NO, i giorni dell’arcobaleno – Recensione

no i giorni dell'arcobaleno

Locandina del film (movieplayer.it)

Augusto Pinochet divenne dittatore del Cile nel settembre del 1973 con un colpo di stato militare. La sua dittatura realizzò quello che venne definito dal premio Nobel Milton Friedman il “miracolo del Cile”, una crescita industriale ed economica incredibile per un Paese di una parte del mondo fortemente arretrata come l’America Latina. Al benessere acquisito dalle classi borghesi, che videro crescere notevolmente le proprie ricchezze, si accompagnò però una forte repressione dell’opposizione, con l’uccisione di circa 3000 oppositori politici su 130.000 arrestati in maniera arbitraria, sistematiche violazioni dei diritti umani, comprese sparizioni forzate e 600.000 prigionieri torturati. Augusto Pinochet vanta, però, un altro record: fu il primo dittatore nella storia a essere spodestato da un referendum popolare. Nel 1988, infatti, a seguito della pressione delle forze internazionali, il dittatore fu costretto a indire un referendum allo scopo di rimanere alla guida del Paese. Fu allora che i leader dell’opposizione convinsero un giovane e audace pubblicitario, di nome René Saavedra, a condurre la campagna per il “NO”. Con pochi mezzi a disposizione e sotto il controllo costante del dittatore, il giovane pubblicitario e il suo team concepirono un ambizioso progetto per vincere le elezioni e liberare il Paese dall’oppressione.

Tratto dall’opera teatrale The Referendum di Antonio Skarmeta, vincitore del premio Quinzaine des Réalisateurs al Festival di Cannes dello scorso anno e candidato agli Oscar 2013 come miglior film straniero, NO, i giorni dell’arcobaleno è il quarto lungometraggio del regista Pablo Larraín, cileno, classe 1976. Il film, in uscita giovedì 9 maggio distribuito dalla Bolero Film, è il terzo capitolo di una trilogia iniziata nel 2007 con Tony Manero e continuata con Post Mortem nel 2010, nei quali si raccontavano rispettivamente il momento più violento della dittatura di Pinochet e la sua nascita. NO chiude la trilogia raccontando la fine di un’epoca, il primo vero momento d’ingresso nella vita moderna di un Paese dell’America Latina come il Cile, che per quasi vent’anni fu costretto a vivere isolato nel terrore e nella repressione. Attraverso il personaggio di René Saavedra, interpretato dal messicano Gael García Bernal (I diari della motocicletta, La mala educación), Larraín racconta la trasformazione di un popolo, di una Nazione che ebbe il coraggio di liberarsi dalla paura e conquistare finalmente una speranza attraverso il voto.

no i giorni dell'arcobaleno

Gael García Bernal e Pascal Montero in una scena del film (cinematografo.it)

NO è un sentito inno alla libertà, un vero atto d’amore per la propria nazione, nonché una fredda riflessione sulle capacità dei media di massa, in grado di influenzare le decisioni di un intero popolo con la sola forza delle immagini. Larraín riflette su questo inquietante aspetto, che per molti versi è ancora fortemente attuale anche in alcune democrazie liberali, mostrando due facce di una stessa medaglia: da una parte, la comunicazione della campagna del SI, che faceva leva sulla paura, sul terrore della guerra e della fame, rievocando alla memoria della popolazione la povertà patita prima della dittatura, dall’altra la campagna del NO, che sotto il segno di un colorato arcobaleno tentò di portare speranza e allegria, le cose di cui, più di tutto, aveva bisogno il popolo cileno. Una contrapposizione che, però, non fu solo comunicativa, ma anche generazionale: alla staticità e al conservatorismo dei vecchi generali e ministri sostenitori del partito si opponeva la creatività e la vitalità dei giovani artisti sostenitori del NO, desiderosi di riappropriarsi della libertà negata e di “pensare al proprio futuro”.

Lo scontro è raccontato da una sottile e malinconia ironia che accompagna tutta la pellicola e che culmina proprio nelle campagne pubblicitarie delle due fazioni. Da una parte la campagna del NO, dai toni ironici, leggeri e pacati, dall’altra quella del SI che, tentando di imitare la creatività della campagna del NO, mostrava i sostenitori del NO come filo-comunisti. Basta poco, dice Larraín, per insabbiare la verità e screditare i propri oppositori, se si possiedono i mezzi appropriati per farlo: NO è anche per questo un film estremamente attuale e ben applicabile ai giorni nostri, in cui nuove istanze politiche in grado di minacciare lo status quo vengono sottoposte a campagne mediatiche denigratorie, in un clima da cripto-fascismo.

Con un’affascinante resa visiva, grazie all’uso di telecamere d’epoca e all’aspect ratio 4:3 che permette di non distinguere le immagini di repertorio da quelle di finzione, il film dimostra come ogni società debba affidare agli artisti e ai creativi la propria identità, perché solo essi, con le proprie capacità, apportano alla società quel quid che più di tutto rende coesa una nazione: l’arte, l’unico mezzo di espressione che supera il tempo e le ideologie.

(Foto: movieplayer.it; cineblog.it; cinematografo.it)

David Di Benedetti

@davidibenedetti

[youtube]http://youtu.be/6l9QksdCfV0[/youtube]

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