Niente grazia per l’afroamericano Troy Davis: domani l’iniezione letale

New York – Si attendeva da giorni con ansia il verdetto sul destino del condannato a morte Troy Davis, accusato vent’anni fa dell’assassinio di un poliziotto. Alla fine pero’ non vi sarà  alcuna grazia, nonostante il supporto di un ex presidente e direttore dell’FBI e l’uomo verrà giustiziato domani con un’iniezione letale.

Davis ha passato vent’anni nel braccio della morte, ma la sua colpevolezza non è ancora certa. Ben sette dei nove testimoni che in passato lo accusarono, hanno poi ritrattato le proprie dichiarazioni, ma la corte ha rifiutato l’udienza probatoria decidendo perentoriamente che “Davis non fosse innocente”. L’uomo è accusato dell’omicidio di un poliziotto a Savannah: Mark MacPhil, ucciso mentre aiutava un senzatetto durante un’aggressione.

Al momento fu accusato Davis, ma i testimoni hanno individuato un altro colpevole, Sylvester “Redd” Coles. L’esecuzione dell’uomo è stata così rimandata per ben quattro volte, ma alla fine si è deciso per la colpevolezza: nessuna clemenza, neppure di fronte alla possibilità che si stia per uccidere un innocente.

Il figlio di MacPhil, il poliziotto ucciso, accoglie la notizia dell’esecuzione con gioia: “è finalmente giunta giustizia per mio padre. È stata finalmente ascoltata la verità”. Steve Hayes, un portavoce del Board of Pardons and Paroles (ovvero quell’organo che avrebbe potuto concedere la grazia a Davis), ha spiegato il rifiuto della clemenza dopo aver ascoltato per ore le testimonianze di sostenitori e detrattori.
Le speranze di un’evoluzione positiva per Devis erano comunque poche: l’avvocato difensore riteneva che questa fosse l’ultima occasione per il proprio cliente, anche se sperava in un’archiviazione del caso. Molti sostengono che Davis sia stato vittima di uno scambio di identità, mentre i detrattori lo accusano senza incertezze disinteressandosi del fatto che la maggior parte dei testimoni abbia cambiato idea ed identificato un altro colpevole nel frattempo.

La Corte Suprema degli Stati Uniti ha offerto a Davis un’ultima possibilità di provare la propria innocenza, ma l’uomo non è riuscito a convincere il giudice federale.  A livello mondiale si alza la voce di protesta, con Amnesty International e la National Association for the Advancement of Colored People che hanno organizzato una conferenza stampa per domani mattina e una marcia di protesta per il tardo pomeriggio. A sostegno di Davis si sono pronunciati anche Jimmy Carter e il Papa.

Redazione

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