“Noah”, Aronofsky e Crowe alle prese col diluvio universale – La recensione

Da oggi nelle sale italiane il kolossal di Darren Aronofsky sulla storia del diluvio universale, con Russel Crowe nei panni di Noè

Fa oggi il suo trionfale ingresso nelle sale italiane Noah, il primo kolossal sul diluvio universale diretto da Darren Aronofsky, regista del cult Requiem for a Dream, The Wrestler (vincitore del Leone D’Oro al Festival di Venezia del 2008) e il più recente Il cigno nero, che gli valse la nomination all’Oscar come miglior regista nel 2011 e che ha fatto guadagnare la statuetta d’oro alla protagonista Natalie Portman.

LA STORIA E IL CAST – Nei panni di Noè, l’uomo destinato a salvare tutti gli animali della Terra dalla furia del diluvio universale, il premio Oscar Russel Crowe, affiancato da Jennifer Connelly (che aveva già collaborato con Aronofsky in Requiem for a Dream e con Crowe in A Beautiful Mind, film per cui l’attrice ha vinto l’Oscar) nei panni della consorte Naameh, il cui nome non è citato nella Bibbia ma è stato inserito dal regista e dal co-sceneggiatore Ari Handel. Nel ruolo dei figli di Noè, Sem, Cam e Jafet, destinati a dar vita a una nuova generazione sulla Terra, troviamo rispettivamente Douglas Booth (direttamente dalla serie TV targata BBC Grandi Speranze), Logan Lerman (Percy Jackson, Noi siamo infinito) e l’esordiente Leo Carroll. Chiude il cast Emma Watson (Harry Potter, Bling Ring), nel ruolo della figlia adottiva di Noè e sposa del suo primogenito, Sem. La storia è ben nota a tutti: dopo Adamo ed Eva, la discendenza di Caino ha lordato il mondo col peccato, l’odio e la violenza. Dio sceglie allora Noè, l’ultimo uomo giusto sulla Terra, per costruire un’arca e salvare una coppia di animali per ogni specie, prima che il diluvio universale spazi via terre e uomini.

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Russel Crowe in una scena del film

Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo aveva pervertito la sua condotta sulla terra. Allora Dio disse a Noè: “È venuta per me la fine di ogni uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io li distruggerò insieme con la terra” Genesi, 6, 12-13

ARONOFSKY E IL MITO DEL DILUVIO - Il diluvio universale è una sorta di topos letterario, o meglio un mitologema, un elemento minimo di un insieme di materiale mitico che viene continuamente rivisitato, plasmato e riorganizzato in diverse versioni, ma che conserva intatta, di fatto, la stessa storia, lo stesso racconto primordiale. Il diluvio è infatti un tema ricorrente, seppur declinato in modi diversi, in molte culture: oltre alla Bibbia, esso è citato ad esempio nel Matsya Purāṇa, il primo e più antico testo sacro della religione induista, nella cultura greca (il mito di Deucalione) e nell’Epopea di Gilgamesh, l’eroe della mitologia babilonese. Nella Bibbia, al diluvio universale sono dedicati i capitoli dal sesto al nono del libro della Genesi, una quantità certo esigua rispetto all’enorme contenuto delle Sacre Scritture. Nonostante questo, Aronofsky, che si era già cimentato coi rimandi biblici in The Fountain – L’albero della vita, confeziona un’opera ambiziosa e complessa, ricca di rimandi e metafore, dalla durata di più di due ore, realizzata dopo un imponente lavoro di documentazione (oltre alla Bibbia, infatti, il regista ha consultato i cosiddetti “Rotoli del Mar Morto”, il “Libro di Enoch”, l’opera attribuita al bisnonno di Noè, padre di Matusalemme, che in Noah ha il volto di Anthony Hopkins, e il “Libro dei Giubilei”).

Emma Watson in una scena del film

Emma Watson in una scena del film

AMBIENTE, RELIGIONE E SENTIMENTO – Il complesso messaggio di Aronofsky spazia insomma dalla causa ambientalista (difficile non vedere nei discendenti di Caino gli uomini del nostro secolo, impavidi distruttori e sfruttatori della natura) alla riflessione religiosa, tentando di unire, in una (onestamente) splendida sequenza realizzata con la tecnica del time-lapse, la prospettiva scientifica e quella religiosa in merito alla creazione (raccontata dalla voce fuori campo di Noè – Crowe). Interessante, ma poi sfruttata fino all’esasperazione, anche l’ambientazione atemporale del film, un mondo remoto dalle atmosfere quasi tolkeniane, in cui esistono ancora retaggi di magia tra gli uomini e le stelle sembrano essere più luminose. Eccezion fatta per gli elementi suddetti, però, Aronofksy finisce per infarcire di elementi poco credibili un racconto dall’alto valore simbolico come quello del diluvio, a partire dai Giganti (citati sì nella Bibbia ma non descritti nello specifico), che nella trasposizione del regista sono angeli caduti tramutati in enormi sseri di pietra e fango (e che sembrano presi in prestito da fantasy come Il Signore degli Anelli o La storia infinita). La storia di Noè non è insomma la Storia di Mosé (di cui la storia del cinema e della televisione abbonda, guarda caso, di film e sceneggiati) e si presta certo molto meno a un racconto romanzato fatto di sentimentalismi ed eccessive metafore, che a conti fatti non fanno altro che minare la coerenza e la credibilità della trama nel suo complesso.

Noah è, in sintesi, un film a effetto boomerang, una pellicola che parte da seri presupposti ma che risente inevitabilmente degli elementi del più commerciale dei blockbuster (l’antagonista malvagio e spietato, le lotte corpo a corpo, i super effetti speciali, gli attori noti al grande pubblico) e che risulta soprattutto confuso, poco credibile ed eccessivo dal primo all’ultimo minuto.

David Di Benedetti

@davidibenedetti

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