Nasce Fca e vola via dall’Italia: analisi di una fusione

Fiat Chrysler Automobilies, con il nuovo marchio Fca, sposta sedi e residenze all'estero: ma il lavoro?

fca

Sergio Marchionne, regista della scalata Fiat (autohaus.de)

Torino – L’annuncio di ieri ha scosso i mercati e il mondo dell’economia, ma avrà ripercussioni su tutti noi: il passaggio da Fiat a Fca – Fiat Chrysler automobilies – comporta già da queste prime ore una serie di cambiamenti locali e globali che segnano molti destini, non solo il mercato dell’automobile. Le decisioni del Consiglio di amministrazione del Lingotto fanno già discutere e cogliamo l’occasione per una breve analisi.

FUSIONE – Fiat e Chrysler sono ormai un’unica entità, era scontato che avrebbero formato un marchio unico entro breve. Questa, però, è una questione di branding e marketing, più che di contenuti economici: le modalità di questa fusione definitiva, invece, sono le vere scelte, che esulano dal nome.
Avremo quindi una Fca con sede legale ad Amsterdam, domicilio fiscale a Londra, quotazione in Borsa a New York e Milano, che sarà però una piazza secondaria: dove risiederà il quartier generale non è dato saperlo, per ora.

FISCALITÀ – Alcuni dubbi sugli spostamenti geografici di sedi e cittadinanza del gruppo Fca sono relativi a dove saranno pagate le tasse; lecito, considerando il lassismo delle isole britanniche, come dimostrano anche le inchieste della Commissione europea sull’Irlanda e sulle tasse troppo basse per i grandi colossi del web.  Eppure «Ci si attende che Fca abbia la residenza ai fini fiscali nel Regno Unito, ma questa scelta non avrà effetti sull’imposizione fiscale cui continueranno ad essere soggette le società del Gruppo nei vari Paesi in cui svolgeranno le loro attività», scrive il comunicato di Fca: un tentativo di calmare le acque in attesa di spostamenti più sostanziosi, magari ulteriori delocalizzazioni per lasciare i paesi con forti tutele dei lavoratori – come l’Italia?

AZIONI E AZIONISTI – Da tranquillizzare subito e sono stati tranquillizzati dal comunicato: si «prevede che gli azionisti di Fiat ricevano un’azione Fca di nuova emissione per ogni azione Fiat posseduta e che le azioni ordinarie di Fca siano quotate al New York Stock Exchange (Nyse) con un’ulteriore quotazione sul Mercato Telematico Azionario (Mta) di Milano». Insomma, un cambio 1:1 che dovrebbe essere un buon vantaggio per gli azionisti.
La sede olandese consentirà anche di modificare le norme di funzionamento della società, con assegnazione di voti doppi ai soci stabili, in modo che Exor, la holding della famiglia Agnelli, possa mantenere il controllo con solo il 30% delle azioni.

fca

Giorgio Airaudo, deputato Sel ed ex-sindacalista (ilmondo.it)

LAVORO E REAZIONI – Le domande serie cominciano qui. Dove saranno le fabbriche e i centri nevralgici di Fca? Qualcosa rimarrà in Italia? Le garanzie da Marchionne sono giunte, ma ci si può fidare davvero di una enorme multinazionale, che può sfruttare paesi con normative molto meno stringenti dell’Italia.
Su Fca, infatti, le opinioni politiche e sociali si dividono. Cota s’è dichiarato favorevole all’iniziativa di Marchionne: «Un imprenditore va dove gli conviene, questo è certo e da noi la situazione è quella che è, perché Roma fa di tutto per mandare via le imprese», ha spiegato il Presidente del Piemonte, rintuzzato però dal sindaco torinese Fassino, che ha spiegato come «quel che conta è che siano confermate le scelte di investimento e che Torino e l’Italia continuino a essere l’headquarter europeo del gruppo».
Più critico ancora Airaudo, parlamentare piemontese di Sel: «Da Fabbrica Italiana Automobili Torino (FIAT) a Fiat Chrysler Automobiles. Da Torino a Detroit, dall’Italia all’Olanda. Non è più la “nostra” Fiat», posizione alla quale si allinea anche Crosetto di Fratelli d’Italia.
Turbato è sembrato monsignor Cesare Nosiglia, arcivescovo di Torino: «le scelte di Fiat sono legittime e prese nell’autonomia e responsabilità ma, se è fondamentale che il gruppo continui a mantenere qui una base produttiva e occupazionale, è ugualmente importante che a Torino rimangano i centri di progettazione».

MARCHIO – Infine, quasi una curiosità: con quale marchio saranno prodotte le auto? Ovviamente i tempi non sono ancora noti – forse neppure ai vertici di Fca, che dovranno valutare una volta in azione – ma al momento si pensa alla commercializzazione sotto doppio marchio, come per General motors e Peugeot-Citroen. Poi, però, si prevede un passaggio al marchio Fca, anche se ci vorranno probabilmente anni per addolcire la pillola al mercato.

Andrea Bosio
@AndreaNickBosio

Share and Enjoy

  • Facebook
  • Twitter
  • Delicious
  • LinkedIn
  • StumbleUpon
  • Add to favorites
  • Email
  • RSS

Ti è piaciuto questo articolo? Fallo sapere ai tuoi amici

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato.

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>

 
Per inserire codice HTML inserirlo tra i tags [code][/code] .

I coupon di Wakeupnews