Nelson Mandela, la storia di una lotta che ha cambiato il mondo

Nelson Mandela è morto ma la sua eredità rimane viva in tutti coloro che lottano per la libertà

nelson mandela, sudafrica

Nelson Mandela in giovane età

Nelson Rolihlahla Mandela è morto lo scorso 5 dicembre a Johannesburg all’età di novantacinque anni. La morte è avvenuta a causa di infezioni polmonari, uno strascico della turbercolosi che contrasse durante i lunghi anni di prigionia. L’annuncio è stato dato dall’attuale presidente sudafricano Jacob Zuma, che è apparso visibilmente commosso. Mandela è stato uno dei leader politici più carismatici e amati della nostra epoca, ma con la sua morte non finisce la sua battaglia, perché la sua vita rimane un esempio ineguagliabile di forza morale e coerenza con i propri ideali.

UNA VITA DI LOTTA – Mandela nasce a Mvezo, un piccolo villaggio nel sud-est del Sudafrica il 18 luglio 1918. Fin dalla giovinezza manifesta un’indole indomita e il bisogno di affermare i propri principi di libertà. Proprio per questo il giovane Rolihlahla decide di fuggire dal proprio paese natale quando il capo della comunità e la sua stessa famiglia gli impongono un matrimonio combinato. Mandela fugge con il cugino a Johannesburg all’età di ventidue anni. È il 1941. Il futuro presidente del Sudafrica inizia a muovere i suoi primi passi nel mondo della politica fino a quando nel ’42 entra a far parte dell’Anc – African National Congress – un partito che si opponeva all’ apartheid e dal quale non si distanzierà mai più. Erano anni duri per un rappresentante politico di colore nel Sudafrica razzista e conservatore degli anni ’40. Mandela continua la sua lotta politica e negli anni ’50 fonda con un collega uno studio legale che dà assistenza gratuita, o comunque a basso costo, a persone nere che altrimenti non potrebbero difendere i propri diritti. Il 1960 è un anno particolarmente difficile. Le forze di sicurezza sudafricane uccidono dei manifestanti disarmati contrari all’apartheid e l’Anc viene dichiarata fuori legge. Questi gravissimi fatti portano Mandela a sostenere la lotta armata come sistema per affermare i diritti dei più deboli. L’anno dopo, il 1961, vede Mandela fondare  la “Lancia della nazione”, ovvero il gruppo armato del Anc che disponeva di elementi con addestramento paramilitare. Sempre in quell’anno fu coordinatore di una serie di azioni di sabotaggio contro obbiettivi sensibili del governo e dell’esercito. La militanza in questo gruppo dura solo un anno poichè nel 1962 Rolihlahla viene arrestato dalla polizia per essere uscito illegalmente dal Paese. In un successivo processo Nelson Mandela viene giudicato colpevole assieme ad altri capi dell’Anc di sabotaggio e tradimento. La pena per tutti è il carcere a vita. Da questo momento cominciano i lunghi anni di prigionia, anni nei quali Mandela non lascia mai la sua causa e non dà mai segni di cedimento nelle proprie convinzioni. La forza morale di quest’uomo è così grande che nel 1985, dopo più di vent’anni di carcere duro, rifiuta la libertà in cambio della rinuncia a continuare la lotta armata. Nel frattempo questo carcerato dal volto segnato ma sorridente diviene un simbolo per tutte le persone del mondo che lottano per i diritti umani e la libertà. La sua popolarità diventa così grande e le richieste per la sua scarcerazione così insistenti che l’11 febbraio 1990 l’allora presidente sudafricano Frederik Willem de Klerk decide di graziarlo e di riabilitare l’Anc. Nel 1993 Nelson Mandela e Frederik de Klerk ricevono assieme il Nobel per la pace. Non appena Mandela viene liberato diviene il presidente dell’Anc e nel 1994 diviene il primo presidente sudafricano nero.

Muhammad Ali

Muhammad Ali

UN GRANDE UOMO – La grandezza di quest’uomo è stata quella di promuovere una politica di riconciliazione tra bianchi e neri, sostenendo la parità dei diritti di tutti gli uomini. Dopo le violenze subite durante la lunga detenzione sarebbe stato assai facile per il neo-eletto presidente vendicarsi dei suoi carnefici, ma lui non lo fece. Non spinse il suo Paese verso una guerra civile che lo avrebbe lordato di sangue, ma semplicemente guardò avanti con la lungimiranza che solo un grande uomo può avere. Nell’arco della sua vita Mandela ha ricevuto moltissimi riconoscimenti in tutto il mondo per il suo operato, ma uno di quelli che più ha gradito è stato il premio Mo Ibrahim per il buon governo dedicato ai Paesi africani. Nella motivazione del premio si legge: «Nelson Mandela è riconosciuto in tutto il mondo come un leader eccezionale. Ha dedicato tutto sè stesso alla lotta contro l’apartheid in Sud Africa con grande e personale sacrificio».

L’ELOGIO DI MUHAMMAD ALI – Sono poi molte le persone che hanno parlato di Mandela, ma tra tutti quello che forse ha saputo capire meglio l’eredità che ci ha lascito è stato Muhammad Ali, che ha scritto:  «(…) Tra un centinaio d’anni risuonerà il suo nome, e da qualche parte un bambino sarà pervaso dal suo spirito, e userà quell’ispirazione per compiere qualcosa di grande. È questa la sua eredità, un sentiero di luce per le generazioni future. Può esserci forse un’eredità più grande di questa? Per valide ragioni, il signor Mandela è chiamato anche Tata, padre. È certamente il padre della sua nazione. Ma avendo speso la sua vita al servizio degli altri, come combattente per la libertà, come incarnazione suprema del sacrificio di sé, è anche il padre di tutte le nazioni: è Tata del mondo intero. Rendo omaggio a quest’uomo che è il più grande degli uomini, e mi sento onorato e fortunato per aver vissuto nell’epoca di Mandela». Nelson Rolihlahla Mandela è morto. Ora sta a noi tutti raccogliere la sua eredità e portare avanti la sua battaglia scrutando l’orizzonte di un futuro di rispetto e libertà come nani che si appoggiano sulle spalle dei giganti.

Andrea Castello

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