No al decreto salva-liste…il Governo corre ai ripari

La commissione Affari costituzionali ha già approntato un testo, di un unico articolo, che è stato licenziato il giorno dopo la votazione ed è pronto per l’esame in Assemblea

di Sabina Sestu

Italo Bocchino

Un momento di sbigottimento e poi esultanza. L’opposizione rimane per un po’ interdetta, non si aspettava di certo la vittoria. Ma i numeri sul tabellone dell’aula di Montecitorio parlano chiaro: 262 sì contro 254 no. L’emendamento soppressivo del decreto salva-liste passa per otto voti:  il decreto-legge n. 29 del 5 marzo 2010 non esiste più. Per la vittoria dell’emendamento, presentato da Gianclaudio Bressa del Pd, sono state determinanti le assenze in maggioranza. Mancavano, infatti, all’appello 38 deputati del Pdl e 4 della Lega. Tra le file del Partito della Libertà non erano presenti in aula nomi eccellenti come il capogruppo Fabrizio Cicchitto, il vicepresidente della Camera Maurizio Lupi, Niccolò Ghedini e Denis Verdini. Erano assenti anche diversi esponenti del governo, per lo più in missione. Forse un’eccessiva sicurezza tra i banchi del Pdl ha portato alla sconfitta del decreto pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 54 del 6 marzo 2010.

«Si troverà una soluzione normativa – aveva commentato a caldo martedì scorso il vicepresidente dei deputati del Pdl, Italo Bocchino -. Resta il dispiacere che siamo andati sotto perché c’erano troppi assenti. Rischi oggettivi – si affretta a sottolineare Bocchino - non mi pare che ce ne siano. Nella vita si vince e si perde, noi vinciamo le elezioni e loro vincono queste cose che poi si possono sanare».
Massimo Donadi, capogruppo di Idv alla Camera, ha a sua volta commentato: «Siamo di fronte ad un governo indecente. Prima vara provvedimenti vergognosi poi non ha il coraggio di venire in Parlamento e metterci la faccia per approvarli. Avranno pure vinto le elezioni ma non hanno la dignità di governare il paese».  

«Una sconfitta politica per la maggioranza ed il Governo: aggiungendo pasticcio a pasticcio, finiscono vittime della loro stessa arroganza»  ha commentato Bersani, segretario del PD.  

Maurizio Turco

Ma a due giorni dalla soppressione del decreto, il Governo ha già pronta la “leggina” che salva gli effetti del dl “salva-liste”Il testo, di un unico articolo, è stato infatti licenziato mercoledì dalla Commissione Affari Costituzionali. L’Aula della Camera ha iniziato l’esame alle nove e mezza di giovedì 15 aprile. 

I radicali criticano fermamente il tentativo del governo di boicottare la soppressione dell’emendamento. «Come già fatto oggi in commissione Affari costituzionali e nelle commissioni chiamate ad esprimersi sul provvedimento – spiega Maurizio Turco, radicale eletto nel Pd – anche alla Camera i radicali voteranno contro la legge che sana gli effetti del decreto legge salva-liste bocciato dall’aula. Abbiamo già contestato – prosegue – non solo l’illegalità costituzionale del decreto legge ma dell’intero procedimento elettorale che ha riguardato le elezioni regionali. Dalla presentazione delle liste, al decreto salva-liste, alla cancellazione della campagna elettorale, all’occupazione televisiva, è stato un susseguirsi di violazioni di regolamenti, leggi e infine della stessa Costituzione. Sostenere che ormai il voto c’è stato, che va rispettata la volontà popolare e che di conseguenza vanno sanati gli effetti del decreto bocciato dal Parlamento a nostro avviso non è la dimostrazione di avere senso dello Stato (di diritto) ma semmai di averlo perso».

È un caso comunque unico quello successo martedì a Montecitorio. Non era mai accaduta la reiezione di un decreto legge con l’approvazione di un emendamento interamente soppressivo del suo testo. Sono una prassi consolidata gli emendamenti che mirano a sopprimere l’intero articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto. Ma mai prima di martedì un emendamento di questo genere era stato approvato.

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