NBA Draft: Anthony Davis pronto per vestire Hornets

LE PRIME SCELTE:

Anthony Davis (windycitizensports.files.wordpress.com)

1- New Orleans Hornets: Anthony Davis (AG)
Il giocatore in grado di cambiare il destino di una franchigia: gli Hornets hanno pescato il jolly e si preparano a dare a Davis un progetto a lungo termine dopo le cessioni di Okafor e Ariza che aprono alla probabile riconferma di Eric Gordon. Ottimo realizzatore (quasi 15 ppg), alte percentuali (63% dal campo), efficace in transizione e nello sfruttare pick and roll e isolamenti: necessita di migliorare nel tiro dalla medio-lunga distanza e nel gioco in post, tutto da vedere il suo atletismo alla prova di fisici in grado di tenergli testa. Nessuna alternativa credibile per la pick 1 per gli Hornets, che potendo contare anche sulla numero 10 potrebbero affiancargli anche un playmaker tra Lillard o Marshall, con quest’ultimo in netta risalita nelle quotazioni dell’ultima ora.

2- Charlotte Bobcats: Thomas Robinson (AG)
Innamoramento cestistico per la franchigia di Michael Jordan, che muore dalla voglia di draftare Barnes, prodotto di North Carolina. Realizzatore a 360 gradi, perfetto per attaccare il ferro e per godere degli spazi che il gioco offensivo nella NBA regala. Con ogni probabilità, salvo scambi di scelte con Cleveland, sarà però Thomas Robinson il prescelto, ala grande di 20 anni pronta per il grande salto: la sua carriera collegiale si è chiusa con 17 punti di media e 12 rimbalzi, tirando con il 50% dal campo e dall’arco dei 3 punti. Con Kemba Walker e Bismack Byiombo per formare un trio di giovani di grande potenziale di cui poter essere leader per dare a Charlotte una dimensione perimetrale forte anche del neo arrivato Ben Gordon.

3- Washington Wizards: Bradley Beal (G)
Giovane 18enne reduce non da una grandissima annata, ma con enormi margini di miglioramento: capace di crearsi un tiro da solo, inizia a soffrire quando è costretto a indietreggiare. Il suo 54% da 2 viene infatti vanificato da un rendimento altalenante dall’arco dei 3 punti (33%), che non lo rendono esattamente perfetto come complemento di John Wall, un altro che non si trova esattamente a suo agio con i piedi fuori dal perimetro. D’altro canto, dopo le operazioni di mercato che hanno portato Okafor e Ariza, Washington muore dalla voglia di candidarsi al ruolo di Contender per un posto playoff e la freschezza atletica e la duttilità (6.7 rimbalzi di media) di Beal possono essere proprio la ciliegina sulla torta di un progetto interessante.

4- Cleveland Cavaliers: Andre Drummond (C)
L’azzardo del draft: gran fisico, doti atletiche e di verticalità notevoli, ottimo stoppatore. Un classico giocatore di prospettiva, nella speranza di colmare la lacuna nel settore Big Men: la presenza di Varejao è una garanzia, ma è risaputo che nella NBA manchino centri di stazza in grado di fare la differenza. Alle spalle di Howard, infatti, Bynum è sempre a un passettino dalla piena maturazione, Hibbert va a sprazzi e i vari Bogut, Jefferson, Lopez e Cousins sono falcidiati da infortuni o da bizzarrie caratteriali. Vero è che le ultime scommesse uscite dal settore lunghi delle lottery non hanno esattamente avuto la migliore delle fortune: di Thabeet si sono perse le tracce, mentre di Byiombo permane un nebuloso futuro, dopo una partenza da brividi in senso negativo e una lieve ripresa nel finale di stagione.

5- Sacramento Kings: Michael Kidd Gilchrist (AP)
Non tanto efficace come realizzatore (11 punti di media), ma sicuramente degno di nota per impatto fisico-atletico, capacità di andare a rimbalzo (7.4 rpg) e di difendere contro diverse tipologie di avversari: un giovane lottatore che sicuramente si troverebbe a suo agio nella polveriera dei Sacramento Kings a livello caratteriale. Non l’ideale – invece – per la sua crescita, dovendo avere a che fare con il separato in casa Evans, con il lunatico Cousins, e con una serie di giocatori senza né arte né parte, in un progetto di cui non si intendono ormai più bene i connotati.

Jeremy Lamb (bleacherreport.com)

DA TENERE D’OCCHIO – Come di consueto, tra la 15 e la 30 potrebbero nascondersi dei talenti sottovalutati dagli scout NBA e invece già pronti per avere impatto nella Lega che conta davvero. Già detto di Kendall Marshall, vale la pena spendere due parole anche su due prospetti che sembravano in predicato di occupare la top 10: il primo è Jeremy Lamb, guardia da Connecticut dotata di un jumper più che affidabile che gli è valso 17 punti di media con il 60% da 2. Efficace in uno contro uno dal palleggio e nell’aprirsi dopo il pick and roll, annovera però tra i principali difetti un fisico però tutto da costruire, soprattutto a livello muscolare. Il secondo è invece Jared Sullinger, ala-centro di grande tecnica, in grado di attaccare spalle a canestro o di aprirsi dalla media distanza fino a tentare qualche sortita dalla linea dei 3 punti: quasi doppia doppia di media con la maglia di Ohio State, che però ha dovuto fare i conti con numerosi infortuni, che lo rendono un’incognita nel breve periodo. Scendendo ancora più indietro, troviamo Fab Melo, lungo che ha impressionato gli Indiana Pacers, desiderosi di trovare un vice-Hibbert all’altezza, e Royce White, ala con grande intelligenza cestistica e visione di gioco, che ha chiuso l’ultimo anno con 13 punti, 9 rimbalzi e 5 assist.

DALL’EUROPA – Poca gloria per i portacolori del Vecchio Continente, con Evan Fournier, rivale di Gentile a livello giovanile, unico in grado di afferrare con le unghie un posto nella top 30. Potrebbe esserci gloria anche per Leon Radosevic, il cui scarso minutaggio con la Armani Milano però costituisce un deterrente non da poco a fronte di un’ottima percentuale al tiro nel pitturato (62%). Occhi puntati anche su Kostas Papanikolau, semplicemente incantevole nelle Final Four di Eurolega: maturità e carisma da veterano, intelligenza cestistica e grande impegno, ma fisico da migliorare.

Andrea Samele

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