NBA 2013: 7 domande sulla stagione che verrà

1) Come giudichiamo il mercato NBA di Miami, campione in carica?

Il trionfo di Miami nel 2012 (guardian.co.uk)

Gli Heat versione 2012 sono stati decisamente LeBroncentrici, rivoluzionando copernicanamente il teorema originario sulla preminenza di Wade: Flash è andato in calando, condizionato in parte dagli infortuni, toccando quota 22.1 ppg, la peggiore se si esclude l’anno da rookie, corredando il tutto con medie di assist e rimbalzi nettamente sotto la media in carriera. Gli arrivi di Ray Allen e Rashard Lewis permetteranno a Spoelstra di non dipendere, oltre che dalle giocate di James, anche da estemporanee grandi prestazioni di Chalmers, improbabili quanto letali show balistici di Shane Battier o sulle misteriose qualità di clutcher di Udonis Haslem. Il “però” è rappresentato dal ruolo di centro: l’esperimento-Bosh si è rivelato riuscitissimo contro Oklahoma, che tuttavia non fa certo di Perkins uno dei punti di forza offensivi. L’impressione è che a livello di kg e cm manchi più di qualcosa, soprattutto in previsione di una finale già scritta contro i Lakers di Howard, che rispetto a Perkins è ben altra cosa.

2) Già, i Lakers. Squadra imbattibile dopo gli innesti di Howard e Nash?

Nash, Bryant, World Peace, Gasol e Howard: al di là di presunte difficoltà di amalgama che sanno tanto di scaramanzia, un quintetto dal peso tecnico, fisico e carismatico come questo lo si è visto probabilmente solo alla PlayStation. L’intelligenza cestistica di Nash lo rende perfettamente in grado di disciplinare maggiormente il proprio sistema di attacco, con un ritmo più lento che supporti anche il gioco a metà campo: il pick and roll con Howard promette grandi cose, mentre a guidare la truppa ci sarà ancora una volta l’intramontabile Kobe Bryant, reduce da un’ottima stagione chiusa a un soffio dal titolo di miglior realizzatore della lega (27.9 contro i 28 di Durant). Chi potrebbe soffrire maggiormente è Pau Gasol, costretto a gestire meno possessi e ad avere meno spazio di manovra sul perimetro. Fondamentale la presenza difensiva di Howard: contro playmaker di fisico come Westbrook, Rose (quando tornerà dall’infortunio) o Williams, la soluzione di attaccare Nash riprende il leit motiv già visto ai tempi di Derek Fisher. Con lo spauracchio-Superman e con i suoi tentacoli pronti a stoppare, il pitturato può dirsi in mani più che ottime.

3) Che ne sarà dei poveri Oklahoma City Thunder?

Kevin Durant e Russel Westbrook (inquisitr.com)

Il centesimo che manca per fare la lira ancora non è stato trovato: la stessa squadra della stagione scorsa, con le uniche novità rappresentate dai rookie, che pur interessanti, non sono certo in grado di sovvertire un pericoloso trend. Il dualismo Durant-Westbrook, con le cifre di quest’ultimo impennate dal punto di vista realizzativo ma drammaticamente peggiorate per quanto riguarda gli assist (da 8.2 a 5.5), può essere più croce che delizia, mentre la crescita di Ibaka non sembra giustificare la totale assenza di un lungo in grado di occupare la difesa per allargare il campo agli esterni. D’altro canto, a Ovest potrebbe essere l’unica in grado di impensierire i quotatissimi Lakers, con Perkins e Sefolosha che hanno già dimostrato di saper fare il lavoro sporco contro Howard e Bryant: Westbrook potrebbe mettere in luce tutti i punti deboli fisici e atletici di Nash e a Durant spetterebbe il compito di mettere il punto esclamativo decisivo. Wait and see…

4) Quanto è credibile il progetto ambizioso dei Brooklyn Nets?

Purtroppo non molto, almeno per quanto riguarda la stagione alle porte. Affascinante nelle premesse, traballante nella costruzione, con la telenovela Howard finita con una grossa delusione, tutto da verificare nella “messa in campo”: Joe Johnson è sicuramente un ottimo realizzatore, una certezza da Regular Season, ma le sue opache prestazioni nei playoff e nei momenti decisivi ne fanno un eterno incompiuto (17 punti con il 37% nell’ultima Postseason). Gerald Wallace è in evidente calo, Brook Lopez è sempre a rischio infortunio e non ha fisicamente l’impatto che avrebbe potuto avere Howard e non sembrano sufficienti la voglia di rivincite di Williams e lo spirto guerriero di Humphries. Un occhio di riguardo è da tenere per Mirza Teletovic, tiratore letale da qualsiasi distanza e posizione, per MarShon Brooks, autore di un’ottima stagione da rookie, e per Andray Blatche, giocatore dagli enormi limiti caratteriali ma che potrebbe rivelarsi una scommessa di grande valore cestistico.

5) Quali possono essere le squadre rivelazione?

