso di ricordare che con Gigi d’Alessio e  con Checco Zalone ne abbiamo abbastanza, almeno per un paio di secoli.

Dunque, cari lettori, con gli otto euro del biglietto andate a magiare una buona pizza, una delle poche cose che in Italia può ancora aspirare all’eccellenza. Poi, un’ultima considerazione che è anche una preghiera: lasciamo che il cinema lo faccia solo chi sa farlo.

Daniela Dioguardi

 

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11 Risponde a “Non me lo dire”: la Puglia (ancora) al servizio di una comicità provinciale

  1. avatar
    mommy's 22/03/2012 a 18:43

    Bentornata….mi ricordo di te…non ho visto il film…e non credo che andrò a vederlo….mi è bastato il trailer…per condividere quello che hai recensito!…Ah,la Puglia è straordinaria!

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      mommy's 23/03/2012 a 08:54

      A guardare la foto sembra che Uccio de Santis ha letto l’articolo hahahahahahah

      Rispondi
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    Enzo 23/03/2012 a 16:20

    Ho visto il film. Non è un capolavoro ma non è nemmeno una schifezza come ha scritto la Dioguardi. Non sono un critico ma un minimo di occhio da appassionato credo di averlo. E’ un film leggero e “garbato”, senza pretese di lanciare messaggi culturali, che si guarda volentieri e che fa anche ridere. Bella la fotografia e belle le musiche di Gianni Ciardo (non pensavo!).
    Per una serata al cinema con la famiglia il film è perfetto. Uno delle poche cose in giro che si possa andare a vedere anche coi figli piccoli.

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    Daniela 23/03/2012 a 16:45

    Gentile Enzo, condivido il fatto che si tratti di un film senza pretese, ma non ci vuole l’occhio da critico per capire che siamo ben lontani dalla commedia brillante che pretende di essere. Ha mai visto Mudù? Io sì, perchè sono pugliese e Uccio De Santis lo conosco da almeno dieci anni. Le sue perfomance da cabaret non sono da rigettare, anzi, spesso sono godibilissime. Ma non confondiamo. La commedia, il cinema sono altra cosa.

    Daniela Dioguardi

    Rispondi
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    Annabella Giordano 27/03/2012 a 22:17

    Gentile Daniela,
    ho letto la sua “recensione” più volte prima di decidermi a scriverle…ed eccomi qui.
    Premetto solo una cosa: in quello che le sto per scrivere non c’è nulla di personale, perché non conosco la sua storia;
    perché cerco di abbracciare quello che è, credo, l’atteggiamento assolutamente super partes del critico che si accinga alla valutazione di un’opera da recensire.
    Ciò detto, cominciamo.
    Ho trovato strepitosa la descrizione della nostra terra con cui apre il post, mi spiace però che l’abbia utilizzata come contrappeso al carico di accanimento generalizzato di cui il resto del suddetto è pieno. E, come lei non ha fatto, io entro nel dettaglio.

    “Certo, affidare la promozione delle bellezze pugliesi ad un autoreferenziale manipolo di comici autoctoni, galvanizzato dai successi sulle reti locali di sketch degni dell’avanspettacolo, risulterebbe, a dir poco, squalificante.”(citazione articolo)

    Trovo questa sua affermazione alquanto distratta e poco affidabile, per così dire, perché il cast è composto da attori quali Mia Benedetta, Nando Paone, Aylin Prandi, Totò Onnis, Gianni Ciardo (che ancor più erroneamente fa rientrare nel “manipolo”) e molti altri che non si ritrovano negli “sketch degni dell’avanspettacolo” del Mudù..se un lettore per logistica queste cose non può saperle, magari è il caso di non generalizzare, non crede? Soprattutto per il fatto che, a giudicare dai toni, la sua intenzione sembri più quella di denigrare gratuitamente che quella di fare un’analisi super partes, appunto, di una OPERA PRIMA , appunto!!
    Se si aspettava un film pieno di intellettualismi e arrovellamenti filosofici, piuttosto che dello spirito genuino e semplice e pulito di molta Puglia,capisco la sua delusione; non capisco però l’uso dell’ aggettivo “squalificante” … che esagerazione! Sarei molto curiosa di leggere la sua recensione ad un film che anni fa vinse il festival di Berlino ed in cui si rappresentava una Puglia fuorviata, di malcostume e di malaffare, decadente e degradata tout court … ecco, quegli spaccati, per quanto alle volte rispondenti a realtà, possono essere giudicati, da noi comuni mortali perbene, “squalificanti”.

