No al 41 bis per il boss Raffaele Cutolo. Sul web la petizione choc

Raffaele Cutolo

Napoli - Raffaele Cutolo a 73 anni torna a far parlare di sé. L’uomo, che negli anni Settanta ha creato la Nuova Camorra organizzata, definito il boss, o’ professore, che ha scritto una delle pagine più cruente della storia campana, che ha ispirato il don Raffaé di De André, da 50 anni girovago delle carceri di massima sicurezza e da 21 in 41bis, è il protagonista di una petizione online,per concedere al boss misure alternative al carcere.

L’iniziativa è stata presa a cuore da un assistente sociale, al servizio del comune di Frattamaggiore, Francesco Farzese, studioso di criminologia. L’uomo sostiene che: «Ho approfondito la storia di Cutolo e ho sostenuto che il carcere duro è regime detentivo da rivedere».

Insieme a Santino Simonetti di Nola, Patrizio De Simone di Saviano e Bianca Bianco, infatti, Franzese ha ideato un sito e una pagina Facebook per difendere i diritti di un uomo (Cutolo) ormai malato e che pare soffra di depressione. Sembrerebbe che del “vecchio Cutolo” sanguinario, omicida, sia sparita ogni traccia: il “buon” don Raffaé si dichiara convertito alla fede anche grazie ai rapporti epistolari con il vescovo Raffaele Nogaro.

Un po’ stridente, però, se ci si sofferma a pensare sulla vicenda, il nome del centro culturale che promuove questa petizione: Don Peppe Diana, ucciso, ironia del destino, proprio dai Casalesi per la sua lotta contro la criminalità organizzata.

Ovviamente Farzese, fondatore del centro Diana a Saviano, querela chiunque associ il loro nome alla criminalità organizzata, ribadendo che: «Non siamo neanche vicini alla famiglia Cutolo, io ho conosciuto la moglie solo per la preparazione della mia tesi e da questa è emerso che Cutolo non risulta essere inserito in alcun programma rieducativo e riabilitativo».

Da parte dell’assistente sociale di Saviano, liberare Cutolo sarebbe un puro atto di altruismo, ma di tutt’altro parere è il coordinatore del centro culturale in memoria di Don Peppe Diana di Casal di Principe, Valerio Taglione che prende le distanze dalla petizione: «Non c’è copyright sul nome. Noi abbiamo storicamente legami con la famiglia di don Peppe, da dieci anni siamo impegnati sul territorio. L’iniziativa degli animatori di quel centro ci lascia esterefatti e perplessi. Mi risulta che il Comune di Saviano sappia poco del centro, ma in questo Paese ognuno è libero di fare ciò che vuole. Non credo però che don Diana avrebbe appoggiato l’iniziativa».

Indignati e spaventati da questa iniziativa sono le famiglie delle vittime di Cutolo, che si augurano che questa petizione venga respinta.

Il relatore della tesi che ha scritto Franzese, che lo avrebbe portato a perorare questa causa, Isaia Sales, prende le distanze da questa decisione e sostiene che:«Il 41-bis sia strumento utile e indispensabile nella repressione del fenomeno mafioso».

La speranza comune è che la giustizia faccia il suo corso e che la violenza, le ingiustizie e le barbarie contro l’umanità vengano riscattate, sempre, ovviamente nel rispetto della dignità umana.

Mariateresa Scionti

@marysha87

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