No al burkini, sì al bikini: la protesta delle donne musulmane

Dopo la sfilata in bikini delle 3mila donne algerine, grazie alla condivisione social, oggi tante altre musulmane nel mondo protestano contro il burkini

Dalla primavera araba, all’estate araba tutta in rosa. Questa volta, sono infatti le donne ad aver innescato il motore della protesta contro la violazione dei diritti del gentil sesso, contro la misoginia e il maschilismo, pilastri portanti del fondamentalismo islamico. Tre mila donne algerine, lo scorso 14 luglio, si sono date appuntamento sulle spiagge della località balneare di Annaba indossando, rigorosamente, un bikini. La temeraria rivolta, palesemente indirizzata alle frange musulmane integraliste che vorrebbero vederle infagottate in avvilenti burkini, ha avuto un effetto sorprendente. Grazie alla condivisione sui social network, l’insubordinato défilé in due pezzi ha infatti raggiunto ogni angolo di sabbia nel mondo. E così, a rischio di ripercussioni fisiche, psicologiche e legali la rivolta anti-sessista si è diffusa a macchia d’olio ovunque, tanto da conquistare le pagine dei giornali locali e internazionali.

(ph: globalist.it)

(ph: globalist.it)

MODA PRIMAVERA-ESTATE SIN DAL 1993No burkini, no beach party! È un banale semplificazione – travestita da battuta – di quel che in verità è uno dei rigidi comandamenti della religione islamica. Alle donne musulmane, infatti, non è consentito mostrarsi con indosso il tipico costume occidentale. I loro indumenti da spiaggia sono i pantaloni sino alla caviglia, la tunica e il velo sulla testa. Null’altro che un burka versione estiva, il burkini appunto, noto anche come costume da bagno sharia e hijab da nuoto.

I VIGILANTI - Trasgredire alle norme non è affatto semplice. Nel 2014 sono stati istituiti i cosiddetti Comitati per il pudore, gruppi di uomini con il compito di sorvegliare le spiagge ed assicurare il rispetto dei valori e della cultura musulmana. Servizio, questo, che molto spesso si traduce in forme di intimidazioni e minacce nei confronti delle bagnanti musulmane in costume. Oggi, la vigilanza si è fatta anche social. Non pochi integerrimi adepti dell’ortodossia balneare hanno, infatti, adottato il metodo della denuncia tramite Facebook. Nello specifico, se una “spudorata dissenziente” viene avvistata nel loro raggio d’azione, questa, è subito posta al banco virtuale degli imputati e incriminata dinanzi alla piazza cibernetica.

Antonietta Mente

@AntoMente

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