    “Insomma, bisogna ammetterlo, Vito Cea ha fallito il passo dalla tv locale al grande schermo.” (cit. art.)

    Insomma, dare per fallito un bravo regista alla sua opera prima mi sembra un modo davvero poco professionale di esprimere un giudizio da parte di un critico cinematografico che, nella mia visione romantica e ottimistica del mondo, avrebbe piuttosto il piacevole compito di dichiarare, sì, le proprie idee, ma di stimolare altresì la curiosità ed il gusto dello spettatore, invitandolo ad una riflessione autonoma e ad un confronto post visione. Considerando anche il fatto che dietro un film, riuscito o no, c’è un tentativo che scaturisce da un’idea, c’è impegno, tanto, ci sono speranze ed aspettative, moltissima gente che lavora ed investe e, da non sottovalutare, ci sono sogni.
    Considerando anche il fatto che Uccio De Santis, che lei dichiara, in una risposta ad un lettore, di conoscere e seguire da 10 anni, non è solo l’ideatore ed il protagonista di questo film, bensì ne è il vero e proprio (nell’accezione positiva) deus ex machina e le spiego subito perché: per onore di cronaca è giusto che si sappia che quel contributo finanziario cui lei fa un rapido riferimento (che ammonta a 60.000 euro e che non è stato ancora erogato, per tempi burocratici) non è che una piccolissima parte della cifra totale (che ammonta a circa 1.400.000 euro) che, attraverso operazioni davvero coraggiose, Uccio ha investito praticamente di tasca propria, esponendosi a grandi rischi, e non chissà per quale vezzo di vanità, ma semplicemente perché ha dato forma ad un sogno, personale sì, ma anche allargato, poiché ha messo in moto la macchina cinematografica e dato lavoro a molte persone, tra maestranze ed artisti (alberghi, ristoranti, bar, privati, senza escludere tutto l’indotto turistico della nostra terra incrementato attraverso le immagini, con le locations, e attraverso la permanenza negli stessi luoghi di tutti gli “impiegati” extra regionali). Pare che sia uno dei pochi, se non l’unico, ad aver investito soldi propri, in Italia. Per questo mi sono presa la briga di scriverle: questa è sul serio un’avventura di grande coraggio ed una critica per nulla incoraggiante come la sua, che magari è una gocciolina in un oceano di opinioni, nel suo piccolo rischia d’essere davvero dannosa.
    Umiltà e rispetto sono aspetti da non ignorare, in generale.
    Posto che, comunque, se ci si espone si è tacciabili di ogni tipo di critica, buona o cattiva che sia…purché costruttiva, non ciecamente distruttiva…

    “Dunque, cari lettori, con gli otto euro del biglietto andate a magiare una buona pizza, una delle poche cose che in Italia può ancora aspirare all’eccellenza. Poi, un’ultima considerazione che è anche una preghiera: lasciamo che il cinema lo faccia solo chi sa farlo.” (cit.art.)

    …se dobbiamo lasciare il cinema a chi lo sa fare (e mi piacerebbe che almeno mi dicesse un nome della produzione cinematografica degli ultimi 5 anni che non abbia mai ottenuto un prodotto mal riuscito) allora, universalmente, lasciamo che la critica cinematografica la faccia chi sa farla.