Molta curiosità per vedere dove potranno arrivare i Minnesota T-Wolves, che in attesa di recuperare Ricky Rubio sperano di lustrarsi gli occhi con il ritorno di Brandon Roy: difficile che i problemi alle ginocchia si siano di colpo risolti al punto da permettergli di tornare ai livelli di Portland, ma ciò non toglie che anche mezzo Roy valga più di molte guardie attualmente titolari nella Lega. Accanto a lui, anche Kirilenko, Budinger e Shved, per comporre una squadra tutta velocità e gioco in campo aperto: probabilmente il massimo traguardo cui Minnie possa ambire è uno degli ultimi posti playoff, ma il divertimento è assicurato.

Discorso simile per quanto riguarda Washington, che dopo anni di delusioni si affaccia con rinnovate speranze all’upcoming season: Wall voleva una squadra da playoff e al suo fianco troviamo i nuovi Beal e Ariza, Okafor e Nene sotto le plance e Webster, Crawford e AJ Price a martellare dal perimetro. La minore competitività della Eastern concede ai Wizards uno sguardo anche più ampio in chiave playoff: un posto tra il quarto e il quinto sembra essere alla portata.

6) Quali sono i giocatori da tenere d’occhio come possibili sorprese?

Tra i rookie, da non perdere di vista Damian Lillard, letteralmente dominante in Summer League e pronto a tenere in mano le chiavi del gioco dei nuovi Portland Trail Blazers, e Royce White, piccolo talento in grado di ricoprire più ruoli e di fare da “point forward” alla LeBron James (con le dovute proporzioni).

Grandi progressi potrebbero arrivare anche da Bismack Biyombo, il cui finale di stagione passata lascia ben sperare, con i Bobcats intenzionati a puntare in pianta stabile su di lui, mentre hanno fatto il giro del mondo le immagini degli allenamenti in palestra di JaVale McGee con Hakeem “The Dream” Olajuwon. L’intelligenza cestistica purtroppo non si può imparare, ma è innegabile che, disciplinati a dovere, il fisico longilineo e agile, l’apertura di braccia impressionante e la grande verticalità di McGee possano fare le fortune dei Denver Nuggets. Attesi a ulteriori conferme dopo l’ottima stagione passata ci sono, tra gli altri, Ilyasova, Faried, Klay Thompson e Jeff Teague.

7) Quale destino per gli italiani?

Gallinari, Belinelli e Bargnani: la pattuglia azzurra in Nba (piazzadellenotizie.it)

a) I Toronto Raptors di Andrea Bargnani vivono per l’ennesima volta il destino di color che son sospesi: deboli rispetto alle contender della Eastern, ma leggermente più forte delle squadre in predicato di “tankare” come Magic e Bobcats. Gli arrivi di Lowry e Fields, il debutto di Valanciunas e la panchina molto più lunga rispetto agli ultimi anni rendono il mix nelle mani di Casey molto interessante. Per il Mago è la stagione decisiva: l’avvio della passata stagione era stato a dir poco esplosivo, prima che una lunga serie di ricadute del medesimo infortunio ne fiaccassero morale, energie e cifre. L’innesto di Valanciunas sotto i tabelloni darà a Bargnani la ghiotta opportunità di giocare finalmente nel ruolo di ala grande in pianta stabile, con meno difficoltà nel marcare avversari di stazza fisica e atletica maggiore. Qualche miglioramento con coach Casey si è già potuto apprezzare anche dal punto di vista difensivo, mentre continua ad essere deficitario il conto-rimbalzi: necessario arrivare almeno a 7 di media.

b) Dopo un’estate da leader in maglia azzurra, Danilo Gallinari torna ai Nuggets dove la notizia del giorno è l’acquisizione di Iguodala nella mega trade per Howard ai Lakers: un grande uomo squadra, ottimo difensore in uno contro uno e con più che buone doti in fase d’attacco sia verso il ferro che dal perimetro. La versione 2.0 del partente Arron Afflalo, un ingranaggio che si adatta perfettamente al meccanismo costruito da George Karl. La competitività della Western rende sempre ostico il cammino verso i playoff, dove ci si attende uno step up proprio da Gallinari, molto deludente nella passata stagione: con coach Karl i progressi del Gallo sono evidenti, non più solo tiro da 3 ma maggiore versatilità e iniziativa. La via è quella giusta, serve aumentare la convinzione e la capacità di leggere le situazioni offensive, sfruttando elasticità, rapidità e capacità balistiche contro ali più lente e massicce, oppure attaccando dal post contro giocatori più piccoli.

c) Poche ambizioni per i Bulls, privi per metà stagione dell’infortunato di lusso Derrick Rose: per Marco Belinelli si prospetta un altro anno alla ricerca di una propria dimensione, per ritagliarsi in pianta stabile un posto fisso in NBA senza il dubbio di un ritorno in Europa. Sotto coach Thibodeau potrebbe crescere molto la sua intensità difensiva, aspetto fondamentale anche in chiave nazionale azzurra: davanti a lui nelle gerarchie ci sono Hinrich e Robinson nel ruolo di playmaker e Hamilton in quello di guardia, necessario quindi sfruttare sin da subito i minuti a propria disposizione.

Andrea Samele

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