NBA Once a Week: Oden, Bowie e la maledizione di Portland

La prima scelta del draft 2007 è ancora lontana dal ritorno in campo: il ginocchio maledetto continua a dare problemi e per Portland, che preferì passare Kevin Durant, è di nuovo beffa dopo il draft del 1984 con protagonista Sua Maestà Michael Jordan.

Sam Bowie (showyaluv.wordpress.com)

DAL 1984… - Si parla infatti del draft forse più ricco di talento dell’intera storia NBA: si affacciavano al professionismo futuri Hall of Famer come Hakeem Olajuwon, Charles Barkley e John Stockton, All Star come Otis Thorpe e Alvin Robertson, ma soprattutto ci fu quella che a posteriori sarà considerata la scelta bidone dell’intera storia NBA. Infatti, se la numero 1 era già praticamente data per certa, con Hakeem Olajuwon avviato alla carriera di centro dominante sia dal punto di vista fisico che soprattutto da quello tecnico, con le sue movenze sopraffine, l’incertezza iniziava a vertere dalla 2 in poi: Michael Jordan aveva trascinato nell’82 i Tar Heels di North Carolina al titolo, infilando il jumper che a una manciata di secondi aveva strozzato in gola a Pat Ewing l’urlo della vittoria. Nella sua carriera NCAA, il futuro 23 dei Bulls aveva griffato 17.7 punti di media, con 5 rimbalzi e il 54% dal campo, un realizzatore in grado di fare la differenza, quindi, un talento che se accompagnato da forza di volontà, desiderio di migliorare passo dopo passo e sete di successo avrebbe potuto dominare la lega. E così sarà.

Nel frattempo, mentre i Rockets, pur avendo draftato Sampson l’anno prima (centro poi eletto Rookie of the Year) si fregavano le mani per aver vinto il coin flip che aveva fruttato Olajuwon, il dilemma si spostava su Portland: l’esigenza dei Blazers, che nello spot di numero 2 potevano contare già su Drexler e Paxson, era quella di affiancare a Thompson un lungo dominante, per aumentare il proprio peso sotto i tabelloni. Avere un big man in grado di fare la differenza era esigenza di molti team e la scelta portò così a Sam Bowie, centro di Kentucky, la cui carriera NCAA, pur condizionata da infortuni che lo avevano costretto ai box nelle stagioni ’82 e ’83, si era chiusa con 13.4 ppg e quasi 9 rpg.

Il debutto in NBA non fu certo dei peggiori, con una prima stagione chiusa a 10 punti di media con quasi 9 rimbalzi, ma il paragone con Jordan (Rookie of the Year con le spaventose cifre di 28 ppg, 6 rpg e 5.5 apg) e Olajuwon (20.6+11.9) era davvero insostenibile: un flop clamoroso per i Blazers, che chiudono quell’annata a ridosso del 50% di vittorie e vennero eliminati 4-1 dai Lakers futuri campioni NBA. E la carriera di Bowie non decollò mai. Non andò tanto meglio ai Rockets, anche loro grandi sconfitti – nonostante Olajuwon – di quella notte nel 1984: per loro arrivò addirittura l’eliminazione al primo turno, per mano degli Utah Jazz di Dantley e del “Califfo” Thurl Bailey (ex Cantù e Milano).

… A OGGI – Anno 2007, dopo stagioni di anonimato i Portland Trail Blazers hanno per le mani la possibilità di scegliere per primi in un draft certamente non ricchissimo di nomi di primo piano ma con tanti buoni giocatori. Spiccano in particolare Greg Oden, stella di Ohio State con 15.7 ppg e quasi 10 rpg, e Kevin Durant, ala piccola di 206 cm con potenziale atletico e tecnico immenso, che aveva chiuso l’anno da freshman a Texas con 25.8 punti e 11.1 rimbalzi. Sono passati più di 20 anni, ma almeno nella ricerca di un centro dominante la NBA non è cambiata per nulla: Howard dei Magic e Bynum dei Lakers sono gli unici in grado di fare la differenza nel pitturato, mentre inizia a svilupparsi la figura del lungo atipico, capace di allontanarsi da canestro e di potenziare il proprio tiro dalla media. Gasol, Yao Ming, Kaman, Stoudemire, gli stessi Duncan e Garnett, successivamente Horford (terza scelta nel 2007), Bargnani, Hawes, Nenè e altri ancora. Un centro immarcabile fa quindi gola a tutti ed è così che alla prima casella del draft 2007, accanto a Portland compare il nome di Greg Oden, mentre sono i Sonics (futuri Oklahoma City Thunder) a chiamare alla 2 Kevin Durant.

Greg Oden

Tutto secondo previsioni, ancora una volta e solamente la storia darà come di consueto la sua sentenza a posteriori: Oden infatti non inizia mai la prima stagione per via di un problema alla cartilagine del ginocchio destro e in 4 anni mette insieme appena 82 partite, le cui cifre sono di fatto poco valutabili alla luce delle difficoltà fisiche patite. Entrambe le ginocchia scricchiolano di continuo e con esse anche il progetto Blazers di costruire una franchigia su Roy come leader e sulle nuove Twin Towers Aldridge e Oden: nel frattempo, Durant impressiona chiudendo la prima stagione a 20 punti di media con il titolo di Rookie of the Year e diventando il faro di Oklahoma.

L’ala piccola vincerà poi il Mondiale come leader del Dream Team e la classifica realizzatori della stagione 2009/2010, il più giovane mai riuscito in tale impresa: OKC entra in pianta stabile tra le migliori squadre dell’Ovest, mentre Portland, anno dopo anno si guadagna la palma di eterna promessa ma sempre incompiuta. Nella stagione in corso, i Blazers perdono infatti Brandon Roy, ritiratosi anzitempo per problemi cronici alle ginocchia, e vedono ancora una volta allontanarsi il rientro in campo di Greg Oden, costretto a un ulteriore intervento in artroscopia per rimuovere piccoli detriti dal ginocchio. La sua carriera in maglia Blazers potrebbe essere finita qui, in un triste ma veritiero parallelismo con Sam Bowie, che in entrambi i casi, per Portland, ha il sapore dell’occasione persa per scrivere veramente pagine di storia del basket NBA.

Andrea Samele

VIDEO OF THE WEEK: IL PRIMO “THE SHOT” DELLA STORIA. MICHAEL JORDAN NEL 1982 PER NORTH CAROLINA:

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