    Cordiali saluti

    Annabella Giordano

    p.s. Se davvero conosce una pizzeria presso la quale si possa mangiare una buona pizza al modico prezzo di 8 euro, la prego me la indichi, anzi, ci andiamo insieme, così avrò il piacere di confrontarmi con lei che, presumo, quegli euro non li abbia neanche spesi per vedere il film…ma mi corregga se sbaglio.

    p.p.s. in effetti c’è molto di personale, poiché io sono una delle attrici del “manipolo”.

    Rispondi
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    mommy's 28/03/2012 a 11:10

    Gent.ma A.Giordano,

    trovo lecito il suo sfogo,dato che ne è coinvolta personalmente…
    ma le critiche si accettano xchè il più delle volte portano gente al cinema…e la gente porta soldi!
    Io ho visto il film…ed è stato come vedere Mudù sul grande schermo cioè…una cosa vista e rivista!
    Da Uccio de Santis che ritengo molto bravo…mi aspettavo che realizzasse qualcosa di NUOVO… di INNOVATIVO…ma ahimè niente!

    P.S.credo che lo “squalificante” dell’articolo si riferisse a questo…e parer mio lo è!

    cordiali saluti

    Rispondi
  6. avatar
    Stefano Gallone 28/03/2012 a 12:02

    Gentile Annabella,
    sono Stefano Gallone, il caposezione Cinema di Wake Up News.
    Premesso che il diritto di critica alla critica è sacrosanto (ci mancherebbe), vorrei solo precisarle alcune cose:
    1) Daniela non ha pagato un biglietto per vedere questo film perchè è prassi comune di tutta la stampa nazionale e internazionale ricevere, dalle distribuzioni, comunicati ufficiali contenenti l’invito all’anteprima stampa che, di solito, si tiene almeno una settimana o qualche giorno prima dell’uscita del film, in modo da poter pubblicare l’articolo il giorno stesso dell’arrivo in sala. Se così non fosse, non ci sarebbe alcun problema a pagare 8 euro o quello che è (come noi della sezione Cinema, quindi anche Daniela, abbiamo sempre fatto quando Wake Up News era appena nato), ma allora non avrebbe più tanto senso scrivere l’articolo cinque giorni dopo. Non le pare? Ci manca solo essere giudicati taccagni, adesso…
    2) Se, una volta vista l’anteprima, il film non è piaciuto all’autore della recensione, fatevene una ragione, non crolla il mondo. Se non piace, non piace e basta. Punto. Da qualche parte ci sarà pur sempre chi, invece, lo ha apprezzato, credo.
    3) Non penso Daniela abbia voluto mettere in discussione l’importanza del lavoro dato ai vari addetti (fondamentale la sua importanza, da questo punto di vista) e dell’impegno di De Santis in tal senso. A me sembra, invece, che la critica si sia rivolta più al giudizio qualitativo relativo al film stesso. Pertanto, i riferimenti esterni legati ad esso, credo siano comunque misurati prevalentemente sempre riguardo al film in sé, inteso come prodotto visionato in sala e non per forza valutato in termini produttivi.
    Ad ogni modo, ovviamente la ringrazio per il dettagliatissimo commento. Ben vengano critiche alle critiche costruttive e assolutamente sensate come lo è la sua.
    Cordiali saluti

