“Nobody Knows”… quante possibili chiavi di lettura?

 La grande personale al Centro per l’Arte contemporanea Luigi Pecci dedicata a Paolo Canevari

Di Natalia Radicchio

Paolo Canevari Nobody Knows

Paolo Canevari Nobody Knows

Prato – Quale sarà il senso della installazione/performance Nobody Knows (2010) che dà il titolo alla mostra pratese su Paolo Canevari? «Che nessuno sa quale sia l’inspirazione e il vero significato dell’opera e del suo mistero», ha rassicurato l’artista romano durante l’inaugurazione della mostra a lui dedicata dal Centro per l’Arte contemporanea Luigi Pecci.

La grande sfera nera realizzata con un intreccio di battistrada, da cui svetta la figura di un uomo seduto di spalle (che durante l’inaugurazione era l’artista stesso), è il grande globo intorno al quale sembra ruotare come un leitmotiv l’intera serie dei “Globes” distribuita nelle varie sale della mostra.

Un lavoro che richiama, come ha sottolineato Marco Bazzini, direttore del Centro Pecci, “un immaginario popolare e infantile come quello del Piccolo Principe sul suo asteroide o quello del Barone di Münchausen a cavallo di una palla di cannone, storie che introducono a una diversità di mondi possibili”, e che attrae l’attenzione del visitatore richiedendone una partecipazione attiva, una dichiarazione del proprio significato personale.

L’opera d’arte, secondo Canevari, non ha un’interpretazione assoluta e perché la partecipazione dello spettatore si realizzi, questo deve ripulirsi sia dal pregiudizio secondo il quale l’opera d’arte parla una lingua sola che da quei «dogmi che nascono da un modo di pensare comune, da cliché, da icone e da simboli. Io li uso mettendo un po’ a rischio il loro significato, il loro assunto originale. Chiaramente, facendo così, dà modo anche allo spettatore di dare propri significati, in maniera molto democratica», spiega l’artista.

Jesus

Jesus

Molteplici sono dunque i significati attribuibili alle sue opere – che spaziano come genere dal disegno al video, dall’installazione alla performance – a partire da Jesus (1999), la scultura che apre la mostra, in cui un pneumatico d’automobile poggia su un crocifisso ligneo del Settecento. Elemento che può essere assimilato a un’aureola, alla natura popolare di Cristo, uomo comune che viene dal mondo del lavoro, o al mondo stesso, per cui Cristo è una sorta di atlante che porta sulle spalle il peso dell’umanità.

Paolo Canevari – Nobody knows ripercorre, fino all’1 agosto, le tappe fondamentali dell’attività dell’artista, dai film di animazione prodotti per Blobcartoon-Rai 3 nei primi anni Novanta alle prime sculture in camera d’aria (Elmi, 1990) e presenta opere realizzate per l’occasione come la già citata Nobody Knows (2010).

Uno dei materiali caratterizzanti delle sue opere è proprio la gomma delle camere d’aria e dei pneumatici: materiale semplice, facile da trovare, lavorare e trasportare. Rappresenta inoltre uno dei simboli della decadenza della civiltà occidentale, e richiama alla mente, nei carrarmati coi nomi degli apostoli (Thanks, 2009), i conflitti in nome del petrolio e della religione.

In mostra anche il video di dodici minuti Bouncing Skull (2007), presentato alla 52a Biennale di Venezia e oggi nella collezione permanente del MoMA di New York.

Nel video, girato con la camera fissa posta a terra in un quartiere bombardato di Belgrado, un ragazzino che gioca a calcio con quello che poi si rivela essere un teschio umano ci presenta con ironia e inclemenza le contraddizioni della società odierna. Il curatore della mostra, Germano Celant, ha scelto di collocare questo lavoro, che racchiude un po’ il messaggio dell’intera opera di Paolo Canevari, al termine del percorso espositivo.

 

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