Non è un paese a misura di bambini

Bambini vittime di abusi, foto e video comprati e venduti on-line, tragedie quotidiane nel quadro di una legislazione ancora troppo inadeguata e arretrata

di Ilaria Biancacci

Sweet son“Il lupo cattivo” è dentro casa, nascosto tra i sorrisi e gli abbracci di uno zio, un nonno, un cugino o addirittura è mascherato da papà e mamma. Nel nostro paese sono migliaia i bambini che ogni giorno spariscono, vengono sottratti alle loro famiglie, maltrattati e torturati. I carnefici sono delle persone malate che, pur di soddisfare il loro perverso desiderio sessuale, si accaniscono sui più piccoli, perchè indifesi e più facili da raggirare. Non esistono scusanti per tutti coloro che si macchiano di questo delitto.

Il sesto principio della Dichiarazione dei diritti del fanciullo recita:”Il fanciullo, per lo sviluppo armonioso della sua personalità, ha bisogno di amore e di comprensione. Egli deve, per quanto è possibile, crescere sotto le cure e la responsabilità dei genitori e, in ogni caso, in atmosfera d’affetto e di sicurezza materiale e morale“. Ma questi concetti sono estranei a chi, come una bestia, si approfitta di loro, piccoli esseri indifesi.

In Italia il codice penale prevede alcune norme descriventi le tipologie che ledono l’incolumità psichico-fisica dei minori. Per quanto riguarda invece il tema specifico delle violenze sessuali va sottolineato che la recente legge n. 66/1996 permette il superamento della precedente e limitata normativa. Il nuovo strumento legislativo è il frutto di un lunghissimo iter che ha avuto inizio nel 1979, anno in cui furono presentati i primi progetti di riforma. La prima rilevante differenza tra vecchia e nuova normativa è costituita dalla collocazione del reato di violenza sessuale fra i delitti contro la libertà personale invece che tra quelli contro la moralità pubblica ed il buon costume. Ciò rappresenta un cambiamento importante di significato ideologico-culturale, già diffuso nella coscienza sociale ancor prima dell’approvazione definitiva della nuova legge, che mira a proteggere i minorenni, in particolar modo quelli più piccoli (tra i 10 e i 14 anni).

Il 60,9% degli autori di violenza sessuale nel nostro paese è di nazionalità italiana. Il 7,8% sono romeni, il 6,3% marocchini. La stragrande maggioranza delle vittime sono donne, seguono bambini e bambine. Lo dicono i dati del Viminale che, nonostante l’evidenza dimostri il contrario, sottolineano anche una riduzione delle violenze grazie alle forze dell’ordine.

Il “Tredicesimo Rapporto Annuale sulla pedofilia on line” di Telefono Arcobaleno (febbraio 2009) denuncia l’agghiacciante scempio di bambini che si è consumato in questi anni, che non ha nulla di virtuale ma si realizza con quell’abominevole violenza che la furia criminale dei pedofili vuole fotografare e filmare per perpetuare quell’orrore infinite volte nel tempo e nello spazio. Uno scempio di bambini che si è nutrito e avvantaggiato del silenzio spaventoso delle persone oneste, oltre che delle speculazioni economiche che continuano a prevalere con forza su quelle etiche, morali e umanitarie. Venti miliardi di scambi nel web hanno scandito la circolazione di oltre un milione e settecentomila immagini dello strazio di 36.149 bambini, il 42% dei quali ha meno di 7 anni e il 77% ne ha meno di 9.

Stati Uniti d’America, Germania, Russia, Regno Unito, Italia, Francia, Canada e Giappone, ovvero quel “G8” composto dai cosiddetti ‘Paesi industrializzati’, insieme a Spagna e Polonia, rappresentano i tre quarti dei clienti del pedo-business, dell’unico mercato al mondo capace di porsi al di sopra della morale, al di fuori della coscienza e di disporre impunemente della vita altrui. Un mercato formalmente illegale ma di fatto libero, com’è vero che chiunque di noi in questo momento può estrarre dal portafogli la propria carta di credito, scegliere razza, età, genere di perversione sessuale, tratti somatici della bambina preferita e acquistare, pressoché impunemente, la propria collezione fotografica o il proprio film pedofilo. Un giro d’affari che non conosce crisi, che è cresciuto del 149% negli ultimi sei anni.

Uno scenario che disintegra la credibilità delle istituzioni nazionali e sovranazionali, che annienta i valori di libertà e dignità della persona umana e persino la credibilità di ciascuno di noi.

Foto | Stockxchng


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