    Stefano

    Rispondi
  7. avatar
    Daniela 28/03/2012 a 15:03

    Gentile Annabella,
    innanzitutto la ringrazio per il suo intervento perché innesca (che meraviglia!) un minimo di contraddittorio, dando modo a chi legge di formarsi un’opinione davvero completa sull’argomento.
    Premetto che non oso fregiarmi della qualifica di critico cinematografico, che spetta a ben pochi e più noti nomi e questo la gente lo sa, perché se volesse un’analisi semiotica o più semplicemente “strutturale” e dettagliata del film non andrebbe certo ad affidarsi alle parole di una tale sconosciuta Daniela Dioguardi.
    Il mio sarebbe più corretto definirlo giornalismo cinematografico, quello fatto da chi unendo grande passione, e una minimo di conoscenza di base (chi più chi meno), nutre per il cinema amore e rispetto profondi, seguendone giorno per giorno fausti ed infausti sviluppi. Detto ciò, mi permetta di dire, che persino il critico cinematografico, che ha dalla sua massima esperienza e competenza, non ha propriamente l’obbligo di mantenersi “super partes” come lei chiede.
    E’ vero, non mi aspettavo certo “intellettualismi e arrovellamenti filosofici” ma ho trovato la trama del film talmente banale e la sceneggiatura talmente debole che prima che avvelenata ne sono stata dispiaciuta. Se davvero Uccio De Santis avesse voluto far conoscere quella Puglia dallo spirito genuino, semplice, pulito perché non impegnarsi a scrivere e a mettere in scena una storia più solida, dialoghi più accattivanti, degni di una comicità spiazzante, in grado di attecchire al di là della dimensione locale? Piuttosto mi è sembrato che quello di Uccio sia stato un tentativo di lanciare l’esperimento Mudù su scala nazionale, passando attraverso le sale cinematografiche.
    Come lei dice, il cast a disposizione era davvero buono: ma perché allora non dare loro la possibilità di sviluppare “al meglio” e sottolineo “ al meglio” le proprie potenzialità?
    Continuo precisando che non ho dato del “fallito” al regista Vito Cea, ma ho semplicemente scritto che ha fallito il passo dalla tv al cinema, che mi sembra cosa ben diversa.
    Rispetto, poi, ai sacrifici (economici e non) sostenuti da Uccio, e da tutta la gente e le famiglie coinvolte, mi consenta di dire che si tratta di una questione riferibile a tutte le volte in cui” la macchina cinema “viene messa in moto: i costi, i rischi, sono sempre incredibilmente alti. Ma fa parte del gioco.
    (Piuttosto penso alla cattiva sorte di giovani promettenti e di cineasti meritevoli ma semisconosciuti, che dedicano anima e corpo ai loro progetti, senza veder ricompensati i loro sforzi, solo e unicamente per mancanza di fondi).
    Senza voler fare della polemica gratuita, le dico che per fortuna, almeno da Roma in giù, una buona pizza a 8 euro si può ancora mangiare, e accetto volentieri il suo invito. 
    E se un giorno Uccio decidesse di far partire un tour teatrale su grande scala per far conoscere la sua comicità (che,a mio parere, andrebbe un tantino sprovincializzata per poter attecchire meglio) altro che 8 euro, ne pagherei pure 20 per trascorrere una serata giocosa e senza grandi pretese in sua compagnia. Diciamo pure, che per ora, il palcoscenico è lo spazio che più gli si addice.
    In ultimo, vorrei solo chiarire che il mio articolo voleva essere tutto fuorché offensivo, e mi dispiace che lei lo abbia percepito in questo modo.
    Grazie ancora per essere intervenuta

