Nigeria: è guerra di religione

La decisione di costruire una moschea a Jos, nel centro della Nigeria, ha portato agli scontri tra cristiani e musulmani. Dopo 4 giorni di guerriglia sono 450 i morti

di Nicola Gilardi

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Nigeria

Questa volta non si tratta né di diamanti, né di riserve petrolio. A far scattare la scintilla in Nigeria è stata la decisione di voler costruire una moschea a Jos, cittadina dove vivono 500mila persone a maggioranza cristiana. Gli scontri sono iniziati già domenica e il governo ha deciso di intervenire con le forze armate per cercare di smorzare la violenza, imponendo anche il coprifuoco per gli abitanti. Dopo 4 giorni di scontri, però, i morti sono arrivati a 450, mentre i feriti sono circa 800.

I precedenti sono comunque numerosi. Nel novembre del 2008, in concomitanza con le elezioni, ci furono degli scontri fra cristiani e musulmani che portarono alla morte di 381 persone e all’arresto di 350. La portata di quell’evento fu sconvolgente, tanto che in 10mila dovettero cercare rifugio nei luoghi di culto religioso, negli ospedali e nelle caserme.
Nel luglio del 2009, uno scontro tra fondamentalisti islamici e polizia, portò alla morte di 600 persone. Mentre a dicembre i morti furono “soltanto” 70.

Secondo l’arcivescovo Ignatius Ayau Kaigama, le ragioni degli scontri sarebbero etniche e politiche, piuttosto che religiose. «All’origine degli scontri odierni, come quelli del novembre 2008, vi sono i contrasti tra gli hausa, di religione musulmana, e le popolazioni indigene, in gran parte cristiane, per il controllo politico della città».

071011_africa_0L’intervento delle forze dell’ordine non ha, fin ora, migliorato la situazione. Stando ad alcune fonti, i militari potrebbero schierarsi al fianco di una delle fazioni in lotta, aggravando così la violenza dello scontro. La situazione della popolazione è molto difficile.
«Le vittime sono centinaia e i soldati non proteggono l’ordine, ma spesso prendono la parte di una fazione o dell’altra» ha dichiarato Leonello Fani, capo progetto della ONG Apurimac presente in Nigeria.

Gli sfollati sono intorno a 20mila ed il coprifuoco imposto dalle forze dell’ordine rende difficili gli approvvigionamenti alimentari e sanitari. A confermarlo è Mark Lipdo, coordinatore della Stefanus Aid che offre soccorso locale: «La piu’ grande sfida che ci troviamo a fronteggiare è quella di fornire cibo, cure ed acqua agli sfollati che si trovano nei campi ed il cui numero si è gonfiato».
A sottolineare le difficoltà è anche Awwalu Mohammed, capo della Croce Rossa che ha detto: «La situazione degli sfollati è peggiorata. In 5 campi di soccorso sono scoppiate le tubature».

La popolazione nigeriana si suddivide equamente fra cristiani e musulmani. Gli scontri non sono all’ordine del giorno. In molte occasioni interviene la politica a strumentalizzare gli scontri, utilizzando proprio la religione per ottenere consenso e potere, molto spesso con la violenza.

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