Nella capitale arriva Vermeer…o gli artisti olandesi?

Ragazza con il cappello rosso

Ragazza con il cappello rosso

Che Johanees Vermeer abbia dipinto poche tele nel corso della sua vita si sa, ma che la mostra della capitale a lui intitolata ne presenti solo otto no. Il titolo della rassegna, infatti, “Vermeer, il secolo d’oro dell’arte olandese”, ospitata dalle Scuderie del Quirinale a Roma da ieri fino al 20 gennaio 2013, può trarre in inganno il visitatore appassionato del famoso artista di Delf che si aspetta di ammirare per lo più le sue preziose opere. Di Vermeer, infatti, c’è ben poco nelle sale espositive, mentre la mostra sembra privilegiare i dipinti dei famosi artisti olandesi del secolo XVII. Forse dunque sarebbe stato più giusto intitolare la rassegna a loro? Può darsi, anche se Vermeer (1632-1675) approda per la prima volta a Roma con questa esposizione.

Negli ultimi cento anni, infatti, sono state solo otto le grandi mostre sul massimo esponente della pittura olandese del XVII secolo e solo tre hanno ottenuto in prestito più di quattro capolavori dell’artista: nel 1996 alla National Gallery of Art of Washington, in seconda tappa al Mauritshuis dell’Aja, nel 2001 al Metropolitan Museum of Art di New York, nel 2003 in Spagna al Museo del Prado che riuscì a riunirne nove. Dunque, nell’esposizione romana, il visitatore potrà ammirare dalle “donne ideali” di Vermeer, alla celebre Stradina, affiancati da cinquanta capolavori degli artisti suoi contemporanei, icone della pittura olandese del secolo d’oro, tutti accomunati da una particolare abilità per le diverse tecniche di rappresentazione della luce su materiali e superfici differenti.

Il visitatore potrà quindi non solo avvicinare il genio artistico di Vermeer, ma soprattutto capire come l’opera del maestro si rapporti con gli artisti olandesi, attivi nella sua città natale e nei vicini centri di fermento culturale quali Amsterdam, Haarlem e Leida. Johannes Vermeer, infatti, dipinse, non più di 50 quadri in tutta la sua vita e oggi se ne conoscono solo 37. Non dipinse mai più di due o tre opere l’anno, il necessario per mantenere la famiglia (aveva undici figli).

La stradina

La stradina

La mostra è allestita su due piani, dieci sale e ogni sala presenta una spiegazione del periodo storico in cui si stagliano le tele degli artisti olandesi, che, accanto a quelle del maestro di Delft, hanno segnato la storia della pittura internazionale: da Jan van der Hayden a Emanuel de Witte, da Daniel Vosmaer a Hendrick van Vliet, da Anthoine De Lorme a Egbert van der Poel, da Gerard ter Borch a Pieter de Hooch, da Jacob van Loo a Nicholas Maes, da Gabriel Metsu ad Adrian van Ostade, da Carel Fabritius a Michiel van Musscher, da Michiel Sweerts a Hendrick van der Burch, da Gerrit Dou a Godfried Schalcken, da Eglon van der Neer a Caspar Netscher, da Quirijin van Brekelenkam a Jacob Ochtervelt, da Frans van Mieris a Pieter Janssens Elinga, da jacob Ochtervelt a Jan Verkolje, da Ludolf de Jongh a Cornelis de Man.

Carel Fabritius e Nicolaes Maes sono stati i pionieri degli effetti sperimentali e naturalistici attinenti allo spazio e alla luce che Vermeer utilizzò per accrescere il realismo delle sue composizioni pittoriche; Gerard ter Borch, invece, fu osservatore empatico di giovani donne come lo stesso Vermeer, mentre Gerrard Dou fu il maestro del chiaroscuro applicato alle scene notturne a lume di candela.

Di Vermeer sono presenti: la “Ragazza con il cappello rosso”, “La suonatrice di Liuto”, “Allegoria della fede”, “Giovane donna in piedi al virginale”, “La stradina”, “Giovane donna seduta al virginale”, “Giovane donna con bicchiere di vino” e “Santa Prassede”. Nelle sue opere i colori dominanti sono il blu e il giallo.

In occasione della mostra, il Laboratorio d’arte propone: per gli adulti, a partire da venerdì 19 ottobre, “Spot 20 minuti un’opera”, quattro appuntamenti all’ora dell’aperitivo per “leggere” con sguardo diverso uno dei capolavori in mostra; per bambini e ragazzi, da domenica 30 settembre, “Come suona Vermeer”, visita e laboratorio per conoscere la natura intima e silenziosa dei quadri del grande maestro del Seicento.

E’ sorprendentemente strano quanto poco si conosce della carriera di un artista così famoso come Vermeer. Forse, chiuso nella sua discrezione, ha voluto per tutta la vita negarsi, scomparire nei suoi quadri, oppure celarsi nelle opere dei suoi contemporanei artisti olandesi, così come è evidente in questa mostra. Allora non resta che spiarlo e ammirarlo attraverso i colori, le luci, il realismo e la raffinatezza degli artisti del secolo d’oro.

Chiara Campanella

Info:

Vermeer
Il secolo d’oro dell’arte olandese
27 settembre 2012 - 20 gennaio 2013
Biglietti
Intero € 12,00
Ridotto € 9,50

Orario
Da domenica a giovedì dalle 10.00 alle 20.00
venerdì e sabato dalle 10.00 alle 22.30

L’ingresso è consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura

 

 

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Una risposta a Nella capitale arriva Vermeer…o gli artisti olandesi?

  1. avatar
    Alessia 30/09/2012 a 08:45

    Un paio di note. Alla mostra manca un pezzo fondamentale. Giovane donna con bicchiere di vino, Sala V. Immensa per il simbolismo e i richiami al Petrarca. nessuno avverte all’ingresso che l’opera sarà, forse, visibile dal 4/10 ottobre. Petrarca idealizzava l’amore in quanto puro e irraggiungibile, i poeti olandesi trasformavano le idee neoplatonica del poeta italico in realtà rappresentabile. Nel dipinto c’è tutta la simbologia alla Temperanza (nella finestra con i vetri a piombo) cioè una spinta alla moderazione (anche) negli affari di cuore. Quindi piu’ che Vermeer diciamo che si tratta di una rassegna sugli olandesi del seicento.
    Seconda nota: per coloro i quali non volessero acquistare la guida (costosa e insidiosa perchè presenta in copertina la ragazza con l’orecchino di perla, ovviamente non presente nella mostra, ma certamente nel catalogo) per poter seguire la mostra non resta che un bignami molto molto mal scritto. Una per tutte? L’allegoria della fede, sempre di Vermeer. Il mondo ai piedi della Chiesa, come nelle migliori allegorie di Cesare Ripa, la sfera di vetro che riflette lo spazio reale e che assomiglia a una camera di una casa olandese decorata e che assomiglia a una camera di una casa olandese (nell’Olanda calvinista i Cattolici erano pubblicati a praticare la fede in privato) e, cito testualmente “la corona di spine e il crocifisso sul tavolo sottolineano il sacrificio di cristo che ha redento l’umanità dal peccato originale simboleggiato dalla mela sul tavolo”. Eh no. La mela è in terra. Proprio perchè il peccato oroginale è vinto. Come il serpente, accanto, che simboleggia Satana. Facendo copia e incolla da wikipedia si sarebbe ottenuto maggiore pathos.

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