    Cordialmente,
    Daniela Dioguardi

    Rispondi
  8. avatar
    Antonello Renzi 30/03/2012 a 01:45

    Antonello scrive:
    Gentilissima Annabella Giordano,
    Sono una persona a cui piace andare al cinema anche con la famiglia,
    specie per vedere film leggeri, anche con poche pretese, ma se di pretese non ve ne è neanche l’ombra, allora no-no-no.
    E’ il caso del film -Non me lo dire- che mi ha portato al cinema con la mia famiglia.
    Non sono un critico cinematografico ma sono una persona all’occorrenza critica, alla pari di tutte le persone che vanno al cinema e, all’uscita si commenta.
    Il mio personale commento sul film -non me lo dire-, risponde alle critiche giuste riscontrate nella recensione dell’articolista Daniela Dioguardi che sono convinto abbiano offeso solo lei (parte in causa, sua dichiarazione) senza averne il minimo motivo, e non già il vero leader del film Uccio De Santis (molto bravo)che dalla recensione è stato il più bersagliato.
    Non ho riscontrato parvenza di offesa o maltrattamenti nella recensione di Daniela Dioguardi a carico di nessuno dei soggetti facenti capo al film di cui si sta parlando.
    Quello adottato da Daniela Dioguardi è semplicemente un senso critico, magari forte, ma pur sempre un senso critico, senza toni offensivi,
    poichè ha scritto esattamente ciò che il film le ha trasmesso e come la pensava all’uscita dal cinema.
    Piuttosto, l’unica persona che ha adottato un metodo offensivo è stata proprio lei cara Annabella Giordano quando si è riferita al biglietto non pagato che la distribuzione del suo film ha messo a disposizione della stampa: che squallore, con tale caduta in verticale di stile si è autosqualificata.
    Ritornando alla recensione che tanto non le è piaciuta di Daniela Dioguardi, che è andata anche oltre le semplici critiche cinematografiche quando, benevolmente ha evidenziato e suggerito quali sono stati a suo dire alcuni elementi poco o male sfruttati del film: sceneggiatura debole e inesistente/ cast di nomi storici poco o male utilizzati.
    Non voglio dare l’idea di una difesa di ufficio di Daniela Dioguardi alla quale va tutto il mio personale plauso per aver detto esatttamente come la pensava all’uscita dal cinema senza essere ipocrita; (ce ne fossero tanti).
    Anche per questo sostengo con convinzione la tesi fortemente e giustamente critica sul film e non già sulle persone come ha mal capito solo lei cara Antonella Giordano che farebbe bene, prima a sbollentarsi dalla rabbia che fuoriesce già dal primo rigo della SUA DIFESA D’UFFICIO al film e, quando avrà capito il vero senso critico contenuto nella recensione (meritatamente critica), capirà che dal senso critico possono venir fuori anche cose positive.
    In ultimo: Quando si realizza un film, da chiunque prodotto, sta nelle cose, nella realtà, nei fatti, nelle aspettative che debbasi sotoporre obbligatoriamente alla critica, buona o cattiva che sia:
    1) La critica buona fa rammollire le idee e le persone;
    2) La critica NON buona, che è più costruttiva, deve far rinvigorire le persone bersaglio di tale critica e trarne dei sicuri vantaggi.
    D’altra parte un vecchio proverbio sempre attuale dice: Mazze e panelli fanno i figli belli.
    Detto tanto cara Annabella Giordano,le suggerisco di prendere in considerazione la seconda ipotesi che è il vero senso della recensione che tanto l’ha fatta arrabbiare, e la prossima volta andrà sicuramente meglio; Troverà certamente Daniela Dioguardi a dargliene merito.
    Se il contenuto di questo articolo non la smuoverà dalla sua posizione,allora se ne faccia una ragione perchè, l’unica cosa che è riuscita a guadagnarsi dal suo articolo d’ufficio è una pizza da otto euro che sarò comunque ben felice di offrirgliela quando vorrà; ovviamente è prevista anche la bevanda.

    E’ stato un piacere,
    Cordialità
    Antonello Renzi

    Rispondi
  9. avatar
    SALVATORE 25/08/2012 a 10:08

    non vi e dubbio che sia Enzo che Annabella Giordano sono persone coinvolti nella produzione del film , oppure parenti di qualche protagonista, la verità e che il film non si può guardare , DANIELA DIOGUARDI e stata troppo tenera con la critica al film , forse perchè e pugliese , non dovrebbe, deve fare critica e basta senza sentimentalismi

    Rispondi
  10. avatar
    matilda 13/10/2012 a 20:32

    concordo pienamente sul fatto che il film in questione,risulti molto, ma molto debole ,in contenuti e che non sia altro che un esperimento , mal riuscito del programma mudu’.

    Rispondi

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