Nicaragua – Costa Rica: dialogo in stallo

Continua la controversia territoriale che da ottobre dello scorso anno coinvolge Nicaragua e Costa Rica: i due Paesi si contendono la sovranità sul fiume San Juan, che per un lungo tratto rappresenta il confine naturale tra i due Stati, e su alcuni territori limitrofi.

L’11 gennaio la Corte internazionale di giustizia dell’Aja, interpellata dal governo di Managua – insoddisfatto del responso del 2009 che attribuiva al Nicaragua la sovranità sul fiume purché eventuali operazioni sul corso d’acqua non recassero danno all’ecosistema della Costa Rica – ha iniziato ad esaminare la situazione e ha ascoltato le posizioni espresse dai rappresentanti dei due Paesi: il governo della Costa Rica ha presentato istanza perché il Nicaragua sia costretto a ritirare le truppe dislocate lungo il corso del fiume e che, durante alcune operazioni di dragaggio, avrebbero compromesso lo stato di una riserva naturale, usandola per scaricare i detriti del corso d’acqua.

Il Presidente nicaraguense Daniel Ortega

Dall’altra parte il Nicaragua ha respinto le accuse provenienti da San José – in quanto le truppe dispiegate sul confine rappresenterebbero uno strumento della lotta al narcotraffico – senza tuttavia fornire una giustificazione per le forze armate nicaraguensi che nei primi giorni di ottobre hanno effettuato un’incursione sull’isola di Calero, di fatto costaricana.

Il verdetto è atteso per giovedì 20 gennaio, ma intanto delegazioni dei due Paesi si sono incontrate a Cuernavaca, in Messico dove, con la mediazione del Guatemala, hanno cercato una soluzione alla crisi. I toni dell’incontro sono stati tutt’altro che pacati, infatti per la Costa Rica è esclusa qualsiasi forma di dialogo se da Managua non arriverà l’ordine di ritiro delle truppe, nonostante la Corte dell’Aja non si sia ancora espressa su alcuna misura provvisoria o cautelare in attesa di adottare un provvedimento definitivo.

In un comunicato ufficiale del governo costaricano si fa riferimento non ad una semplice controversia di frontiera, ma ad una «violazione all’integrità territoriale con l’occupazione illegale da parte delle forze armate» nicaraguensi, parole che rischiano di far naufragare l’incontro di Cuernavaca, soprattutto se lette come cornice all’atteggiamento diplomatico assunto dalla Costa Rica, in questi giorni impegnata a far conoscere le proprie ragioni non solo a Messico e Guatemala, ma anche a diversi Paesi europei.

Lo scontro tra i due vicini in realtà mette in luce la manovra del presidente nicaraguense Ortega per delegittimare l’Osa (Organizzazione degli stati americani) – il principale forum politico per il dialogo multilaterale dei paesi dell’America che si era espresso in favore della Costa Rica e ordinato al Nicaragua la sospensione dell’occupazione – per liberarsi dalla sua ingerenza e continuare indisturbato il suo governo di corruzione e brogli, distraendo l’opinione pubblica dai veri problemi del Paese: corruzione e crisi economica.

La diplomazia resta comunque l’unica arma a disposizione del governo della Repubblica di Costa Rica, visto che a partire dal 1948 il Paese ha deciso di demilitarizzarsi, investendo nell’istruzione e nella sanità, scelta che ha portato la Costa Rica ad essere il paese più sviluppato del Centro America e un’oasi di neutralità in una zona instabile e imprevedibile.

Francesca Penza

Foto via: http://web.mit.edu http://www.venceremos.co.cu

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