No Tav. A Milano il Movimento si dissocia e poi si riassocia

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Tratto FS Rogoredo-Lambrate

Roma – Per una che ne combina giusta, il Movimento No Tav, dieci ne sbaglia. Le ultime notizie di cronaca sono le seguenti.

Nella notte tra domenica e lunedì scorso una molotov manda in tilt una centralina per lo smistamento della viabilità ferroviaria tra le stazioni di Rogoredo e Lambrate, periferia est di Milano. Le bombe incendiarie erano 4, destinate alle 4 centraline dislocate lungo le sezioni Milano-Genova, Milano-Bologna. Scopo: paralizzare la corsa treni della regione. Solo una è andata a segno. Risultato 8 ore di ritardi e un milione di danni che la collettività sarà felice di pagare.

Accanto al luogo dell’azione, parecchie scritte No-Tav e altre riguardanti i due volti dell’emisfero anarco-insurrezionalista nazionale ed internazionale, Edoardo Massari e Maria Soledad Rosas, morti suicidi in carcere nel 1998.

Sull’azione come sulla rivendicazioni indaga la Digos e sarà perché il Movimento non vuole grane dirette con la giustizia o per la presa d’atto della violenza scaturita, fatto sta che accade una cosa molto positiva: il Movimento No-Tav, con una nota ufficiale, nega qualsiasi coinvolgimento nella vicenda: ‹‹Queste azioni non rietrano nelle nostre metodologie di lotta, che sono – spiegano – metodologie popolari e fatte alla luce del sole››. Uno pensa, evviva.

Finalmente i dissidenti del treno si sono dissociati da loro stessi. Cominciano a prendere le distanze da tutti i pazzi armati di bombe, badili e sassaiola varia ed eventuale usati – settimane fa – per cercar di atterrare la polizia in difesa del cantiere in Valsusa. Hanno capito che un’opera pubblica non può diventare il pretesto per ingaggiare lotte di potere contro lo Stato e contro chi lo rappresenta. Uno non fa in tempo a finire di pensare queste cose che arriva la seconda notizia.

Mercoledì scorso il Comune della capitale lombarda è stato occupato da un gruppetto di appertenenti al centro sociale “Il cantiere”. Scopo: impedire che il procuratore capo di Torino, Giancarlo Caselli, presentasse il proprio libro Assalto alla giustizia.

Il perché i militanti ce l’abbiano con Caselli è presto detto: egli ha mandato in galera alcuni esponenti No Tav rei di fatti violenti in Valsusa e per questo è entrato nella lista nera del Movimento divenendo oggetto di insulti, minacce di morte e di tentato boicotaggio.

L’occupazione è terminata con quanto segue: i No Tav sono stati fatti sloggiare nel giro di due ore dopo essersi definiti i ‹‹nuovi partigiani›› della nuova resistenza; Carlo Smuraglia, presidente dell’Anpi organizzatore dell’evento a Palazzo Marino, ha rilasciato una seccata intervista a La Stampa a proposito dello strampalato paragone: ‹‹I partigiani sono stati coloro che anche a costo della loro vita, si sono battuti perché tutti avessero la libertà. Anche la libertà di esprimere le proprie idee […]››. Quanto a Caselli, il giudice sempre a La Stampa ha dichiarato quanto segue: ‹‹Non compete a noi magistrati giudicare se i No Tav abbiano ragione. Però se quel movimento non si dissocia senza se e senza ma da ogni violenza rischia di passare dalla parte del torto››. ‹‹Chi parla di squadrismo in azione vede giusto››.

L’unico a non essersi pronunciato è stato il Movimento che non dissociandosi, evidentemente approva il gesto e i suoi slogan. E sia. Tuttavia, poiché neppure queste “azioni alla luce del sole” sono accettabili è bene riprendere quanto si diceva in questa sede, tempo fa, sull’argomento No Tav e chiarire qualche punto.

Intimidire, vilipendere e/o aggredire la cosa pubblica o un individuo, tanto più se un rappresentante dello Stato, tanto più se in divisa e nel pieno svolgimento del

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Incursione No Tav a Palazzo Marino

proprio ruolo di tutore dell’ordine (vedi Valsusa) è un reato.

Denunciare il fatto non è ideologia ma senso dello Stato. Roba che non torna utile solo per celebrare l’Unità d’Italia o per dare dell’incivilone a chi non vuol cantar l’inno di Mameli. Non denunciarlo, invece, vuol dire rendersene complici. E poiché di essere conniventi con chi tenta di smantellare l’ordine costituito non si ha voglia, è bene ricordarlo: certe “metodologia di lotta” – per citare il gergo No Tav – sono da sempre l’anticamera di dittature e storture sociali di settantottina memoria.

Dice Caselli: il movimento No Tav, definindosi partigiano, opera: ‹‹appropriazione indebita di valori sacri. Si tratta di offrire ai revisionisti e ai negazionisti della Resistenza argomenti formidabili per cercare di cancellare la Costituzione che ne è derivata››. Chi concorda con l’analisi, gli può credere.

Chantal Cresta

Foto || ilgiorno.it; cronaca-liquida.it; lastampa.it

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2 Risponde a No Tav. A Milano il Movimento si dissocia e poi si riassocia

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    Asmodaeus 30/03/2012 a 08:24

    Eccone un’altra che scrive tanto per farsi vedere sperando che la messa in vendita della sua penna un domani le riempia le tasche.
    INFORMATI e poi scrivi altrimenti lascia perdere, cerca di diventare brava perchè lo meriti. Di giornalisti venduti è piena la stampa e la concorrenza è spietata.

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  2. avatar
    Chantal Cresta 31/03/2012 a 19:11

    Poveri giornalisti, di che nomea vivono. O sono parziali o sono disinformati. Comunque sempre venduti. E non sia mai che possano avere la propria visione della realtà, altrimenti sono pure in malafede. Tentano di convincere e non di informare (qualsiasi cosa significhi la battuta che tempo fa sentii). Gentaglia…
    Sempre detto io: meglio andare a fare il bagnino a Jesolo. Sole, mare e bei ragazzi in costume.

    Rispondi

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