Niente programma di protezione per il pentito Spatuzza

Il pentito, secondo la Commissione centrale del Viminale per la definizione e applicazione delle misure speciali di protezione, non è credibile. Preoccupati i giudici, perplessi i feniani

di Valentina Gravina

Gaspare Spatuzza

Una decisione che ha colto di sorpresa in molti quella di non concedere il programma di protezione al pentito Gaspare Spatuzza. A farne richiesta sono state 3 procure insieme a quella nazionale antimafia, che ne sottolineavano la necessità e l’urgenza. La risposta della commissione è però stata negativa, ponendo come giustificazione il limite dei 180 giorni previsti dalla legge e che garantirebbero la “genuinità” delle dichiarazioni.

La proposta era stata avanzata dalle procure di Firenze, Caltanissetta e Palermo che indagano sulle stragi di via D’Amelio e del ’93, ma per Spatuzza la commissione ha invece confermato “le ordinarie misure di protezione ritenute adeguate al livello specifico di rischio segnalato”.

“In questi mesi di indagini difficilissime abbiamo ricevuto anche buste con proiettili e minacce di morte – commenta il procuratore di Caltanissetta Sergio Lari, titolare delle nuove indagini sulla strage di via D’Amelio – ma mai avevamo avvertito resistenze nella ricerca della verità da parte della politica. La decisione della commissione di non ammettere Spatuzza al programma di protezione è il primo segnale negativo che arriva”.

La decisione ovviamente ha messo in grande difficoltà i pm che stanno indagando per accertare la verità sui legami tra mafia e politica. Il timore più grande è un dietro front del collaboratore di giustizia. L’avvocato Valeria Maffei, legale di Spatuzza, conferma che farà ricorso al Tar: “Non capisco questa decisione: lui ha spiegato perché non ha parlato nei 180 giorni. Aveva paura, e mi sembra un motivo credibile, data la caratura dei personaggi (Berlusconi e Dell’Utri, ndr) che stava chiamando in causa”.

Possono dunque le dichiarazioni rese al processo Dell’Utri aver indotto l’organo del Viminale a non concedere la protezione speciale? Per Lari non ci sono dubbi: “Credo che sia evidente. Mi voglio augurare che non abbia un significato il fatto che ciò avvenga alla vigilia della sentenza”.

Il vicepresidente della commissione Antimafia, il finiano Fabio Granata, dice in una intervista alla Stampa: “Non è successo molte volte, a mia memoria, con tutte le procure che indagano sulle stragi del ’92  e ’93, cioè Firenze, Palermo e Caltanissetta, e la Superprocura antimafia, che ci fosse tanta collegialità nella richiesta. Non vorrei ora che la polemica si aprisse non tanto su ciò che Spatuzza ha detto ma su ciò che Spatuzza non ha detto”.

Spatuzza in aula

Toni bel più drastici quelli di Antonio Di Pietro: “Da oggi, Spatuzza è un morto che cammina. La mancata assegnazione del programma di protezione a Spatuzza è un modo per intimidire coloro che riferiscono fatti rilevanti al fine di fare luce su alcune scomode verità. Non è un caso che le scomode verità, oggi, coinvolgerebbero proprio il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il suo parlamentare di riferimento, senatore Marcello Dell’Utri”

Per Veltroni la decisione non può essere che  politica. «La decisione di negare a Spatuzza il programma di protezione, per di più, come sembra, con il voto contrario dei magistrati che fanno parte della Commissione centrale per la definizione ed applicazione delle speciali misure di protezione del Viminale, è sconcertante e sembra essere dettata da ragioni politiche».

Foto | via http://santagatando.files.wordpress.com; http://www.ilmattino.it

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