Neruda fu assassinato?

Pablo Neruda

Pablo Neruda

Se muoio sopravvivimi con tanta forza pura che tu risvegli la furia del pallido e del freddo, da sud a sud alza i tuoi occhi indelebili, da sole a sole suoni la tua bocca di chitarra. Non voglio che vacillino il tuo sorriso nè i tuoi passi, non voglio che muoia la mia eredità di gioia, non bussare al mio petto, sono assente.Vivi nella mia assenza come in una casa“. Sono le parole di “Alla mia morte sopravviverai“, del grande Pablo Neruda.

Il poeta cileno (il cui vero nome era Neftalí Ricardo Reyes Basoalto) morì nel settembre del 1973 dopo una intensa vita dedicata alla politica e all’arte delle parole che gli valsero anche, due anni prima della scomparsa, il Premio Nobel per la Letteratura e il cui valore immenso delle sue opere sopravvive intatto e immortale  ai giorni nostri.

Tuttavia, molti dubbi sono rimasti sulla sua dipartita, tanto che in Cile il Partito Comunista ha ottenuto la riapertura delle indagini sulle modalità del decesso dell’artista. Secondo la nuova versione proposta Neruda non morì infatti a causa di un tumore ma venne assassinato dagli uomini del generale e dittatore Augusto Pinochet, mediante una iniezione letale durante il periodo di ricovero nella clinica Santa Maria a Santiago. Un colpo di scena che potrebbe portare a importanti conseguenze di riesame storico.

Proprio l’autista personale di Neruda ha dato sostegno all’ipotesi, precisando come il sommo scrittore non versasse in condizioni gravi al momento della degenza e che fosse molto temuto dagli uomini del generale. Non a caso con la sua opera poetica riusciva a conquistare le masse e Pinochet si trovava così di fronte un formidabile oppositore politico al suo regime.

La richiesta di riaprire le indagini è stata accettata dal giudice Mario Zarroza, che per “dovere morale” ha dato il suo assenzo ad indagare su un mistero avvenuto proprio due settimane dopo il colpo di Stato che portò al rovesciamento del governo dell’amico e presidente del partito Socialista Salvador Allende.

Sotto un certo punto di vista, il grande Pablo avrà un altro importante riconoscimento che aveva “profetizzato” in una delle sue opere più celebri dicendo: “Per ora non chiedo altro che la giustizia del pranzo“. La poesia, come l’amore, vince sempre ogni cosa.

Adriano Ferrarato

 

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