Nilo: sorgente di vita e ragione di stato

A chi appartiene quello che forse è il fiume più lungo del mondo? Sarà una guerra a deciderlo

di Chantal Cresta

Nile
La verde Valle del Nilo

Se si chiedesse ad un occidentale dove scorre il fiume Nilo certamente risponderebbe, Egitto. Per quanto corretta, la risposta è parziale e, forse, sarebbe determinata più da un certo immaginario collettivo dicotomico – Nilo/antica civiltà egiziana – piuttosto che da una reale conoscenza del percorso di questo millenario corso d’acqua e del suo ruolo geopolitico nell’Africa orientale. Dunque, varrebbe la pena riformulare la domanda: dove nasce il fiume Nilo e quali terre bagna?

Le origini – Grazie all’estenuante lavoro di figure come James August Grant, Samuel e Florence Baker, il Dr. David Livingstone o Henry Morton Stanley, che dalla metà ‘800 in poi si dedicarono a tempo pieno alla scoperta di questo fiume, oggi è facile dare delle pronte risposte. Il Nilo copre una lunghezza di 6.671 Km, ed è l’unione di 2 grandi affluenti: il White Nile e il Blue Nile. Il primo trova la sua fonte nella regione dei Grandi Laghi, in Africa centrale, corre verso nord-est lungo la Tanzania e l’Uganda e si inoltra fino al Sudan meridionale. Il Blue Nile, invece, ha origine dal Lago Tana in Ethiopia e muovendosi verso il Sudan si incrocia con il White Nile nella zona di Khartoum. Una volta unitisi, i 2 affluenti procedono verso l’Egitto fino al grande delta mediterraneo. Dunque, tra rivoli, corsi secondari e braccia diramate, il Nilo scorre lungo il Burundi, il Rwanda, la Tanzania, l’Uganda, percorre il Sudan da sud a nord ed entra in Egitto, incluendo nel suo bacino idrografico anche parte della Repubblica Democratica del Congo, il Kenya, l’Ethiopia e una porzione di Eritrea.

La politica – Una decina di nazioni dipendono dal Nilo in maniera pressochè totale sia per quanto riguarda gli approvvigionamenti idrici a scopi alimentari ed igenici, sia come fonte principale di energia. Perciò, pare stupefacente come ad oggi, in Africa, manchi una concreta politica di spartizione dell’acqua fluviaria. La ragione è antica e risale all’epoca coloniale. Nel 1929, la Gran Bretagna, ancora paese colonico in terra d’Egitto e in Sudan, concordò con i 2 territori controllati un trattato bilaterale per l’utilizzo esclusivo delle acque del Nilo. Nel 1959, l’accordo venne rivisto e reso ulteriormente vincolante estromettendo di fatto, dalla gestione del fiume, ogni altro paese. Attualmente, la situazione non è molto diversa: da una parte vi sono Egitto e Sudan a forte densità desertica che rivendicano il controllo dell’acqua in virtù del loro “diritto storico” e dall’altra 8 paesi che richiedono a gran voce la possibilità di discutere una spartizione più equanime del fiume. Cosa, quest’ultima esclusa a priori dall’Egitto il quale si dice pronto a rappresaglie militari contro chiunque si frapponesse fra i 2 stati e l’oro azzurro.

Nile
Il Nilo è una risorsa anche come via di comunicazione e trasporto

Così i paesi estromessi hanno iniziato a praticare il boicottaggio e la ritorsione. Nel 2008, l’Uganda ha cessato di fornire all’Egitto i dati relativi al flusso del fiume e il paese mediterraneo, unitamente all’alleato Sudan hanno rifiutato lo scorso aprile di firmare l’accordo promosso dall’associazione Nile Basin Initiative, istituita nel 1999 con un’intesa di tutti i 10 paesi interessati dalle acque del Nilo, al fine di arrivare ad una spartizione del letto fluviario, nonché dei suoi benefici economici più equa, ragionevole e pacifica. Dunque, nulla di strano se l’ultimo rifiuto sudan-egiziano alle trattative è apparso non solo come un mancato riconoscimento internazionale dei paesi africani orientali ma anche un dispregio nei confronti di una diplomazia tesa alla cooperazione non belligerante. Così, la risposta dei paesi offesi è stata rapida: nel maggio di quest’anno, Uganda, Tanzania, Rwanda, Ethiopia e Kenya hanno firmato il River Nile Basin co-operative Framework, e presto anche la Repubblica Democratica congolese e il Burundi si aggiungeranno alla lista. L’accordo prevende la spartizione delle acque del fiume secondo le necessità climatiche, idroelettriche e demografiche dei singoli Stati con l’estromissione dell’Egitto e del Sudan. In soldoni, una implicita dichiarazione di guerra. Tanto più che l’Ethiopia, per soddisfare il suo sempre crescente fabbisogno energetico, è attualmente in trattative con l’Egitto e il Sudan per la costruzione di una diga alla bocca del Lago Tana. Un progetto che, in condizioni di pace, dovrebbe garantire energia elettrica nel territorio etiope e nei paesi interessati dal fiume, ma nel pieno di una situazione belligerante diverrebbe ulteriore motivo di accanimento e scontro.

Così, la situazione resta tesa mentre il Nilo continua il suo commino verso il delta, incurante del fatto che, ancora una volta, sta per diventare il centro del prossimo conflitto armato al fine di controllare il bene primario per eccellenza, l’acqua.


http://www.youtube.com/watch?v=aIgw2T42g2Q

FOTO via/ http://upload.wikimedia.org

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