Negrita, ‘Deja Vu’: la recensione

La copertina del nuovo album dei Negrita "Deja vu" (negrita.com)

La copertina del nuovo album dei Negrita “Deja vu” (negrita.com)

A due anni di distanza dal precedente album, l’intenso Dannato Vivere, i Negrita tornano nei negozi con Deja Vu, una corposa raccolta di grandi successi rivisitati e riarrangiati in chiave acustica. Reduci infatti da un tour che li ha portati a suonare nei principali teatri italiani proponendo uno spettacolo intimo e riflessivo in chiave semiacustica, la band di Arezzo ha deciso di far fruttare questa ennesima esperienza musicale incidendo i brani che hanno contraddistinto la loro carriera sotto questa nuova luce, più delicata e soffusa: ne esce un doppio cd che mostra, per l’ennesima volta, le qualità sopra la media della proposta musicale dei Negrita.

Due brani inediti e 24 rivisitazioni per un disco, questo Deja Vu, che prosegue quel percorso di maturazione musicale costante che ha da sempre caratterizzato i Negrita, mai soddisfatti, mai uguali a se stessi, sempre alla ricerca di nuove sonorità, sempre in viaggio e in movimento in una instancabile ricerca di suoni, ispirazione, motivi ed emozioni.

La scelta dei brani si distingue per una certa omogeneità: praticamente tutti gli album della band toscana vengono presi in esame, per creare una scaletta che dia un’idea precisa dell’evoluzione musicale nel corso degli anni. Colpiscono soprattutto le canzoni originariamente più “spinte” come Cambio o Mama Maè: dall’hard rock delle versioni originali ci troviamo ad ascoltare delle rivisitazioni acustiche al gusto di blues che però perdono poco dell’impatto e dell’energia che le contraddistingueva. I brani invece già originariamente semi acustici (Ho Imparato a Sognare, Hemingway, Rotolando verso sud, tanto per citare alcuni esempi) acquistano nuova linfa, con una parziale perdita di elettricità a fronte di un corposo e sapiente arricchimento in fase di arrangiamento. Il disco si snoda su generali standard musicali di alto livello con diversi picchi che coincidono con alcuni riarrangiamenti particolarmente felici ed ispirati: Bonanza è una perla di soffusa e carezzevole delicatezza acustica; In Ogni Atomo acquista un fascino leggermente inquietante, dai toni sognanti e trascinanti; e una molto ispirata Brucerò per te è addirittura superiore all’ottima versione originale, distinguendosi per intensità, e profondità. Da segnalare anche la conclusiva Lontani dal Mondo, uno dei brani migliori mai scritti dalla rock band toscana, qui in una versione da brividi.

negrita

I Negrita (foto via: rockol.it)

I due brani inediti contenuti in Deja Vu presentano le stesse ottime qualità degli arrangiamenti dei brani storici: Anima lieve è un episodio molto felice, dove la mescolanza di stili che contraddistingue i Negrita degli ultimi anni si condensa in un delicato e spensierato brano di meno di 4 minuti che scivola via dall’inizio alla fine con grazia e piacere; mentre La tua canzone, singolo che ha anticipato l’uscita del disco, è un pop rock di buona fattura dai toni sognanti, forte di un arrangiamento di grande sapienza compositiva.

Deja Vu è un disco di alta qualità, consigliato a tutti fan della band di Arezzo, dove i Negrita confermano appieno le loro capacità musicali: non una semplice manovra commerciale per lanciare sul mercato una inutile raccolta di greatest hits, bensì una ispirata rivisitazione del proprio passato musicale fatta con maestria, intelligenza e grande gusto, dove la caratteristica voce calda e avvolgente di Pau va a braccetto con gli arrangiamenti di chitarra di due ispiratissimi Drigo e Mac. Un ottimo modo per festeggiare i 20 anni di presenza sulle scene: due decenni ricchi di soddisfazioni per una band che, passo dopo passo, si è guadagnata, con assoluto merito, un posto di tutto rispetto nel panorama musicale italiano.

Alberto Staiz

@AlStaiz

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